Il Tirreno

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Su due ruote

Ponsacco, Simone va in bicicletta dal Marocco al Benin per i suoi 50 anni

di Andreas Quirici
Simone Stefanelli
Simone Stefanelli

Il fotografo di Ponsacco punta a terminare il suo viaggio entro la metà di febbraio: sono 6.500 chilometri

28 dicembre 2023
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PONSACCO. Cinquant’anni è un traguardo, non c’è che dire. Ognuno lo vive a modo suo e nella scelta di Simone Stefanelli, fotografo di Ponsacco con un trascorso da inviato di guerra, c’è tutta la sua filosofia di vita. Niente feste per celebrare il mezzo secolo ma una vera esperienza di vita, nei luoghi che gli sono entrati sotto la pelle e nel cuore dopo tanti viaggi nel continente africano. Così ha deciso: andare in bicicletta dal Marocco al Benin, 6.500 chilometri in totale attraversando Mauritania, Senegal, Guinea, Costa d’Avorio, Ghana e Togo prima di arrivare a Ouidah dov’è nato un progetto speciale, avviato da un italiano, che ha creato un orfanotrofio. E che Stefanelli cerca di aiutare con una raccolta fondi aperta sulla pagina Facebook “Pedalando verso sud” dove racconta il suo viaggio, la cui fine è prevista per la metà di febbraio.

«Sono sempre stato un camminatore – racconta il cinquantenne che ha creato lo studio Spazio 16 fotografia – ma durante la pandemia mi sono comprato una bicicletta per variare il modo di stare in movimento. E da lì ho iniziato ad allenarmi con qualche viaggio in Italia e l’idea di spingermi sempre più in avanti. Dal 2022 pensavo a quello che sto facendo in questi giorni in vista del 13 ottobre 2023 giorno in cui ho raggiunto i 50 anni. Mi sono preparato, ho comprato il biglietto aereo ma fino all’ultimo non credevo di partire. Poi è arrivato il momento e sono andato».

Il giorno di Natale era in Guinea a mangiare un panino con dentro frittata e majonese oltre a una tazza di caffellatte sul tavolo circondato da bambini del posto. Fra pochi giorni sarà in Costa d’Avorio per proseguire un’immersione completa nel continente che lo ha segnato. «Ci sono stato una ventina di volte prima di questa – prosegue il fotografo – e proprio a Ouidah ho girato un documentario sul vudù. In quella circostanza ho conosciuto Flavio Nandiani, originario di Faenza, che ha sposato una beninese dopo un viaggio in una missione e acquistato una casa in quella città, dove andavano quindici giorni all’anno in vacanza. Una palazzina a tre piani che hanno deciso di utilizzare per uno scopo nobile, quello di aiutare i bambini del posto rimasti senza genitori, ma anche quelli di famiglie numerose ai quali i parenti non riescono a dare da mangiare o a farli studiare. Flavio e sua moglie, oltre a tanti volontari italiani, danno loro assistenza, mandandoli a scuola e facendoli crescere».

Sono quaranta i bimbi e i ragazzi assistiti a La maison de la joie (che tradotto è La casa della gioia), ma ora c’è bisogno di spazio ulteriore. L’obiettivo è costruire una palazzina più grande. E Simone prova a dare una mano dando visibilità all’orfanotrofio e cercando di raccogliere un po’ di denaro da donare ai progetti della struttura dove si trovano anche tre camere da affittare ai turisti e che si autofinanzia partecipando a mercatini dove vengono venduti prodotti realizzati nel centro di Ouidah. «Il periodo è quello giusto per fare una donazione – riprende Stefanelli –. Basta davvero poco per rendersi utili a un progetto che ho visto crescere e conosciuto personalmente. A La maison de la joie si fa davvero del bene senza fronzoli e in assenza totale di secondi fini. E spero tanto che ci sia una risposta concreta da parte di tutti quelli che mi seguono».

E sono in tanti, tra Ponsacco e la Valdera a fare il tifo per Simone che racconta con foto e testi il suo viaggio. Non una prova fisica, ma mentale. «Se riesco a pedalare sempre bene, altrimenti prendo il bus – dice ancora –. Non ho medaglie da appendermi al petto. Ma voglio godermi questi colori, l’ospitalità delle persone, le difficoltà nell’ottenere i visti e le meraviglie che regala questo continente. Sto incontrando tanti ragazzi che pedalano come me, ognuno con uno scopo personale. Ci sono gruppi Whatsapp in cui ci si scambiano consigli sui vari posti, le città o su come sbrigare le pratiche burocratiche per entrare nei vari Stati».

Quella di Simone Stefanelli non è una prova di coraggio, ma una vera e propria botta di vita.

 

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