Prato, non farà un giorno di carcere il giovane che sfregiò Martina Mucci
Gianluca Roselli ha collaborato e ottiene la messa alla prova. A metà giugno la prima verifica: se il ragazzo la supera potrà vedere estinto anche il reato
PRATO. Il mandante dello sfregio è stato condannato a 9 anni di reclusione, mentre l’esecutore materiale di quello stesso sfregio se la caverà con la “messa alla prova” e se tutto va bene vedrà anche estinguersi il reato senza fare un giorno di carcere. È l’esito del procedimento nato in seguito all’agguato a Martina Mucci, la giovane cameriera del pub Hop’N Drop di via Terracini, che nella notte tra il 20 e il 21 febbraio del 2023 fu aggredita da due giovani nell’androne di casa, in via della Fonderia, mentre rientrava dal lavoro. Martina porta ancora i segni di quella spedizione punitiva, un taglio sul naso per il quale è stato necessario un intervento di chirurgia estetica.
La sorte dei quattro imputati è stata differente, in base alle differenti responsabilità. La condanna più pesante, 9 anni di reclusione, è toccata a Emiliano Laurini, l’ex fidanzato che ordinò l’aggressione perché non aveva accettato la fine della relazione e sospettava che l’ex fidanzata lo avesse tradito. Uno dei due esecutori materiali, Kevin Mingoia, è stato condannato a 6 anni e 8 mesi, mentre il presunto intermediario che mise in contatto Laurini coi due esecutori e che continua a proclamarsi innocente, Mattia Schininà, è stato condannato a 4 anni. Mancava all’appello solo l’ultimo, Gianluca Roselli, minorenne all’epoca dei fatti, che aggredì Martina Mucci insieme a Mingoia. Ora si apprende che il ragazzo, nel frattempo diventato maggiorenne, è stato ammesso alla “messa alla prova”, un istituto giuridico che consente all’imputato di evitare un processo penale e la condanna, attraverso lo svolgimento di un periodo di prova, durante il quale deve rispettare determinate prescrizioni e compiere azioni di pubblica utilità.
Il diverso trattamento rispetto all’altro esecutore materiale si spiega in parte col fatto che all’epoca Roselli era minorenne, ma soprattutto col fatto che il ragazzo, assistito dall’avvocato Mattia Alfano, si presentò spontaneamente in Questura ammettendo quello che aveva fatto e tirando in ballo gli altri tre, che invece fino a quel momento avevano negato qualsiasi coinvolgimento. La collaborazione, insomma, gli ha fruttato un trattamento molto più mite. Alla metà di giugno ci sarà una prima verifica del percorso che ha compiuto fino a quel momento e se tutto va bene entro la fine dell’anno potrà lasciarsi alle spalle questa brutta storia e provare a uscire dal giro dei pestaggi a pagamento.
Emiliano Laurini, residente a Scandicci come gli altri tre giovani coinvolti in questa vicenda, aveva pescato nell’ambiente delle palestre fiorentine per affidare un incarico che non voleva svolgere con le proprie mani. Ragazzi pronti a tutto per poche centinaia di euro (800 nel caso di Martina Mucci). Lo stesso Mingoia, intercettato al telefono con una ragazza su cui voleva fare colpo e che gli chiedeva se per caso lui ammazzava la gente, risponde: «Minchia, gli stacco le orecchie a morsi. Gli mordo il naso, glielo stacco. Non ce l’ho una coscienza, o mangi o vieni mangiato, c’è poco da fare, sono un pugile io…». Laurini invece faceva il buttafuori e ora spera in una sentenza della Corte Costituzione che martedì deciderà sulla congruità della pena per lo sfregio permanente. Se dovesse decidere che la pena prevista dal Codice è troppo alta, anche lui potrebbe ottenere uno sconto di pena nel processo d’appello che inizierà il prossimo 29 settembre.
