Prato, in aula con sciarpe e cappotti: il liceo classico aspetta la primavera
Situazione difficile al Cicognini, gli studenti protestano e il Comune propone una soluzione
PRATO. Nelle aule di molte scuole della provincia di Prato continua a fare freddo. Troppo freddo per seguire in condizioni accettabili le lezioni. E ieri, 13 gennaio, è toccato agli studenti del Liceo classico Cicognini di via Baldanzi andare a protestare in Comune per chiedere un intervento risolutivo, che però non potrà essere fatto prima della prossima primavera, quando il freddo sarà già passato.
Intanto il Comune ha prospettato una soluzione ponte: ci sono almeno tre aule nelle quali la temperatura scende sotto il limite di guardia e le classi verranno fatte ruotare per evitare quegli ambienti; inoltre il riscaldamento sarà acceso un po’ prima e sarà spento un po’ dopo l’orario canonico; infine saranno installati sensori per rilevare la temperatura nelle aule.
Il problema non è definitivamente risolto. Solo in aprile, in ogni caso quando farà un po’ più caldo, forse già a marzo, l’impianto termico sarà spento per una decina di giorni e si procederà a una riparazione più radicale e, si spera, definitiva. Nelle tubature dell’impianto infatti sono rimaste delle bolle d’aria, che non consentono un riscaldamento omogeneo degli ambienti.
Una delegazione di studenti del Cicognini ha incontrati i sub-commissari Renata Castrucci e Davide Lo Castro, che hanno ascoltato le lamentele dei ragazzi e hanno promesso il massimo impegno per risolvere una volta per tutte il problema.
Non è la prima volta che gli studenti del Cicognini protestano per il freddo. L’avevano già fatto prima di Natale ma non avevano ottenuto granché. Durante le vacanze c’è stato un altro guasto, cui è seguita una riparazione a mo’ di toppa che però non è bastata. L’impianto si è nuovamente rotto e ora funziona un po’ a mezzo servizio.
In realtà, come hanno raccontato ieri mattina gli studenti davanti al Comune, al Cicognini il tema del freddo assomiglia un po’ a una tradizione. «I nostri professori ci raccontano che quando erano studenti e frequentavano la nostra stessa scuola, anche loro hanno avuto gli stessi problemi, e come noi seguivano le lezioni con sciarpe e cappotti».
Una “tradizione” che purtroppo quest’anno ha riguardato molte altre scuole della provincia, dal Convitto Cicognini, al “Rodarino” di via Galcianese, dalla “Scuola di legno” di San Giusto, inaugurata appena un anno fa, al Liceo artistico Brunelleschi di Montemurlo, fino alla scuola media Zipoli e all’Istituto comprensivo Mascagni, senza dimenticare la scuola della Tignamica.
Non succede solo a Prato, basta sfogliare le cronache, ma a Prato quest’anno la situazione sembra peggiore del solito ed è probabilmente legata a una cattiva o insufficiente manutenzione, oltre che alla vetustà degli impianti, che provoca problemi a cascata. Quando c’è da sostituire un pezzo, infatti, capita che il pezzo non sia subito disponibile perché non più in produzione. Alcune aziende produttrici non hanno più magazzino e trovare il pezzo di ricambio diventa un’impresa. Capita quasi sempre quando gli impianti vengono spenti per le vacanze e poi riaccesi e a questo punto viene da chiedersi se non sia economicamente più conveniente lasciarli accesi accettando una bolletta più pesante anziché accollarsi puntualmente i costi della riparazione.
