C’è un filo rosso che lega gli incendi di Prato e Madrid nella logistica cinese
L’ipotesi investigativa è emersa dopo il rogo che ha distrutto un capannone di 8.000 metri quadrati: forse usata la stessa tecnica
PRATO. C’è un filo rosso, o meglio di fuoco, che lega un grosso incendio avvenuto all’alba di venerdì 28 febbraio a Fuenlabrada, una ventina di chilometri a sud ovest di Madrid, con gli incendi appiccati nella notte tra il 15 e il 16 febbraio alla Acca di Seano, alla Xin Shun da di via dei Confini a Prato e alla Elt Espress di via di Maiano a Campi Bisenzio, tre aziende della logisica cinese.
L’incendio in Spagna
A Fuenlabrada ha preso fuoco un capannone della logistica di 8.000 metri quadrati dove sono stoccate le merci cinesi in arrivo anche dall’estero, anche dall’Italia. Le fiamme hanno divorato tutto e la colonna di fumo è stata vista anche dalla capitale. Al momento non si conosce l’origine dell’incendio, ma si sospetta che possa essere doloso.
Il filo rosso
Che cosa c’entrano dunque i tre incendi di Prato con quello di Madrid? L’ipotesi investigativa, che ha fatto drizzare le orecchie alla Procura e alla polizia di Prato, oltre che agli inquirenti spagnoli, è che dietro ai quattro incendi possa esserci la stessa mano. Si sospetta anzi che sia stato usato lo stesso sistema, cioè un pacco incendiario innescato a distanza da un radiocomando, ma al momento questa è una circostanza tutta da verificare, perché l’incendio di Madrid, a differenza di quelli pratesi, è stato devastante e non si vede come sia già stato possibile capire l’innesco, a meno che gli investigatori non avessero in mano qualcosa prima che le fiamme divampassero. Però viene confermato che è questa la pista seguita in queste ore, anche perché due delle tre logistiche cinesi colpite a Prato avrebbero rapporti con l’azienda insediata nel capannone industriale colpito a Fuenlabrada. Se l’ipotesi investigativa troverà un fondamento, significherebbe che la guerra della logistica iniziata già da almeno tre anni a Prato ha superato i confini nazionali.
La storia si ripete
Nulla di nuovo, in realtà, perché già in altre due inchieste sulle guerre tra imprese concorrenti nel settore della logistica si era visto che i confini nazionali non contano quandosi tratta di prevalere con la forza.
Come nel gennaio 2018, quando la squadra mobile della polizia di Prato fece scattare 33 arresti a conclusione dell’inchiesta “China Truck” sui contrasti tra alcune società di logistica cinese avvenuti negli anni precedenti. Contrasti che erano sfociati in scontri a Prato ma anche in giro per l’Europa, con un tentativo di “summit della pace” a Parigi presieduto da quello che gli investigatori ribattezzarono “il capo dei capi”.
O come l’altra guerra iniziata nel novembre 2017 con l’incendio di un Tir carico di capi d’abbigliamento cinesi nel Macrolotto di Prato. Il Tir era di proprietà di Manjeet Singh, un autotrasportatore indiano entrato in conflitto con un concorrente. Una guerra che poi si estese in Emilia Romagna, in Germania e in Olanda, dove l’autista Joe Lambregts nell’agosto del 2020 rischiò di morire bruciato nell’incendio doloso del suo camion. Per quella vicenda ci sono state quattro condanne in Olanda. L’inchiesta sugli incendi nella logistica a Prato, con l’appendice spagnola, invece è solo all’inizio.
