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La Nazionale del dono vola alto

di Francesca Bendinelli
La Nazionale del dono vola alto

La squadra dei “trapiantati” è nata a Ponsacco, da un’idea di Paol Ciarfella oggi è la moglie a portare avanti il progetto, a settembre esordio internazionale

13 maggio 2024
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C’è una Nazionale, che per altro a settembre parteciperà ai Mondiali in programma a Cervia, che mette insieme sport e solidarietà. Perché succede anche di nascere due volte, la prima e poi anche dopo un trapianto. Fu proprio questa molla a spingere Paolo Ciarfella, nel 2010, a dare vita a questo movimento. Amava il calcio e non fu certo il trapianto al midollo a far venir meno questa passione. Fu lui a mettere insieme, per la prima volta, tutti i trapiantati d’Italia tenendo a battesimo la Nazionale Calcio Trapiantati, portando in giro ovunque, con tornei benefici, il messaggio più importante, quello della vita che torna a scorrere persino più forte di prima. Paolo, ponsacchino doc, se n’è andato nel 2016 e da allora sua moglie, Katy Russo continua a portare avanti il testimone ricevuto. «I trapiantati hanno bisogno di rimettere insieme i diversi pezzi della loro vita, ricominciando a fare anche quello che la malattia aveva precluso, a cominciare dallo sport. Il calcio è diventato così motivo di aggregazione sociale: i gol, in questa squadra, per certi versi valgono doppio». 

Tra stage e memorial

Gli associati, oggi, sono circa 300, mentre i tesserati che poi scendono in campo sono una cinquantina. Proprio come la Nazionale di calcio, ci sono degli appuntamenti fissati per stare insieme ed allenarsi, un paio di volte l’anno, per lo più a Ponsacco, «o nel campo sportivo Le Melorie o ai Poggini», poi i vari associati si ritrovano nei diversi tornei che vengono organizzati lungo lo stivale. Conta correre, segnare, ma soprattutto vivere. «Nel 2013, durante una delle sue pause dal campionato russo, è venuto a trovarci anche Luciano Spalletti - continua la presidente -: eravamo a Lamporecchio e fu una sorpresa per tutti noi. Ci sostengono in tanti, dalle Vecchie Glorie della Fiorentina fino ad Apolloni: la nostra è una missione, vogliamo portare un messaggio di speranza, oltre che cercare di informare la cittadinanza sull’importanza della donazione». Per questo, la Nazionale dei trapiantati non opera soltanto sui rettangoli verdi: lì tocca agli atleti, per quanto amatoriali. Il resto viene fatto fuori, a cominciare dalle scuole. «Ci occupiamo di sensibilizzare chiunque, dai ragazzi agli adulti, senza trascurare mai le persone direttamente coinvolte, dai pazienti alle loro famiglie. Cerchiamo di portare avanti un messaggio di speranza attraverso la cultura del dono, con l’obiettivo di infondere anche coraggio». Non ci sono allenamenti canonici, scadenzati nell’arco della settimana - «sarebbe complicatissimo, visto che i nostri atleti arrivano da ogni parte d’Italia» -, ma in occasione dello stage annuale che viene sempre organizzato Ponsacco (l’ultimo è stato lo scorso 10 marzo, ndr) si accende di colori e di entusiasmo. «È questo il nostro momento per condividere direttamente tutto, esperienze di gioco e vita e, soprattutto, ci permette di fissare gli appuntamenti successivi, con un calendario fitto di eventi». 

Verso il mondiale

Un paio di mesi fa, a Bormio, ci sono stati i Giochi invernali per i trapiantati, mentre il 7 aprile, al Centro sportivo Tre Fontane di Roma si sono tenute le selezioni per i Mondiali WTGF, World transplant game federation. Lo scorso finesettimana, invece, a Montepulciano la Nazionale è scesa in campo per il secondo Memorial Yara Gattavecchi, dedicato alla sedicenne scomparsa nell’agosto del 2021. A settembre, dall’8 al 14, invece, a Cervia, si giocherà il primo Mondiale di calcio per trapiantati a cui parteciperanno una dozzina di Nazionali provenienti da ogni angolo del mondo, dagli Usa all’Australia senza dimenticare l’Europa. «Il commissario tecnico della Nazionale è Giorgio Enzo, ex centrocampista professionista, con un passato in A con Lecce e Ascoli, ma che ha vestito anche le maglie di Atalanta, Massese, Torino, Cerretese, Savona e Frascati - continua Katy Russo -. Si sta lavorando per costruire la rosa dei convocati che scenderà in campo per rappresentare l’Italia e non sarà facile ridurre la rosa a soli 16 convocati. Si tratta di una prima volta speciale, perché fin qui il gioco del calcio non era stato inserito nelle manifestazioni riconosciute per i trapiantati. Invece, grazie agli studi fatti in collaborazione con i medici, si è arrivati a ottenere il via libera. Nel gruppo c’è anche Alessandro Muoio, spezzino di nascita che, per alcuni problemi cardiaci, ha dovuto dare in anticipo il suo addio al calcio a soli 29 anni, arrivato a debuttare in Serie B, ma che ha giocato anche con Pisa, Viareggio e Poggibonsi. Con la Nazionale trapiantati è iniziata la sua nuova vita». Non c’è ancora il patrocinio della Federcalcio, il Mondiale sarà organizzato dall’Aics: la cultura del dono, però, così viene portata in giro, con storie capaci di diventare manifesto di vita e di rinascita. Ci sono gol che fanno rumore anche così.

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