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Prato

Il caso

Prato, sfrutta i lavoratori, non paga le tasse e rinchiude gli operai in fabbrica per lavorare di più: arrestato imprenditore

di Paolo Nencioni

	Il blitz della Finanza
Il blitz della Finanza

Ai domiciliari un cinese già condannato in passato per aver picchiato una dipendente che chiedeva lo stipendio

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PRATO. Sfruttava il lavoro di operai in stato di bisogno, li pagava pochi centesimi a capo e in certi casi li chiudeva dentro il capannone per evitare che si allontanassero. Per questo un imprenditore cinese, già condannato in passato per lo sfruttamento della manodopera clandestina e per aver picchiato una sua dipendente che chiedeva solo di essere pagata, è stato messo agli arresti domiciliari. Lo ha reso noto martedì 14 luglio la Procura di Prato.

Cosa è successo

Secondo quanto riferito, l’imprenditore aveva alle sue dipendenze una ventina di operai ed è accusato di intermediazione illecita del lavoro (caporalato), sfruttamento del lavoro e impiego di manodopera clandestina. Inoltre avrebbe evaso sistematicamente i contributi previdenziali.

La denuncia

Sono state due sue dipendenti a rivolgersi alla Procura ed è iniziata una paziente opera di verifica da parte del Gruppo anti-sfruttamento dell’Asl e del Nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di Finanza. Nel corso di cento giorni sono stati raccolti elementi per sostenere che l’imprenditore, attraverso prestanome, gestiva tre società che hanno avuto rilevanti commesse da parte di brand italiani della moda.

L’arresto

La misura cautelare degli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico era pronta già da giorni, ma l’imprenditore, dopo essere stato interrogato dal gip come prevede la legge, grazie all’omertà di alcuni suoi dipendenti, è riuscito a rendersi irreperibile fino a quando, nella serata di lunedì 13 luglio, lui stesso si è presentato alle autorità e gli è stato notificato il provvedimento di arresto. La Procura fa notare che nei casi di caporalato sarebbe opportuno prevedere una deroga all’obbligo dell’interrogatorio preventivo, per evitare, come in questo caso, che l’indagato si renda irreperibile prima della firma della misura cautelare.

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