Prato ricorda la prima storica sentenza della Consulta sulla libertà di espressione
Fu promossa 70 anni fa da Antonino Caponnetto, allora giovane pretore in servizio in città e riguardava volantini e megafoni
PRATO. Una memoria viva che porta dritta all’oggi. È quella che riguarda il settantesimo anniversario del primo storico pronunciamento della Corte costituzionale, che ebbe origine proprio da Prato. Tutto nacque dalla richiesta di verifica di legittimità costituzionale sollevata dall’allora giovane pretore di Prato Antonino Caponnetto che - nel dicembre 1955, anche su richiesta dell’avvocato Mario Bocci - decise di sospendere i procedimenti penali a carico dell’operaio Enzo Catani e del venditore ambulante Sergio Masi che avevano contravvenuto all’articolo 113 del Testo unico delle leggi di Pubblica sicurezza del 1931. Catani aveva distribuito volantini per pubblicizzare una festa alla Casa del popolo di Coiano, Masi aveva usato l’altoparlante per attirare l’attenzione sulla sua merce. La sentenza della Corte, che in primo luogo affermò il suo ruolo e la competenza in materia, fu chiara: le norme erano incompatibili con l’articolo 21 della Costituzione e quindi decadevano. Il dibattito vide protagonisti giuristi di primo piano: i giudici della Corte, presieduta da Enrico De Nicola; i difensori di Catani e Masi: Vezio Crisafulli e Giuliano Vassalli per il primo, Massimo Severo Giannini per il secondo e poi ancora Costantino Mortati e Piero Calamandrei che intervennero nel contesto dell’esame di altri 28 quesiti giunti da pretori di ogni parte d’Italia dopo l’iniziativa di Caponnetto.
La memoria di quella storica sentenza, la numero 1, pronunciata il 5 giugno 1956, si salda a due anniversari decisivi per la storia del Paese: la nascita della Repubblica e il primo voto delle donne italiane, entrambi legati al referendum del 2 giugno 1946 di cui si celebrano quest’anno gli ottant’anni.
Il dovere di fare memoria e l’esigenza di guardare all’attualità istituzionale sono alla base di alcune iniziative promosse dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Prato, con la collaborazione della Provincia di Prato, del Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università degli Studi di Firenze, del Centro di studi Paolo Grossi per la storia del pensiero giuridico moderno e dell’Archivio di Stato di Prato, con il patrocinio del Tribunale di Prato e dell’Ordine degli Avvocati. Stamani il programma è stato presentato dalla presidente della Fondazione, Diana Toccafondi, con la presidente del Tribunale Patrizia Pompei, i professori Massimiliano Gregorio e Irene Stolzi del Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università di Firenze, il direttore dell’Archivio di Stato Leonardo Meoni, e il fumettista Niccolò Storai che sulla vicenda ha realizzato una graphic novel.
“Per quel singolare intreccio di cause e casualità che contraddistingue le umane vicende, Prato è stata il luogo da cui si è generata la scintilla che porterà la Costituzione della Repubblica Italiana, carta fondativa del nuovo vivere civile dopo la guerra di Liberazione, a entrare nella vita reale, a farsi compagna di viaggio dei cittadini con i loro problemi, i loro conflitti, le loro speranze – ha sottolineato la presidente della Fondazione, Diana Toccafondi – Perché questo accadesse, perché si potesse dire, come scrisse Piero Calamandrei che ‘la Costituzione si è mossa’, occorreva un passaggio fondamentale, quello che avvenne con la prima, storica sentenza della Corte Costituzionale, la n. 1 del 1956. Tutto partì da Prato, dalla volontà di tanti che si impegnarono perché gli ideali costituzionali divenissero realtà”.
“È una iniziativa che ha grande valore per la riflessione che riguarda l’attualità della Costituzione, un punto di riferimento che illumina anche i veloci mutamenti della nostra società, e che mette in evidenza quell’articolo 21 che più di altri è correlato all’entità dell’uomo in quanto essere pensante”, ha commentato la presidente Patrizia Pompei. Di “sentenza di alto valore simbolico” ha parlato la professoressa Irene Stolzi ricordando che “essa segna il passaggio verso la Costituzione vissuta come norma e presa sul serio”.
