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Nautica

The Italian Sea Group, Giovanni Costantino non esce di scena: «Per me non è cambiato niente»

di Giovanna Mezzana

	Giovanni Costantino e la sede di Carrara
Giovanni Costantino e la sede di Carrara

A 24 ore dalla rinuncia alla carica di vertice, il padre del cantiere racconta gli ultimi mesi: «Sei manager apicali hanno gestito fuori dal sistema 250 milioni di euro di costi aggiuntivi»

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CARRARA. È un passo indietro ma non è un congedo. A cinque mesi dalla deflagrazione della crisi del cantiere yacht The Italian Sea Group, parla Giovanni Costantino, il creatore della “fabbrica” dei gioielli del mare. Lo fa a 24 ore dalla sua rinuncia alla carica di amministratore della società: già ad, aveva assunto la presidenza del Consiglio di amministrazione all’insorgenza delle difficoltà finanziarie che si sono originate – è la lettura consolidata dai vertici di Tisg – da extra budget, costi aggiuntivi sulle commesse in corso d’opera, finiti fuori controllo. «Dopo cinque mesi durissimi – dice – abbiamo capito che cosa è successo».

Sul tetto del mondo

Passa in rassegna gli ultimi 17 anni Costantino, sottolineando la «grande crescita» del cantiere che «con la mia guida, le mie idee e la mia intuizione, la mia tenacia», «si è posizionato ai vertici mondiali» «per innovazione tecnica e per altissima qualità, competendo con cantieri più anziani di noi, tedeschi e olandesi», tant’è che «siamo per quantità di navi in produzione il secondo cantiere al mondo». In questi anni «ho investito tantissimo e ho dato moltissimi posti di lavoro», «ho fatto crescere un indotto di migliaia di aziende artigiane». Poi accade qualcosa.

Sotto-sopra

Il calendario segna il 4 febbraio. E sul cantiere si abbatte «uno tsunami per me inaspettato», anche se «Molti in azienda sapevano». «I conti che io conoscevo indicavano che alla fine di gennaio 2026 c’erano 93 milioni di cassa attiva»; «Al 4 febbraio ci siamo accorti, chiamando le banche, che c’erano poco più di due milioni, neppure i soldi per gli stipendi».

Lo squarcio

Che cosa è accaduto? I cinque mesi «durissimi» sarebbero serviti a Costantino per capire: «Cinque/sei manager apicali, “storici”, che con me avevano fatto un percorso umano e professionale» «hanno deciso in coordinamento tra loro di utilizzare la posizione di vertice che avevo dato loro in maniera scellerata», «è stato un male inflitto all’azienda e al territorio».

All’origine

E qui Costantino apre una parentesi andando al “principio” di ogni cosa: «Da tre anni a questa parte, contrariamente alla mia natura che tutti definiscono di accentratore, avendo visto la crescita di questi manager, ho demandato». «Da parte mia – confessa – erano considerati come figli, è stato qualcosa di atroce».

Il rammarico

Si è fidato di ciò che vedeva e del proprio giudizio: ed è forse questo che oggi torna a fargli male. «È stato qualcosa di indescrivibile»; «Con loro controllavo costantemente i budget», dai «report puntualmente consegnati» «tutto era perfetto». «Per come erano coesi e coordinati – riflette – non è stato possibile capire, nonostante tutti i livelli di controllo (Cda, Collegio sindacale, Comitato di controllo, Società di certificazione. .) che cosa stessero combinando».

Che cosa

«Dalle prime evidenze del Forensic indipendente appare che avevano creato un’azienda in parallelo che gestivano talmente bene – descrive – da essere “più perfetta” dell’azienda primaria». Poi quantifica: «Con essa hanno gestito al di fuori del sistema più di 250 milioni di euro di extra budget», e Tisg «ha resistito tanto perché era un’azienda sana», «Peccato che questa modalità di gestione, iniziata molti mesi fa, ha fatto sì che abbiamo gestito male quello che avevamo in progress e ha moltiplicato il danno». «Le navi sono state vendute a un prezzo non corretto», rende l’idea, e «facevano riferimento a un data base che non era reale».

E ora?

Guarda al futuro: «Abbiamo un Piano industriale in cui l’azienda è in continuità», ovvero continuerà a progettare e realizzare yacht. «Riprenderemo nel modo migliore». «La prima fase per affinare il Piano scade il 30 agosto; la seconda il 30 ottobre». «Il Piano prevede la miglior attenzione verso i dipendenti, 590 tra Carrara, Terni e Viareggio, anche se abbiamo già ammesso la cigs». «Altro asset sono i fornitori: anche se stanno un po’ soffrendo, tutti hanno capito cosa è successo».

L’orgoglio

Costantino si aspetta qualcosa da-fuori il cantiere. «Abbiamo distribuito economia e benessere, la mia azienda ha dato molto di più di quanto la risorsa primaria del territorio (il marmo) ha offerto da quando sono state date le concessioni a escavare. Dalle istituzioni e dal territorio mi aspetto il giusto supporto. E non mi stupisco se da parte di alcuni, per fortuna sparuti, sindacalisti ci sia un approccio teso a strumentalizzare le situazioni, senza che ci si renda conto di quale sia quella reale, quella che ha creato problemi, e ciò che il sottoscritto ha fatto per 17 anni».

Cosa cambia?

Alla domanda di cosa sia cambiato per lui nelle ultime 24 ore (da quando ha rassegnato la propria rinunzia alla carica di amministratore della società) Costantino risponde francamente: «Niente». Il Consiglio di amministrazione continuerà ad operare in regime di prorogatio «fino al 10 settembre, data per la quale gli sviluppi del Piano industriale daranno le indicazioni per riprendere il percorso tracciato in questi 17 anni». Tutto Costantino sembra, insomma, tranne che un re disposto a chinare il capo per deporre la corona.

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