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Il caso

Prato, i due operai cinesi ottengono lo stipendio e un risarcimento – Video

di Paolo Nencioni

	You e Ma alla firma del contratto
You e Ma alla firma del contratto

You e Ma, marito e moglie, sono stati tra i primi a scioperare contro i connazionali dopo anni di sfruttamento

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PRATO. Sono bastati tre giorni per raggiungere un accordo che accoglie le richieste di Shi You e Ma Xue Yan, i due coniugi cinesi che venerdì hanno deciso di scioperare per chiedere il pagamento dello stipendio e migliori condizioni di lavoro nella confezione Jia Yang di Casale. Lo ha reso noto oggi, 26 maggio, il sindacato Sudd Cobas che ha promosso la vertenza coi proprietari cinesi dell’azienda dove si attaccano bottoni per 3 centesimi al bottone.

You e Ma, fa sapere il Sudd Cobas, avranno i loro stipendi e un risarcimento economico per lo sfruttamento. «È il loro riscatto dopo due anni passati tra turni di lavoro disumani, paghe a cottimo e negazione dei diritti fondamentali – spiega il sindacato – L'accordo di ieri si aggiunge a quello già raggiunto lo scorso sabato, che ha visto uno dei pronto moda committenti mettere mano al portafoglio per contribuire al risarcimento dei lavoratori».

You e la moglie Ma sono i primi due operai cinesi che hanno deciso di scioperare, dopo la connazionale Cristina che lo scorso 17 aprile ha denunciato lo sfruttamento in un’azienda di via del Molinuzzo.

«La lotta paga – dice il Sudd Cobas – L'appello ai lavoratori cinesi è questo: unitevi al sindacato e lottate per i vostri diritti. Non siete da soli. Come non sono stati da soli You e Ma. Per tre giorni decine di membri del sindacato si sono alternati al loro fianco davanti ai cancelli della fabbrica. In sole 48 ore sono stati raccolti più di 1.900 euro per sostenere le spese per un alloggio poiché hanno dovuto lasciare la casa fornita dal padrone. La solidarietà è più forte dell'ingiustizia».

You e Ma hanno fatto anche un appello video agli altri lavoratori cinesi perché denuncino le condizioni di sfruttamento.

«Per anni abbiamo detto che sarebbe arrivato anche il turno dei lavoratori e delle lavoratrici cinesi, che continuano a essere in molti casi tra i più sfruttati di questo distretto – ricorda il Sudd Cobas – Quel momento è arrivato. Sta succedendo qualcosa di portata enorme. Anche se un’intera campagna elettorale è riuscita a fare finta di niente, stando lontano dai macrolotti e dalle zone industriali. Prato non è più quella di cinque o sei anni fa, quando lo sfruttamento era polvere nascosta sotto il tappeto. Ed è solo grazie alle lotte dei lavoratori. A guardare ciò che accade davanti ai cancelli dei capannoni di questo distretto, infatti, si vede già il futuro. Ed è un futuro che vedrà sempre di più protagonisti chi per trent’anni è rimasto invisibile e senza diritti».

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