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Pistoia, crisi senza fine nel commercio: in cinque anni persi oltre 400 negozi – L’appello di Confesercenti

di Redazione Pistoia

	La firma in un negozio alla proposta di legge di iniziativa popolare promossa dalla Confesercenti per le “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”
La firma in un negozio alla proposta di legge di iniziativa popolare promossa dalla Confesercenti per le “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”

Nello stesso periodo gli addetti del commercio al dettaglio sono passati da 8612 a 7595, con una diminuzione di 1017 addetti, pari all’11,8% e i dipendenti sono diminuiti da 4558 a 4246, con una perdita di 312 unità (-6,8%)

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PISTOIA. I numeri impietosi li fornisce la Confesercenti. Dal 2019 al 2025 nella nostra provincia hanno chiuso oltre 430 negozi di vicinato e, nello specifico, a Pistoia città le imprese che hanno chiuso sono state circa 170. Nello stesso periodo gli addetti del commercio al dettaglio sono passati da 8612 a 7595, con una diminuzione di 1017 addetti, pari all’11,8%. I dipendenti sono diminuiti da 4558 a 4246, con una perdita di 312 unità (-6,8%), mentre l’indotto è passato da 4054 a 3349, con una diminuzione di 705 unità (-17,4%). Allargando lo sguardo a tutta Italia, hanno cessato l’attività 111.455 imprese commerciali.

Un’ecatombe

Un’ecatombe che pare non avere fine dunque. Ed è «questo insieme di effetti economici e sociali che giustifica e impone una politica pubblica di sostegno al commercio di prossimità, non come difesa del passato, ma come investimento sul futuro delle nostre città», scrivono dalla Confesercenti. Mercoledì 9 settembre, proprio per questo, l’associazione di categoria invita i cittadini di Pistoia e delle città limitrofe a recarsi al mercato settimanale per sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare "Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità", lunedì 7 settembre sarà possibile firmare anche al mercato di Monsummano.

L’obiettivo

L’obiettivo è raggiungere 50.000 firme a livello nazionale «per dare un futuro migliore alle nostre città, contrastando la progressiva desertificazione commerciale e favorendo la rigenerazione dei territori».Secondo la Confesercenti occupazione, reddito d’impresa, affitti, servizi professionali, sicurezza, tributi locali, manutenzioni e coesione sociale, sono tutte ricadute che dipendono anche dalla presenza di una rete commerciale viva e diffusa. «Il commercio di prossimità non è soltanto un luogo dove si acquista: agisce come una vera e propria infrastruttura territoriale, garantendo occupazione diffusa, mantenendo attivi gli immobili, assicurando la presenza e l’accessibilità di beni e servizi e contribuendo alla vitalità dei centri urbani. L’obiettivo che la Confesercenti si pone è quindi quello di quantificare e tutelare il valore dell’ecosistema economico che ruota attorno ai punti vendita».

La grande differenza

Il calcolo è semplice: per ogni 10 euro spesi nelle attività commerciali fisiche, circa 7 euro del valore generato si radicano nel territorio; per ogni 10 euro spesi online, invece, circa 7 euro si delocalizzano. «È anche attraverso questa diversa capacità di trattenere valore che si misura l’impatto della progressiva riduzione delle attività commerciali fisiche sulle economie locali», viene ribadito nell’invito ad aderire alla proposta di legge di iniziativa popolare.

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