Il Tirreno

Prato

L’intervista

Prato, stadio a 3.000 posti per i playoff: c’è una speranza

di Paolo Nencioni

	Antonio Politano, dal 25 marzo presidente del Prato
Antonio Politano, dal 25 marzo presidente del Prato

Parla il presidente Politano: «Abbiamo fatto passi avanti». E sul sottopasso del Soccorso: «I lavori partiranno tra un anno»

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PRATO. La capienza dello stadio Lungobisenzio potrebbe salire a 3.000 posti in tempo per le partite di fine stagione, i playoff che il Prato spera di giocare in casa. Lo annuncia il presidente Antonio Politano alla vigilia della partita di cartello Prato-Grosseto parlando di calcio (senza chiarire fino in fondo la posizione del manager che era stato designato come amministratore delegato del Prato) ma anche dei lavori che la sua Cmc dovrà fare dopo aver rilevato l’appalto Anas per il sottopasso del Soccorso.

Presidente, ormai i biglietti per le gare casalinghe del Prato finiscono nel giro di poche ore, se non di pochi minuti. Lei è stato protagonista di un duro scontro col tecnico a cui era stato affidato il progetto per l’aumento della capienza. Quando sarà possibile aumentare i posti disponibili?

«Stiamo lavorando in sintonia coi tecnici del Comune e degli altri enti per arrivare alla capienza di 3.000 e siamo a buon punto. I precedenti tecnici avevano affrontato la questione in maniera non corretta, ora ci siamo affidati al professor Vito Getuli della Sapienza. Potevamo arrivarci prima e questo dispiace. Quando si parla di professioni uno deve usare la testa. Il docente universitario ci ha detto che nel primo progetto c’erano degli errori così eclatanti da essere inspiegabili. Ora stiamo lavorando per arrivare ai playoff con la capienza a 3.000. Per noi è molto importante la presenza dei tifosi allo stadio, per questo abbiamo deciso di acquistare i diritti e consentire le dirette su TvPrato. Abbiamo fatto un investimento importante e aspettiamo che arrivino i risultati sportivi».

Sul tavolo c’è anche un progetto per uno stadio da 15.000 posti. Si va avanti su questo è c’è l’ipotesi di un piano meno impegnativo?

«Il nostro obbiettivo è dotare la città di uno stadio adeguato alla città. Non ci possiamo limitare a un impianto da 5.000 posti. Una cosa è la capienza minima per giocare in Serie C, altro discorso è fare uno stadio che sia anche un polo di aggregazione per la comunità. Un tempo lo stadio di Prato aveva già 15.000 posti, poi la capienza si è ridotta perché le proprietà che si sono succedute nel tempo non hanno adeguato l’impianto. Quando ci sarà una nuova amministrazione comunale faremo un percorso di sensibilizzazione e condivisione di interessi. Per redigere un progetto serio abbiamo scelto lo studio Ceri, che è affiancato da un team di Finres (la holding che controlla tutte le società del gruppo che fa capo a Politano, ndr). Vogliamo una squadra di categoria che deve essere dotata di strutture adeguate. Io non sono un chiacchierone, faccio quello che posso fare, quello che non posso fare non lo faccio. E il nuovo stadio siamo pronti a farlo con le nostre risorse, poi ci dobbiamo confrontare con le autorizzazioni amministrative. Occorrerà prevedere concessione lunga per recuperare l’investimento».

Lo scorso 25 febbraio, dopo l’avvicendamento alla presidenza del Prato, lei ha annunciato che il nuovo amministratore delegato sarebbe stato Luigi Donnarumma, però nelle visure camerali del Prato calcio con quella carica figura ancora Sabatino Pirillo. Come mai?

«Sabatino Pirillo è direttore di Alpha General Contractor (una delle società del gruppo Politano, ndr). Abbiamo pensato fosse la persona più adatta a seguire la società di calcio. Donnarumma è uno dei nostri manager, si occupa di altre cose, della holding, e darà una mano anche sul Prato».

Lei a Prato non si occupa solo di calcio. Recentemente ha rilevato l’appalto Anas per la costruzione del sottopasso del Soccorso che era stato vinto dalla Manelli di Monopoli. Quando potranno iniziare i lavori?

«Sì, abbiamo preso l’appalto rilevando la Manelli, che con una composizione negoziata sanerà 500 milioni di debiti. E abbiamo rilevato la Cmc di Ravenna che ha 6 miliardi di lavori in portafoglio. Così facendo abbiamo creato un gruppo che attualmente ha circa 2.000 dipendenti diretti, specializzato in infrastrutture e lavori edili e stradali, che lavora in 18 paesi del mondo. Per quanto riguarda il sottopasso del Soccorso, siamo in fase progettazione esecutiva, in linea con gli accordi. Prevediamo che ci vorrà un anno per terminare la progettazione esecutiva. Sono i tempi normali per un progetto esecutivo di questo livello».

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