Liceo Marconi, la protesta degli studenti: «Vogliamo una scuola, non un carcere»
San Miniato, manifestazione nella sede di La Scala: «I lavori per le 5 aule in più non si vedono»
SAN MINIATO. Protesta agguerrita e locale quella degli studenti del liceo Marconi di San Miniato che ieri mattina, giovedì 22 ottobre, si sono rifiutati di entrare a scuola inscenando una sorta di sit-in di fronte ai cancelli dell’edificio in via Trento a La Scala.
La protesta degli studenti del liceo Marconi
Una protesta colorata e pacifica, dove accanto ai movimenti che in questi giorni mobilitano gli studenti di tutt’Italia l’hanno fatta da padrone le rivendicazioni legate alla storia e alle tante difficoltà che ancora sta affrontando il liceo. Contro «il piano di riarmo europeo» quindi, ma in primis «per una scuola degna» che ancora oggi affronta i mille disagi di spazi sempre troppo stretti e lavori di ristrutturazione e allargamento che non decollano.
Dai cartelli in tono “Halloween” che chiedevano “una scuola, non un cantiere fantasma” a denunce puntuali e richieste di un “posto degno”. Una scuola “che non sembri un carcere” in cui si smetta una volta per tutte di avere a che fare con “più studenti che spazi, più promesse che fatti”. “Aule per studiare”, insomma, e non “per soffocare”.
Cancelli chiusi con fascette e silicone
Sono alcuni degli slogan che hanno campeggiato nel piazzale della scuola mentre i carabinieri intervenivano per aprire i cancelli, chiusi con fascette edili e silicone da ignoti durante la notte. Una protesta non solo statica, ma che a un certo punto è sfociata anche in un piccolo corteo nella vicina via Covina.
«Il bilancio finale che ci hanno comunicato anche alcuni docenti è di circa 50 persone dentro l’edificio, su una scuola in cui ogni mattina lavorano e studiano in quasi 900», dicono alcuni organizzatori della protesta. Che potrebbe continuare nei prossimi giorni, per una situazione che ragazze e ragazzi mostrano davvero di non sopportare più.
«Solo otto bagni per 800 studenti»
«Da quando ci sono io, ma da quando ci sono anche i compagni delle classi quinte, la situazione della scuola è insostenibile – racconta una ragazza presente alla manifestazione –. Abbiamo appena 8 bagni per 800 studenti, più un paio per i professori. Una situazione che ci costringe a passare gran parte della ricreazione in fila per andare al gabinetto. Non abbiamo veri laboratori. Ci confrontiamo con una continua rotazione nell’uso delle aule che spezza la didattica, anche delle quinte che quest’anno si devono confrontare con la maturità».
Lavori di ampliamento ancora fermi
Problemi noti, che hanno a che fare con una scuola che da quando è in quella sede non ha fatto che aumentare i suoi iscritti, dimostrando di avere tutte le carte in regola per essere attrattiva, anche nei confronti del vicino Empolese. I lavori di ampliamento promessi, però, ancora non si vedono.
Nel frattempo, mesi fa, la Provincia ha deliberato l’acquisizione del complesso immobiliare, utilizzato dalla scuola dal 2016, e dell’edificio adiacente da ristrutturare. Il progetto esecutivo per la ristrutturazione di una parte dell’edificio accanto alla sede del liceo, con gara annunciata lo scorso giugno, prevede di dare respiro all’istituto attraverso la realizzazione di 5 nuove aule, un’aula insegnanti, 10 servizi igienici, oltre a 2 servizi per persone con disabilità e un’infermeria.
Il tutto per un costo complessivo di 1 milione e 150mila euro a carico della Provincia. L’opzione di acquisto del secondo immobile avrà inoltre una spesa di 3,6 milioni più Iva. Investimento complessivo quindi di 11 milioni e 392mila euro.
«Nessun intervento»: studenti al freddo d’inverno e al caldo d’estate
I lavori però, a detta di chi vive tutti i giorni quegli spazi, latitano. «Ancora non si muove una foglia», dicono i ragazzi che elencano una serie di problemi: «Molti termosifoni non funzionanti e tante pareti sono sottili. Fa caldissimo nei mesi estivi, anche quando le lezioni sono ancora in corso. Mentre d’inverno è freddo».
I professori hanno espresso solidarietà ai ragazzi: «La voce degli studenti deve essere ascoltata e le criticità denunciate richiedono risposte concrete e tempi certi».
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