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Palio sotto choc per la morte di Mari In Buca 19 volte: «Siamo devastati»

Marco Sabia ; Altro servizio a pag. 11
Palio sotto choc per la morte di Mari In Buca 19 volte: «Siamo devastati»

Domenica la telefonata del fantino al capitano di Botteghe, ieri lo schianto con la Porsche sul viale di Bolgheri

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Marco Sabia

fucecchio. Senza parole. La notizia della tragica morte del fantino Andrea Mari (43 anni) ha spezzato il fiato ai tantissimi appassionati di Palio a Fucecchio, perché “Brio” (il suo nome di battaglia senese) sebbene in Buca non avesse mai vinto nelle sue 19 partecipazioni, era comunque sempre considerato uno dei favoriti della vigilia.

Mari è morto ieri pomeriggio nel terribile schianto della sua Porsche contro un albero a Bolgheri. Era “figlio” – paliescamente parlando – di quel Giuseppe Michele Pes che a Fucecchio ha portato a casa tre vittorie: due per Porta Raimonda e una per Querciola. E proprio con quest’ultima contrada – legatissima al Pesse – Brio aveva debuttato nel 2001 a 24 anni: conquistò la finale, che però non venne disputata per le polemiche e le proteste che condussero alla non assegnazione del cencio.

«Siamo cresciuti insieme – racconta Gino Colibazzi, uno dei padri fondatori della Querciola – gli volevo veramente bene; era allievo di Beppino (Giuseppe Pes, ndr) e una volta mi chiese di seguirlo nel mondo del Palio come facevo con Il Pesse, nel momento che Beppino avesse deciso di smettere. Un anno, invece, che pensavo di non montarlo, mi disse: “Gino, fammi montare sennò scavalco il cancello”. È una notizia devastante, non so cos’altro dire».

Dalla Querciola – il sodalizio i cui colori ha indossato più volte a Fucecchio, ben 7 – Mari è poi passato a Sant’Andrea, Cappiano, Borgonovo, Porta Raimonda, Ferruzza e Botteghe; ha rischiato di vincere nel 2002 con Querciola e nel 2007 con Sant’Andrea. Quando ha iniziato a montare a Fucecchio, non era ancora quotato come negli ultimi anni: l’incredibile vittoria in rimonta del Palio del 2 luglio 2006 a Siena con la Pantera (beffando sul bandierino la nemica Aquila), è stata la vera sliding door della sua carriera.

A quel punto a Fucecchio, sebbene il suo fisico fosse più adatto ai colonnini e al tufo senese, ha quasi sempre potuto scegliere fra i migliori cavalli; non peccava di autoironia, era solito riconoscere con grande schiettezza quando non aveva reso secondo le aspettative. Si faceva scivolare gli errori addosso, almeno all’apparenza.

Era amato dai contradaioli per la sua esuberanza di eterno ragazzo, non era uno di quei fantini che nella settimana del Palio si chiudeva nei propri pensieri. Ed era proprio la sua esuberanza a renderlo così forte (almeno sul tufo senese, dove alla fine è diventato uno degli eredi del suo maestro Beppe Pes).

La sua ultima apparizione a Fucecchio risale al 2019, coi colori di Botteghe (indossati anche l’anno precedente). Brio aveva vestito anche la giubba della rivale Borgonovo, nel biennio 2011-12 (senza particolari fortune). Col gruppo stalla gialloviola – guidato dal capitano Stefano Alderighi – si era creato un rapporto che andava oltre quello professionale; anche se non era ufficialmente il fantino di contrada, era l’uomo da cui Alderighi era sempre ripartito nelle due ultime edizioni. «Ci eravamo sentiti domenica – racconta il capitano di Botteghe – per parlare di cavalli e di corse; poi oggi pomeriggio (ieri, ndc) ho ricevuto questa notizia e sono rimasto senza parole. Era come un fratello per me, sono veramente dispiaciuto. È una perdita enorme, soprattutto a livello affettivo». L’ex cava di argilla, a questo punto, rimarrà per sempre una delle poche piste dove Mari non è riuscito ad imporsi. —

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