Il Tirreno

Prato

Il ricordo

Il dolore del vescovo di Prato per la morte di papa Francesco: «Era come uno di famiglia»


	Un incontro di qualche anno fa tra monsignor Nerbini e papa Francesco
Un incontro di qualche anno fa tra monsignor Nerbini e papa Francesco

Monsignor Nerbini ricorda l’incontro del pontefice coi vescovi toscani nel 2024: «Ci ascoltò uno a uno e ci dette indicazioni precise e puntuali». La Diocesi ricorda la visita del 2015 e le parole contro “lo sfruttamento lavorativo e il veleno dell’illegalità”. Bandiere a mezz’asta in Comune

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PRATO. «E’ una notizia che come sempre quando non si è preparati ci coglie alla sprovvista e ci addolora profondamente». Così il vescovo di Prato Giovanni Nerbini commenta la morte di papa Francesco, scomparso oggi, 21 aprile, all’età di 88 anni. «Abbiamo vissuto questo decennio con grande impegno seguendo l’esempio del papa – dice il vescovo – e si prova oggi lo smarrimento di quando si perde una persona cara».

Il vescovo Nerbini ha avuto occasione di incontrare il papa più volte negli ultimi mesi, ma ricorda in particolare la visita “ad limina” del 4 marzo 2024 quando i vescovi toscani si intrattennero col papa per due ore e mezzo. «Ci ascoltò uno a uno e a ognuno dette indicazioni precise e puntuali».

Non ci saranno funzioni speciali nelle chiese di Prato perché siamo nella settimana di Pasqua ma ogni parrocchia ha ricevuto l’indicazione di pregare per il papa.

In un comunicato diffuso in mattinata la Diocesi ricorda così papa Francesco.

«La notizia della morte di papa Francesco è stata appresa con grande dolore dal vescovo Giovanni Nerbini e dalla Diocesi di Prato. “Questa notizia ci coglie di sorpresa – dice monsignor Nerbini – e ne siamo profondamente addolorati. Invitiamo i sacerdoti diocesani a celebrare le messe di oggi per il Santo Padre, in particolare nella preghiera dei fedeli. Chiediamo l’invocazione dello Spirito Santo perché sappia indicare il cammino che tutti insieme possiamo percorrere per il bene della Chiesa”. Il vescovo Giovanni sottolinea come la morte di papa Francesco avvenga durante la solennità della Resurrezione del Signore, “credo sia il modo migliore per ricordarlo”. Questa mattina, appena si è diffusa la notizia, le campane della cattedrale di Prato hanno suonato in segno di lutto. Monsignor Nerbini ricorda papa Francesco come “persona estremamente cordiale, affabile”, aveva avuto modo di incontrarlo di persona un anno fa, durante la visita ad limina dei vescovi della Toscana in Vaticano: “Fu un incontro veramente fraterno, abbiamo avuto anche dei colloqui individuali, si era mostrato molto interessato alla vita delle nostre Diocesi”. A Prato è ancora vivo il ricordo della storica visita di papa Francesco in città, avvenuta dieci anni fa, il 10 novembre 2015. In quella occasione Francesco decise di aprire il Convegno ecclesiale nazionale a Prato parlando di lavoro e invitando i pratesi a combattere “fino in fondo il cancro della corruzione, il cancro dello sfruttamento umano e lavorativo e il veleno dell’illegalità. Dentro di noi e insieme agli altri, non stanchiamoci mai di lottare per la verità e la giustizia”. Parole di profonda attualità ancora oggi, una eredità che il vescovo Giovanni Nerbini ha posto più volte all’attenzione della città».

Il vescovo Nerbini oggi alle 18 sarà in cattedrale per la recita del rosario e a seguire la celebrazione della messa in suffragio di papa Francesco.

«Da oggi il mondo è un po’ più solo, senza una voce forte e autorevole che richiami senza esitazioni ai valori universali della fratellanza e del rispetto tra i popoli». Così la sindaca Ilaria Bugetti ha ricordato la figura di Papa Francesco non appena ha appreso della sua scomparsa. «Sono stati oltre dodici anni di pontificato caratterizzato dall’attenzione agli ultimi e al servizio del prossimo, dalla semplicità dei gesti e delle parole, dall’impegno quotidiano per la pace – commenta Bugetti – E’ stato un esempio fulgido di umiltà e di forza, di dolcezza e di schiettezza, un pastore affettuoso e determinato. Ha scelto il nome di Francesco e ne ha portato il peso e la luce, stando sempre dalla parte degli ultimi. Con gesti semplici e parole profonde ha saputo parlare a tutti, credenti e non credenti, senza mai tirarsi indietro davanti alle sfide del nostro tempo. La vera potenza è il servizio. Bisogna prendersi cura delle persone con amore e con tenerezza. Un’eredità profonda – conclude Bugetti – che custodiremo sempre». Il pensiero, anche per la sindca, va alla visita che il pontefice ha fatto a Prato il 10 novembre 2015. La sindaca, all’epoca consigliera regionale, ha vissuto quel momento da vicino. Questo il suo ricordo: «L’arrivo del Papa a Prato nel 2015 fu preparato da una notte di festa in tutto il centro. La ricordo bene perché si alternavano canti e pellegrini che arrivavano. Un tempo quasi sospeso, degno di una veglia prima della festa. Quella mattina avevo un’emozione che non so descrivere. Ma so bene che non la scorderò mai». La sindaca, a nome di tutta l’amministrazione comunale invierà un telegramma di condoglianze al vescovo di Prato, Giovanni Nerbini. Le bandiere sul Palazzo comunale e Palazzo Pretorio saranno issate a mezz'asta.

«Oggi è  un giorno buio per tutti, credenti  e non credenti – commenta il presidente della Provincia Simone Calamai – perché perdiamo un uomo di pace, di speranza, una persona che ha dato tanto a questo mondo ferito dalle guerra  e dalla violenza. Fin dalla scelta del suo nome, Francesco, il Papa si è schierato  con gli ultimi ed ha dato voce ai più deboli, agli emarginati. I suoi richiami alla pace, alla solidarietà, alla tolleranza tra i popoli restano un testamento morale che noi,  uomini delle istituzioni, abbiamo il dovere di raccogliere e di seguire ogni giorno nel nostro operato per le  comunità che siamo chiamati ad amministrare. Papa Francesco ci insegna a custodire l'umanità, il nostro ambiente. Francesco era una persona di  buonsenso, di dialogo, di apertura, di grande empatia, un uomo che sapeva conquistare i cuori anche di chi non credeva. Non posso dimenticare la sua visita a Prato il 10 novembre 2015, il suo discorso dal pulpito del Duomo e il suo richiamo contro la corruzione e l'illegalità.  Non lo posso dimenticare solo, in una piazza San Pietro vuota, durante il Covid.  Non ci si salva mai da soli, ci ha insegnato ed ora insieme, tocca a noi andare avanti. A nome di tutta la Provincia di Prato e del Comune di Montemurlo esprimo profondo cordoglio al vescovo Nerbini di Prato e al  vescovo Tardelli di Pistoia e a tutta la Chiesa cattolica».

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