L’allarme
Potrebbe essere stato pagato un riscatto in criptovalute per il 46enne rapito
Prato, Yang Yixian è stato portato al Comando provinciale dei carabinieri, che stanno indagando per ricostruire la complessa vicenda
PRATO. Potrebbe essere stato pagato un riscatto in criptovalute all’estero, con un’operazione Cina su Cina, per il rapimento del 46enne cinese a Prato: l'uomo, sequestrato nella notta tra il 30 novembre e l'1 dicembre, è stato poi rilasciato ieri sera. E' quanto emergerebbe al momento sulla vicenda: sul caso indaga la procura di Prato insieme ai carabinieri.
L'uomo è stato ritrovato ieri sera nella zona di piazza Mercatale a Prato, in stato confusionale, venendo poi ascoltato a lungo dagli investigatori.
Ha potuto riabbracciare i suoi familiari, nella tarda serata di oggi, 5 dicembre, Yang Yixian, il cinese di 46 anni che era stato rapito nella notte tra sabato 30 novembre e domenica 1° dicembre all’uscita da un locale di karaoke di via Udine, prelevato da due uomini che si erano spacciati per poliziotti.
La svolta nella delicata vicenda è arrivata poco prima delle 23, quando i familiari sono stati avvertiti che Yang era di nuovo libero e i carabinieri lo hanno portato al Comando provinciale di via Picasso per farsi raccontare che cosa è successo negli ultimi sei giorni.
Intorno all’ora di pranzo la famiglia aveva reso noto, tramite l’avvocato Tiziano Veltri, di aver ritirato la denuncia sporta nei confronti di coloro che avevano sequestrato Yang. «Non c’è più nessun reato e le persone non sono più ricercate – questo il testo dell’appello – Ora la famiglia aspetta l’immediata liberazione dello Yang». Sembrava una mossa disperata, perché il reato di sequestro di persona a scopo di estorsione, quello ipotizzato dal procuratore Luca Tescaroli, è ovviamente perseguibile d’ufficio, a prescindere dal fatto che qualcuno lo denunci.
In realtà sembrava la prova, anche se al momento non ci sono conferme, che fosse stato pagato un riscatto. La richiesta era arrivata già nella giornata di lunedì alla famiglia. Finora non è stata resa nota la cifra, si è parlato genericamente di una somma «ingente». Insomma, il messaggio che traspariva dall’appello della famiglia era il seguente: “Noi abbiamo fatto la nostra parte, voi fate la vostra”.
E così è stato. Yang Yixiang è stato liberato, ancora non si sa esattamente dove, e dovrebbe essere in buone condizioni di salute.
Ora comincia il lavoro più difficile per gli inquirenti: risalire all’identità di chi lo ha tenuto prigioniero per quasi sei giorni. E capire se è stato un classico sequestro di persona oppure l’azione di un gruppo di persone che vantava crediti nei confronti di Yang.
