Prato calcio, quell’occasione persa col no alla cordata dei “volenterosi”
Ma il presidente Commini fa intendere che ci sarebbero altri imprenditori interessati
PRATO. Un’occasione persa. L’ennesima. Non ci sono molti altri modi per raccontare l’epilogo della trattativa per l’acquisto del Prato calcio, naufragata lunedì 16 giugno dopo alcuni giorni in cui si era pensato che potesse arrivare una svolta.
E sarebbe stata una svolta storica, perché per la prima volta c’era stato qualcuno che era riuscito nell’impresa titanica di mettere insieme una serie di spiccate individualità dotate di solvibilità. Una missione quasi impossibile in un distretto industriale dove ognuno è geloso del proprio orticello e, nonostante i periodici appelli all’unità per raggiungere lo scopo (che sia imprenditoriale o calcistico), si è sempre preferito un uomo solo al comando.
Nessuno ufficialmente vuole rivendicare per sé quest’azione di raccordo tra i diversi ego, ma chiunque sia stato era riuscito a mettere allo stesso tavolo virtuale gente come Giovanni Santi (Beste), Giovanni Nigro, Tommaso Signorini della Conad, il Gruppo Colle, forse anche gli ex calciatori Vieri e Matri, solo per citare i nomi che sono trapelati prima che tutto finisse. Una cordata solida, dunque, che prometteva di far fare il salto di qualità a una squadra i cui tifosi hanno mangiato tanto pane duro da tempo immemore, mentre tutto intorno in Toscana c’era qualcuno che lottava per lo scudetto, stava in Serie A o in una più che dignitosa Serie B.
Al presidente Stefano Commini l’offerta della cordata non è piaciuta. Soprattutto non gli è piaciuto che gli interlocutori, tramite un avvocato, gli dettassero le condizioni. E così ha nicchiato e gli altri si sono stufati. È uno stop irrevocabile? Mai dire mai, soprattutto nelle trattative per l’acquisto di una squadra di calcio, ma l’impressione è che il giocattolo si sia rotto e sia difficile rimettere insieme i pezzi. Il tempo non aiuta, perché mancano meno di due settimane alla scadenza per l’iscrizione al campionato di Serie D. La porta è quasi chiusa, anche se magari è rimasto uno spiraglio.
I tifosi, quelli che per larga parte della stagione hanno contestato il “romano”, quelli che sono arrivati a far sospendere l’ultima di campionato per fare un dispetto a Commini rischiando di farne uno anche alla Zenith che era in lotta per salvarsi e poi sarebbe retrocessa comunque, si faranno sentire. Ma per loro sfortuna non sono loro che decidono. Anche stavolta tutto passerà sopra le loro teste.
Il peccato mortale addebitato alla famiglia Toccafondi, cioè di aver desertificato il calcio a Prato, di aver bruciato almeno una generazione di tifosi con una gestione sì oculata dei conti ma sportivamente deficitaria, ora è lo stesso che si addebita a Stefano Commini, incapace di portare la sua squadra almeno a lottare per la promozione in Serie C.
Ora lui fa capire che non voleva dare l’esclusiva, nella trattativa, alla cordata dei “volenterosi” perché ci sarebbero altri soggetti interessati a prendere il Prato. Soggetti che finora non si sono palesati. Che abbiano più disponibilità finanziarie della cordata o che facciano un’offerta migliore è ancora tutto da dimostrare, a patto che esistano. Intanto c’è da pensare a una stagione in cui le avversarie del Prato saranno ancora Corticella, Sasso Marconi e Progresso. I riflettori sono puntati da un’altra parte.
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