Eni nega di aver tentato di intralciare le indagini sull’esplosione del deposito di Calenzano
La società in una nota sostiene anche che l’interruzione del rifornimento delle autocisterne non avrebbe comportato alcun danno economico all’azienda
PRATO. A due giorni dalla notizie dei 9 indagati per l’esplosione del deposito Eni di Calenzano, che lo scorso 9 dicembre ha provocato cinque vittime, l’Eni nega di aver tentato di intralciare le indagini, come sospetta la Procura di Prato. E sostiene che l’interruzione del rifornimento delle autocisterne non avrebbe comportato alcuna perdita economica per la società. Proprio la mancata interruzione del rifornimento, secondo la Procura, è la principale causa dell’esplosione. La Procura ha anche quantificato il presunto vantaggio economico in 255.000 euro.
«In merito a quanto riportato recentemente da diversi mezzi di informazione in relazione alle indagini sull’incidente di Calenzano – si legge in una nota di Eni – e nel pieno rispetto del lavoro investigativo condotto dalla Procura di Prato, Eni ribadisce di non avere svolto alcuna attività di ostacolo alle indagini della Procura: infatti, i documenti tecnici rinvenuti dalla Procura stessa e datati successivamente all’incidente, gestiti da uno dei dipendenti Eni indagati, non rappresentano un’introduzione artificiosa post incidente di indicazioni di lavoro alla ditta manutentrice Sergen, ma esiti di un lavoro commissionato dopo l’evento da Eni alla ditta contrattista DG Impianti volto a ricostruire tecnicamente il funzionamento impiantistico delle linee di circuito dei prodotti potenzialmente interessate dall’evento incidentale. Tale documentazione – aggiunge Eni – datata in modo esplicito e trasparente 27
gennaio 2025, è stata inserita (in data 31 gennaio 2025) da DG Impianti in una cartella condivisa, creata ad hoc e a cui avevano accesso Eni e la stessa DG, e non Sergen. Peraltro, la documentazione tecnica fornita originariamente da Eni a DG Impianti per svolgere il lavoro commissionato è la stessa messa a disposizione e acquisita dalle Autorità nel corso delle indagini. Eni precisa inoltre che la chiusura delle attività di rifornimento presso il deposito di Calenzano tra le 9 e le 15, ipotizzata dalla Procura di Prato, non avrebbe comportato
per Eni alcuna perdita economica ma solo una riorganizzazione delle attività di carico delle autobotti in altra fascia oraria o in successiva giornata».