Il convegno del 12 maggio
La celebrazione dell’anniversario si apre con una giornata di confronto e approfondimento scientifico che si svolgerà martedì 12 maggio nella sede della Provincia e che porta il titolo Prato e le origini della prima sentenza della Corte costituzionale/ 1956-2026: 70 anni di giustizia costituzionale in Italia. Sono due le ragioni che hanno spinto la Fondazione a promuovere questo convegno, organizzato in collaborazione. “Prima di tutto ci sono le ‘origini’ pratesi della sentenza, visto che le due prime ordinanze di remissione alla Corte, a cui seguirono le altre 28 che pervennero da tutta Italia sullo stesso tema alla Corte, venne adottata dall’allora pretore di Prato Antonino Caponnetto. La seconda ragione si spiega con il lascito scientifico di un grande pratese, Maurizio Fioravanti, storico del costituzionalismo di fama internazionale, che proprio alla giustizia costituzionale ha dedicato molte fondamentali pagine”, ha sottolineato il professor Massimiliano Gregorio che, con il professor Giovanni Tarli Barbieri, ha collaborato all’organizzazione delle iniziative. Il convegno vede coinvolti studiosi e figure istituzionali di primissimo piano e si articolerà sull’intera giornata. La prima sessione, che sarà aperta da un intervento introduttivo di Giuliano Amato (presidente emerito della Corte costituzionale), sarà dedicata alle relazioni scientifiche e la seconda, nel pomeriggio, ad una tavola rotonda conclusiva che vedrà la presenza di Enzo Cheli (Vice-Presidente emerito della Corte costituzionale), Margherita Cassano (già Prima Presidente della Corte suprema di Cassazione), Paolo Cappellini (Università degli studi di Firenze), Luigi Lacché (Università degli Studi di Macerata), Irene Stolzi e Giovanni Tarli Barbieri (Università degli Studi di Firenze).
La graphic novel
Per sottolineare l’importanza e l’attualità della vicenda anche per le giovani generazioni la Fondazione ha inoltre promosso la pubblicazione di una graphic novel disegnata da Niccolò Storai, dal titolo Prato 1956, il caso che fece storia, che ripercorre tutta la vicenda, con i suoi protagonisti, in modo assolutamente originale, aprendo anche uno squarcio sulla Prato degli anni Cinquanta, sullo sviluppo del Dopoguerra ma anche sulle attese e la capacità di mobilitarsi dei cittadini (in città nell’occasione nacque un Comitato di solidarietà democratica).
L’iniziativa del Cicognini-Rodari
Prato, la fabbrica della libertà è il titolo che vede impegnati oltre trecento studentesse e studenti (classi terze, quarte e quinte) per una riflessione-confronto che durerà l’intera mattinata di giovedì 14 maggio (Camera di commercio), frutto di un lavoro svolto nel corso dell’anno scolastico in collaborazione con Chiara Marcheschi dell’Archivio di Stato e il professor Massimiliano Gregorio dell’Università di Firenze. Si parlerà di attualità della Costituzione, del rapporto tra Carta e Corte costituzionale, verrà letto il celebre discorso sulla Costituzione pronunciato da Piero Calamandrei il 26 gennaio 1955, si chiariranno i limiti del Testo unico di pubblica sicurezza in relazione alle libertà di cittadini e individui, si ripercorreranno le vicende di Prato tra il 1946 e il 1956 in relazione alla prima sentenza della Corte Costituzionale, si analizzerà l’atteggiamento tenuto dai quotidiani in occasione della sentenza e verrà presentata agli studenti la graphic novel di Niccolò Storai. Interverrà Andrea Giaconi, presidente del coordinamento toscano per la promozione dei valori risorgimentali e membro della Società pratese di Storia patria.
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