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Il gesto

Vede un uomo sporgersi dal ponte, 24enne ferma l’auto e lo salva: la disperazione, le parole di conforto e la “presa” decisiva

di Nilo Di Modica

	Il ponte e il 24enne
Il ponte e il 24enne

Castelfranco di Sotto, il gesto di Aleko: «Voleva farla finita ma l’ho afferrato in tempo»

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CASTELFRANCO DI SOTTO. Ci sono incontri nella vita che possono fare davvero la differenza e spesso avvengono per puro caso. Un po’ come quello che domenica scorsa, nel primo pomeriggio, per pochi minuti ha unito Aleko Iremashvili, 24enne georgiano, residente nel centro di Castelfranco, e Marco, nome di fantasia, sui 30 anni, anche lui della zona.

Due compaesani che forse non si sarebbero mai conosciuti, non fosse per il fatto che nel primo pomeriggio mentre uno andava a trovare la ragazza in auto, l’altro in preda a cattivi pensieri aveva in testa di farla finita. Tanto da salire sul ponte sull’Arno che collega Castelfranco a Montopoli, in via Caduti dei Lager. «Stavo passando in macchina e l’ho visto che si sporgeva, non so perché, ma mi è subito venuto in mente che ci fosse qualcosa di strano. Non stava solo guardando giù – racconta Aleko – Nel mezzo al ponte mi sono accostato e dal finestrino gli ho gridato, ma non rispondeva. Aveva il cappuccio calato sulla testa. Ho capito che stava per fare qualcosa». Il tempo di mettere le quattro frecce, poco più avanti, e Marco era già in piedi sul guard rail, con una mano appoggiata ad uno dei lampioni.

«Ho cominciato a parlarci, provando ad avvicinarmi. Nel frattempo qualcun altro ha cominciato a fermarsi – ripercorre la scena il 24enne – Ma non c’era modo di convincerlo. Se ne stava appollaiato alla balaustra e sulle prime ignorava tutti e non ci voleva vicini».

Nel dondolare delle gambe sul vuoto, la disperazione di una vita e di pensieri covati in solitudine. E sfogati nel pianto, fra «una casa che gli cade a pezzi, in centro», una vita «da solo, senza nessuno» e un lavoro che manca.

«Nelle poche cose che mi ha detto durante e dopo, piangendo, mi diceva che non aveva genitori ad aiutarlo e si trovava in condizioni economiche difficili – dice Aleko – Mi parlava di questa casa dove vive solo. Era molto scosso». Un attimo di distrazione, il gesto, quasi, di buttarsi. Ma a quel punto il suo compagno di avventura è riuscito ad agguantarlo. «C’era anche un altro ragazzo che si era fermato a parlarci dopo di me. L’abbiamo tirato per la giacca con tutta la forza che avevamo – spiega il giovane – Certe volte ancora penso a che rimpianto avrei avuto se me lo fossi fatto sfuggire».

Nel frattempo, l’arrivo dei soccorsi. Carabinieri, ambulanza, vigili del fuoco. Il giovane, impiegato nella zona come corriere, è la seconda volta in pochi anni che si trova in una situazione simile.

A raccontarlo la madre, Sofia. «Vicino a casa nostra, un giovane che voleva buttarsi dal tetto. Lui e il padre del ragazzo lo convinsero a non farlo – racconta la mamma, che ha contattato Il Tirreno – Lui agisce, tante volte senza pensare». «Ho fatto solo quello che credo avrebbero fatto tanti altri, niente di più. È normale reagire così. Perché avrei dovuto ignorarlo?» si domanda invece Aleko, che da allora non ha ancora risentito il giovane che ha salvato domenica.

Il trentenne è stato preso in carico dai servizi sociali, dopo essere stato trasportato in ambulanza. «Ho ancora il suo numero di telefono, mentre ci soccorrevano e lo tenevo a terra, continuavo a dirgli che non valeva la pena fare quello che stava facendo. Che se gli serviva una mano, per quanto possibile, glie l’avrei data – dice – Credo che più in là lo risentirò, per sapere come sta. Non so come mi sarei sentito con la mia coscienza se non fossi riuscito a trattenerlo, o se non avessi agito in tempo o non avessi intuito cosa stava facendo».

Per un giorno, su quel ponte, ha vinto la vita.

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