Furto della Sacra Cintola di Prato, cambia la storia: Musciattino la voleva portare a Firenze
Recenti studi, rivela la Diocesi, ipotizzano che il ladro pistoiese nel 1312 non volesse portare la reliquia nella sua città
PRATO. Per secoli si è pensato che il famoso Musciattino, il chierico pistoiese che nel 1312 rubò la più famosa reliquia pratese, la Sacra Cintola, volesse portarla a Pistoia. Una storia che ha contribuito a sedimentare le rivalità di campanile tra Prato e Pistoia. Ora però forse bisognerà cambiare la storia. Lo sostiene la Diocesi di Prato, che in base a studi più recenti sospetta che Musciattino volesse portare la Sacra Cintola a Firenze. In ogni caso non ci riuscì: fu catturato dai pratesi e ucciso sull’argine del Bisenzio dopo che gli era stata mozzata la mano sacrilega.
Fu una notte leggendaria, uno dei momenti più importanti della secolare storia di Prato. Tra il 27 e il 28 luglio del 1312, dunque settecentotredici anni fa, il chierico pistoiese Musciattino cercò di rubare la Sacra Cintola ai pratesi. Per questo, il 28 luglio ricorre la festa della Madonna del Sacro Cingolo, la preziosa reliquia simbolo della città e della Chiesa di Prato.
La ricorrenza viene ricordata in Duomo alle ore 9 con la recita del rosario e alle 9,30 con una messa nella Cappella del Sacro Cingolo presieduta dal parroco canonico Marco Pratesi e concelebrata dal Capitolo della cattedrale. In questo giorno, partecipando alle funzioni in programma o almeno visitando devotamente la cattedrale, si può ottenere l’indulgenza plenaria alle consuete condizioni (confessione e comunione sacramentale, recita del Padre nostro e del Credo, preghiera per il Santo Padre). L’indulgenza, ovvero la remissione delle pene dovute per i peccati, è stata concessa, nel 1996, in virtù del titolo di Basilica minore attribuito alla cattedrale da Papa Giovanni Paolo II.
Il vero nome di Musciattino, ormai celeberrimo, era Giovanni di ser Landetto da Pistoia, un chierico secolare che secondo la leggenda voleva impadronirsi della reliquia mariana e portarla nella propria città, anche se studi più recenti indicano Firenze come destinazione. La storia è nota a tutti i pratesi, che almeno una volta nella vita hanno cercato l’impronta della mano del ladro, tagliata e lanciata contro la chiesa dalla folla inferocita. La narrazione vuole che la traccia, di colore rosso sangue, si trovi nell’architrave della seconda porta sul lato sud, quella più vicina al campanile.
Certamente il fatto è macabro, ma conferma il grande e secolare legame tra la Cintura di Maria e la comunità cittadina, un affetto e una devozione che si perdono nella notte dei tempi.
Martedì 29 luglio il Museo dell’Opera del Duomo propone di rivivere uno degli eventi storici più leggendari avvenuti in città: il tentativo di rubare la Sacra Cintola. La serata, con inizio alle ore 20, offre una visita notturna alla cattedrale, ma in particolare ci si soffermerà nella Cappella del Sacro Cingolo mariano. La visita, a cura di Serena Pecini, ripercorrerà quei leggendari fatti e spiegherà le bellezze contenute nella Cappella, mostrando lo splendido ciclo pittorico di Agnolo Gaddi, che racconta la storia della Cintola e il suo arrivo a Prato. Il costo per la partecipazione è di 20 euro.
Per informazioni e prenotazioni si può scrivere una email a info@pratocultura.it o telefonare al numero 340-5101749 (anche Whatsaspp).
