Il Tirreno

Prato

Clima e urbanistica

Prato, il centro storico è un’isola di calore: 10mila persone vivono in una "fornace" – Quanto è lontana la città dagli standard europei

di Alessandro Formichella

	Piazza delle Carceri è un gioiello ma non ci sono zone d'ombra
Piazza delle Carceri è un gioiello ma non ci sono zone d'ombra

La terza ondata di calore si sta attenuando ma l’estate è ancora lunga e a Prato ci sono pochi alberi e poche fontanelle

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Pochi alberi, pochissime aree d’ombra, quasi nessun punto di acqua potabile nel cuore della città. Se il cambiamento climatico impone alle città di ripensare gli spazi pubblici, il centro storico di Prato appare oggi una delle aree più vulnerabili alle ondate di calore. D’estate, quando il termometro supera i 38 o addirittura i 40 gradi come ormai avviene da settimane, il centro si trasforma in una gigantesca isola di calore: pietra, mattoni, asfalto e pavimentazioni accumulano energia durante il giorno per restituirla lentamente durante la notte, alimentando il fenomeno delle cosiddette “notti tropicali”, quando la temperatura non scende sotto i 24-22 gradi e il raffrescamento naturale diventa quasi impossibile.

Centro storico fornace

Le ondate di calore non rappresentano più un evento eccezionale. In questo scenario la presenza di alberi, ombra e acqua non costituisce soltanto un elemento di arredo urbano, ma una vera infrastruttura di salute pubblica. Una ricognizione fotografica effettuata nel perimetro compreso all’interno delle mura cittadine restituisce un quadro significativo. Su un centro storico che ospita oltre novemila residenti, gli alberi presenti nelle aree pubbliche sarebbero circa 150-200. Un numero estremamente contenuto se confrontato con l’enorme superficie impermeabilizzata costituita da piazze, strade, lastricati e edifici. Il rapporto tra superfici minerali e vegetazione appare fortemente sbilanciato e contribuisce alla formazione di una grande isola di calore urbana.

Pochi alberi

Il caso più evidente riguarda il cuore monumentale della città. Piazza del Comune e piazza Duomo, sono quasi completamente prive di alberature. Le aree che riescono ancora a mitigare un po’il clima sono poche e ben individuabili. Piazza San Marco, piazza Mercatale, piazza San Francesco, il Bastione delle Forche e il percorso alberato delle mura rappresentano le principali “oasi climatiche” del centro storico. Qui la presenza di alberature mature rende l’ambiente sensibilmente più vivibile durante le giornate più torride.

In particolare, la vegetazione che corre sopra le mura, soprattutto nel tratto di via Cavour, costituisce uno dei principali corridoi verdi cittadini, mentre il Bastione delle Forche, nonostante sia ancora interessato da lavori di recupero, conserva un patrimonio arboreo capace di offrire un significativo effetto mitigatore. Ma il problema non riguarda soltanto gli alberi. Un centro urbano resiliente al cambiamento climatico deve garantire anche un facile accesso all’acqua potabile, questo secondo anche le indicazione dell’Organizzazione mondiale della sanità. Oggi, invece, nel cuore storico di Prato i punti di rifornimento sono estremamente limitati.

Poche fontanelle

In molte delle principali piazze non è presente una fontanella pubblica dove riempire una borraccia o trovare sollievo durante le giornate più calde e l’unico esistente vicino al centro è quello di via Pomeria. Se Prato vuole essere una città europea, come indicato spesso dal sindaco Biffoni, c’è da dire che gli orientamenti adottati da numerose città indicano come ragionevole la presenza di una fontanella ogni 300-500 metri lungo i principali percorsi pedonali e almeno un punto di distribuzione dell’acqua in ciascuna piazza principale.

Gli standard europei

Si tratta di interventi relativamente semplici, ma capaci di migliorare concretamente la vivibilità urbana e di ridurre i rischi sanitari durante le ondate di calore. Anche sul fronte del verde gli obiettivi fissati dalla comunità scientifica sono ormai chiari. L’Organizzazione mondiale della sanità considera fondamentale assicurare ai cittadini un adeguato accesso agli spazi verdi. Molti piani urbanistici europei assumono come valore minimo 9 metri quadrati di verde fruibile per abitante, mentre numerosi esperti indicano come traguardo più efficace una disponibilità compresa fra 20 e 30 metri quadrati. Tradotto su una popolazione di circa diecimila residenti del centro, significherebbe poter contare almeno su 9 ettari di verde accessibile, con un obiettivo ottimale compreso fra venti e trenta ettari. È evidente che un centro storico medievale non può raggiungere tali valori semplicemente creando nuovi parchi, ma proprio per questo diventano decisive le alberature stradali, le corti verdi, i giardini urbani, i tetti vegetali, le pergole e ogni sistema capace di aumentare la superficie ombreggiata. 
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Movida

Stop per un mese alle serate in due locali di Calambrone e Marina di Pisa: quali sono i locali e le motivazioni del provvedimento

di Lorenzo Carducci
80 Vespa