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Gli effetti di dazi e svalutazione del dollaro sul tessile di Prato


	La presidente di Ctn Fabia Romagnoli coi vice presidenti Capecchi e Pieretti
La presidente di Ctn Fabia Romagnoli coi vice presidenti Capecchi e Pieretti

Il centro studi di Confindustria stima nel secondo trimestre un calo del 2,5% rispetto al 2024, meglio del dato nazionale

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PRATO. Nel secondo trimestre 2025 la produzione industriale di Lucca, Pistoia e Prato registra nelle rilevazioni del Centro studi di Confindustria Toscana Nord una lieve flessione, -1,8%, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Quello in esame – spiega Confindustria – è un trimestre molto particolare, segnato al suo inizio dal traumatico annuncio di un aumento molto consistente dei dazi Usa: le dichiarazioni del presidente Trump sono del 2 aprile e le evoluzioni delle sue posizioni, particolarmente oscillanti e talvolta contraddittorie, hanno prodotto da un lato effetti destabilizzanti, dall'altro, almeno per alcuni settori, una corsa ad anticipare ordinativi per effettuare le importazioni prima dell'entrata in vigore - anch'essa variata nel tempo - del nuovo regime. Effetti indiretti sono stati generati anche dai timori di un rallentamento dell'economia mondiale, con i prezzi dei prodotti energetici e delle materie prime che sono rimasti su livelli moderati. Un ruolo importante è stato giocato, con conseguenze tuttora in atto, dall'apprezzamento dell'euro sul dollaro: +13% dall'inizio dell'anno alla fine di giugno. Una situazione valutaria, quindi, che ostacola l'export europeo verso gli Stati Uniti e di conseguenza la produzione di un'area che annualmente deve ai flussi commerciali verso il paese 800 milioni di euro, pari al 7,6% del totale dell'export delle tre province.

«Nel secondo trimestre di quest'anno le nostre imprese si sono trovate a operare in un contesto peculiare, ben lontano da quel clima di stabilità che sarebbe sempre auspicabile per favorire la fiducia, gli investimenti, i consumi e quindi la produzione – osserva la presidente di Confindustria Toscana Nord Fabia Romagnoli – Il dato italiano relativo alla produzione industriale del periodo non è del tutto certo mancando l'ufficialità per giugno: una stima attendibile lo colloca a -3,8%, risultato piuttosto allarmante che dà la misura di quanto la corrispondente prestazione della nostra area, pur negativa, sia di tutto rispetto. Per rimanere ai macrosettori più presenti a Lucca-Pistoia-Prato, ha tenuto, complessivamente, il tessile, che perde solo mezzo punto rispetto alla media del 2024, mentre l'abbigliamento è addirittura in sensibile crescita, a quota +5%, sempre in confronto alla media dell'anno scorso. In modesta crescita anche l'alimentare. Pressoché stazionaria la meccanica, mentre arretra lievemente, in linea col dato italiano, la chimica-plastica-farmaceutica, reduce comunque da anni molto buoni; stessa situazione per la carta-cartotecnica. Sono dati complessivamente abbastanza rassicuranti, anche se distribuiti a livello settoriale in maniera piuttosto insolita: settori molto presenti sul territorio, che vengono in qualche caso da ripetuti segni meno, sembrano essere giunti a un punto di tenuta, mentre altri che mostrano qualche incertezza hanno alle spalle fasi così positive da non destare preoccupazioni. Rimane il problema di fondo di un futuro quanto mai incerto: guerre che non accennano a fermarsi, export rallentato dal supereuro, dazi Usa che rischiano di mettere il freno al commercio internazionale. Sarà un autunno complicato. Le imprese si aspettano da Unione Europea e Governo nazionale la massima attenzione».

I numeri di Prato

«Per Prato rimane, anche nel 2° trimestre 2025, il segno negativo, -2,9% rispetto allo stesso periodo del 2024 –aggiunge Fabia Romagnoli – Il settore di maggior consistenza, il tessile, registra -2,5% rispetto al 2° trimestre 2024: un dato tutt'altro che disprezzabile nel contesto italiano che segna -8,1%. Rispetto alla media del 2024, peraltro, per il tessile pratese il 2° trimestre di quest'anno è sostanzialmente stabile. Come è stato sottolineato più volte, il problema è l'andamento generale del settore moda, non le prestazioni di Prato in sé e per sé, che dimostrano anzi nelle imprese pratesi una buona capacità di rispondere alle difficoltà in atto. Nell'ambito del tessile è stato positivo, a quota +2,9% rispetto al 2° trimestre 2024, il comparto tessuti, che comprende prodotti sia per l'abbigliamento che per usi diversi; era stato positivo anche il 1° trimestre. Segnano -4,5% invece i filati, che nelle ultime stagioni stanno soffrendo dopo alcuni anni in cui hanno avuto buone prestazioni. L'abbigliamento/maglieria registra un aumento della produzione di +2,7%: un dato confortante dopo che dalla fine del 2023 il segno del comparto era stato negativo. L'andamento della metalmeccanica, rappresentata soprattutto dal meccanotessile, è invece negativo, -10,4%. Quella di Prato è una situazione segnata profondamente dalla preponderante presenza di un settore divenuto molto complesso come la moda. Un settore che sta vivendo una fase di profonda trasformazione alla quale il distretto sta rispondendo con efficienza, cercando di coglierne le opportunità. Le incognite dei prossimi mesi non possono non preoccupare: sarà determinante l'impatto che i dazi Usa, combinati col cambio euro/dollaro, avranno non soltanto direttamente sul distretto ma in generale sull'economia mondiale».

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