Il Tirreno

Pistoia

Il caso

Mistero del lago di Masiano, perché preoccupa l’ultimo post social del super esperto (e il coccodrillo non c’entra)

di Luigi Spinosi
Behra e la foto da cui è partita l’indagine e sulla quale si discute da settimane
Behra e la foto da cui è partita l’indagine e sulla quale si discute da settimane

L’allarme del naturalista, dopo il sopralluogo in zona, arriva in realtà per le specie alloctone che ha visto e che minacciano l’ecosistema

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PISTOIA. Magari il coccodrillo non c’è, ma il pericolo, quello c’è, eccome, anche se non è detto che si presenti sotto forma di fauci di alligatore. È quanto emerge dal racconto che Olivier Behra il naturalista francese, esploratore e tra i massimi esperti mondiali di coccodrilli, ha affidato ai social sulla sua esperienza pistoiese.

Behra era stato infatti ingaggiato il proprietario del terreno al centro del quale si trova il lago artificiale di Masiano, quello in cui sarebbe stato avvistato il coccodrillo, per scoprire se davvero nell’invaso si nascondesse l’animale. Un sopralluogo che al momento non ha fornito risposte definitive, né in un senso né nell’altro, ma Behra un pericolo concreto lo ha individuato. E non è il coccodrillo.

Il sopralluogo

«La scorsa settimana – ha scritto Behra sui social – mi sono recato in Italia per cercare di catturare un coccodrillo avvistato nel laghetto di un vivaio di piante ornamentali». Sul motivo primo della visita (c’è o no il coccodrillo?), come detto, non è arrivata una risposta definitiva ma, in ogni caso, secondo il naturalista, al momento – sulla base dell’unica “prova” (la foto) – non rappresenterebbe un pericolo: «Sebbene non abbia potuto osservarlo di persona, le fotografie mostrano un animale lungo poco più di un metro e mezzo. Ciò significa che passeranno ben vent’anni prima che possa rappresentare una minaccia reale tranne che nel caso, ovviamente, che qualcuno tenti di catturarlo».

Che cosa ha detto

«Tuttavia – e qui scatta la preoccupazione del naturalista – ciò che ho visto in quel lago sono state decine di specie di tartarughe invasive e gamberi di fiume alloctoni. Ed è qui che dobbiamo intervenire urgentemente. Contro le specie invasive. La sopravvivenza umana è impossibile senza biodiversità. L’introduzione del gambero rosso della Louisiana e del gambero californiano sta causando un disastro ecologico per diverse specie native ed endemiche in tutta la penisola italiana. Questi crostacei americani sono onnivori e molto aggressivi. Non solo stanno decimando il loro cugino locale, il gambero di fiume a chele bianche, ma stanno anche alterando profondamente le zone umide della Toscana. Predano massicciamente uova e girini degli anfibi locali, minacciando in particolare l'ululone dal ventre giallo appenninico e il tritone crestato italiano. Inoltre, queste specie invasive distruggono le aree di deposizione delle uova di diversi pesci endemici della regione. Dobbiamo sempre ricordare che una biodiversità ben gestita è vitale per l'umanità. Questi esempi concreti dimostrano che tutto è interconnesso».

In sostanza sì, abbiamo dei motivi per preoccuparci, ma almeno fino a quando non arriveranno prove certe della presenza dell’alligatore nel laghetto di Masiano (e comunque non prima di una ventina di anni secondo il naturalista), ma al momento è soprattutto delle apparentemente placide tartarughe (che poi, la specie invasiva, quella delle orecchie rosse, tanto placida non è) e dei gamberi di fiume americani che dobbiamo aver paura. Quelli ci sono eccome, ma non dovrebbero.

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