Il Tirreno

Prato

Il caso politico

Caso Cocci a Prato, FdI verso l’azzeramento delle liste per le elezioni regionali

di Alessandro Pattume
Tommaso Cocci
Tommaso Cocci

Tomasi: «Incompatibilità fra politica e massoneria, spero che l’indagine chiarisca presto per poter fare delle scelte». La procura acquisisce gli elenchi della loggia

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PRATO. Tacciono i Fratelli d’Italia d’ogni ordine e grado, intenti a sciogliere la matassa delle liste per le prossime regionali dopo il caso Tommaso Cocci, l’ex capogruppo FdI in Consiglio comunale e candidato forte alle Regionali dell’area pratese vittima di un brutto ricatto a luci rosse, dal quale è emersa anche la sua affiliazione alla massoneria. Sul ricatto indaga la Procura, e i meloniani non vedono l’ora sia fatta luce sulla provenienza delle lettere anonime; sull’opportunità di mantenere la candidatura di Cocci e degli altri in corsa riflettono invece i vertici regionali e nazionali del partito della premier. Sul piatto ci sarebbero varie ipotesi, e altrettante posizioni interne, ma quella dell’azzeramento di tutte le candidature sembra la più accreditata. Così come il veto a qualsiasi affiliazione massonica per chi sceglie la politica, avanzata a distanza di poche ore sia dal candidato alla presidenza della Regione e coordinatore di FdI Alessandro Tomasi che dal segretario del Pd pratese Marco Biagioni.

Frame di un cortocircuito

La prima sindaca di Prato Ilaria Bugetti che si dimette per un’accusa di corruzione e presunti favori concessi a Riccardo Matteini Bresci, noto imprenditore pratese ma soprattutto ex Gran Maestro della loggia Sagittario (la stessa a cui era affiliato Cocci), in cambio, stando all’accusa, di qualche migliaio di voti che sarebbero stati garantiti proprio in virtù di quell’affiliazione massonica. Il Comune di Prato commissariato per la prima volta nella storia. Il fuoco battente di Fratelli d’Italia che si scaglia contro il “sistema opaco” che da sempre regolerebbe la vita politica toscana e inneggia all’inizio di un riscatto civile e politico per tutta la città. La difesa del Partito Democratico asserragliato nella Casa del Popolo di Vergaio: che quella della destra sarebbe solo una «macchina del fango» e la dimostrazione «di brama di potere». Infine, ancora prima che terminassero le ferie d’agosto, l’emersione del ricatto ai danni di Cocci, che ammette la sua lunga affiliazione alla stessa loggia che fu di Matteini Bresci, e soprattutto che i vertici di Fratelli d’Italia erano a conoscenza di tutto ben prima che scoppiasse il caso Bugetti.

Tomasi tira dritto

Così Alessandro Tomasi, candidato governatore per il centrodestra e coordinatore regionale di FdI, non può tirarsi indietro e ai microfoni di Lady Radio, ieri mattina, dice che non dovrebbe esserci compatibilità tra politica, massoneria e più in generale «Con tutto quello che può ledere l'operato nella politica e nel pubblico a favore di altri interessi che sono privati, per quanto legittimi. Quando uno fa politica e si mette al servizio del pubblico - spiega - l'interesse deve essere quello, ci sono già norme che regolano il conflitto d'interessi nell'azione di un amministratore». Un intervento che si chiude con una precisazione: che tutto dipende «Dall'approccio che si ha alla cosa pubblica, al denaro pubblico, alla trasparenza. Vale per la massoneria, ma anche per altre cose». E aggiunge: «In silenzio aspettiamo gli esiti di questa indagine, che spero arrivino prima della presentazione delle liste per fare delle scelte, e soprattutto spero che arrivino per fare chiarezza in un metodo di politica che a me non piace».

Fedina Pd anti-massonica

Prato gli fa da controcanto il segretario del Pd pratese Marco Biagioni, impegnato da mesi a rintuzzare gli attacchi della destra. «Quello a cui stiamo assistendo è scandaloso – comincia – FdI per mesi ha attaccato il Pd sulla massoneria e ora scopriamo che il suo candidato di punta alle regionali, Tommaso Cocci, non solo fa parte della loggia Sagittario di Matteini Bresci ma ne avrebbe anche ricoperto ruoli apicali. Ma quello che è ancor più grave è che nel partito di Meloni tutti sapevano e sono rimasti in silenzio per settimane. Ora dal partito della premier facciano chiarezza e dicano perché mentre ci facevano la morale, cercando di spaccare la città, sono rimasti in silenzio». Biagioni annuncia poi che nel Pd pratese non saranno ammissibili appartenenze a società segrete. «Come segretario del Pd Prato chiederò a tutte le candidate e ai candidati della lista Pd per le regionali di mettere per iscritto che non sono affiliati a logge massoniche. Solo a questa condizione firmerò le candidature. Ora è il momento della massima trasparenza. Se qualcuno la pensa diversamente, si alzi in piedi e lo dica chiaramente». Anche Eugenio Giani è netto: «La cosa importante è far bene le liste, ci devono essere persone specchiate al di fuori di ogni sospetto». Intanto la procura ha acquisito gli elenchi della loggia Sagittario. E si sa che dentro quegli elenchi ci sono anche altri nomi di politici cittadini.

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