Prato, il Lungobisenzio non basta: sotto accusa la burocrazia
Dietro lo scontro tra la società di calcio e il Comune una storia che si ripete
PRATO. C’è una sorta di maledizione che aleggia intorno allo stadio Lungobisenzio, sempre provvisorio, fonte di guai, quasi mai adatto allo scopo per il quale fu costruito tra il 1938 e il 1941, cioè accogliere gli spettatori delle partite di calcio. L’ultima grana si è palesata venerdì pomeriggio, quando la Commissione comunale di vigilanza sui pubblici spettacoli ha dato sì il via libera all’agognato aumento della capienza da 1.999 a 2.980 spettatori, ma solo per oggi, per la partita tra Prato e San Donato Tavarnelle, suscitando le ire della presidente Asmaa Gacem che sostanzialmente ha detto: no, grazie, ci siamo impegnati a fare i lavori che ci avete chiesto e fino a quando non riconoscerete il valore e la correttezza di questi lavori la capienza rimane quella attuale. In altre parole: adesso basta. I tifosi biancazzurri già a dicembre l’avevano declinata così: aumentate la capienza, sold out è la pazienza. Sì, perché dopo un’eternità di campionati anonimi davanti a uno stadio semideserto, quest’anno l’entusiasmo si era riacceso e più volte il Lungobisenzio ha fatto il tutto esaurito, ma ora rischia di spegnersi.
Può darsi che il Prato non abbia fatto tutto alla perfezione, come chiedeva la pletora di tecnici riuniti nella Commissione di vigilanza, ma adesso, inevitabilmente, finisce sotto accusa la burocrazia, nell’accezione di “improduttivo formalismo delle procedure”. Ed effettivamente puzzano di burocrazia alcuni dei rilievi contenuti nei verbali della Commissione: il “rischio d’inciampo” alle cancellate, la posa delle stesse cancellate che deve essere sottoscritta da un tecnico abilitato, l’integrazione del documento sulla valutazione dei rischi, l’interferenza tra le postazioni dei disabili e la zona atleti, il “calcolo illuminotecnico” dell’illuminazione di emergenza. Molte di queste prescrizioni arrivano dai vigili del fuoco e il commissario straordinario Claudio Sammartino non ci ha messo bocca, come prescrivono le norme.
Ma se davvero, in assenza delle ulteriori modifiche richieste, lo stadio che era sicuro per 2.000 spettatori non è sicuro per 3.000, allora perché la Commissione ha autorizzato la capienza a 3.000 per la partita di oggi? Una domanda che molti si sono fatti e che al momento non ha risposta. Forse un tentativo di compromesso che appartiene più ai politici che ai tecnici.
Il caso del Lungobisenzio ha fatto capire, forse più di altri, le conseguenze della mancanza di un sindaco e di una giunta. In assenza di una guida politica, tutto è nelle mani dei tecnici che spesso agiscono seguendo una regola aurea: nel dubbio, applicare le norme alla lettera per evitare qualsiasi tipo di problema. E così anche un “rischio d’inciampo” può bloccare tutto.
«Una città bloccata da una burocrazia asfissiante – commenta Matteo Grazzini, già assessore allo Sport nella giunta Cenni – Ci sono passato, da assessore, e ai tempi pensai che ci fosse un piano politico dietro tutta una serie di richieste, cavilli, prescrizioni, divieti, assurdità di ogni tipo. Anche per un trofeo di ballo, per gare di bambini, addirittura per il Prato Sex (o come si chiamava) al PalaConsiag: non si faceva un passo senza attraversare le pastoie della burocrazia, senza sfogliare manuali di mille pagine, senza finire in beghe che in nessun’altra città devono affrontare. Chi può faccia finire questa storia, perché siamo (e mi ci metto anch’io perché ai tempi non ebbi la forza di far cambiare le cose) diventati la barzelletta d’Italia, stiamo dissipando la passione risorta grazie agli sforzi di una presidenza ambiziosa. I cancelli che vogliono mettere in via Firenze, per dirne una, non hanno senso, soprattutto in serie D, contro squadre che ho visto giocare contro la Vaianese».
«Lo stiamo ripetendo da mesi: il vero problema è che il Lungobisenzio è gestito male da vent’anni – dice invece Jonathan Targetti, già candidato sindaco nel 2024 con la sua lista civica – E finché resterà così, questa storia si ripeterà. Sempre uguale. Lavori a metà, autorizzazioni parziali, prescrizioni dell’ultimo minuto, rinvii, commissioni. Il loop perfetto di chi non ha mai voluto davvero decidere o prendersi responsabilità. E il risultato è che la città si ritrova con uno stadio non in linea con quelle che dovrebbero essere le ambizioni della sedicesima città d’Italia. È arrivato il momento che la politica pratese smetta di galleggiare su questo tema e prenda una decisione storica sul futuro di tutta l’area del Lungobisenzio».
