Da imprenditore alla strada, poi la rinascita: la storia di Andrea e il valore di “Housing First”
Il racconto di un ex carrozziere oggi ospite della struttura di Capostrada diventa il simbolo concreto di un progetto che restituisce stabilità, salute e possibilità di ricominciare
PISTOIA Gli ambienti lindi, le belle e significative frasi alle pareti di Ghandi e altri pensatori nascondono storie di vita difficile e rappresentano una importante risposta di umanità è l’alloggio per persone senza fissa dimora realizzato a Capostrada, all’interno del progetto "Housing First". Alla fine della conferenza di presentazione la sindaca Anna Maria Celesti si mette in posa per una foto assieme agli ospiti. Accanto a lei si accomoda un signore alto e magro che mostra una certa familiarità con la prima cittadina: «Mi ha aiutato tante volte questo signore - spiega la sindaca - era un bravissimo carrozziere».
Alle domande dei giornalisti la sindaca vuole rispettare la privacy dell’uomo, e taglia corto, «ha avuto una vicenda complessa». E però lui stesso a mettersi a disposizione e nel cortile nasce una sorta di conferenza stampa spontanea, che descrive una vita difficile e che meglio di tante parole ufficiali può spiegare l’importanza di un progetto come quello presentato ieri.L’uomo si chiama Andrea Cestelli ed ha 52 anni. È disposto a raccontare la sua vicenda soprattutto dare valore al servizio che sta ricevendo.
«Avevo tre aziende - attacca. Ho chiuso tutto tre anni fa. Dopo avere liquidato i creditori restai con pochi soldi che finirono subito. Vendetti pure le case. Dopo qualche settimana di albergo rimasi senza alloggio e lavoro. Sono rimasto un anno a dormire sotto le logge di una chiesa a Prato. Per sopravvivere facevo lavori saltuari. Sono stato salvato da un assistente sociale di Pistoia. È stato un cammino un po’ lungo. Dovevo rifare i documenti avendo perso la residenza a Pistoia. Qui sono rinato. Ora voglio ripartire. Farlo a 52 anni non è facile ma non lo è mai. Superati gli scogli interiori si ricomincia mettendo giorno per giorno dei mattoncini. Nei momenti duri ho avuto una mano dalle associazioni. Mi hanno fornito cibo e abiti. A Pistoia e Prato ho frequentato le varie mense della Caritas. All’inizio mi ha aiutato qualche amico ma il sostegno maggiore è arrivato dalle associazioni e da un due privati generosi con poveri. Le realtà che potevano aiutarmi le ho conosciute passo passo».Un autentico calvario per una persona che fino a poco prima era un benestante.
«Ero carrozziere da una vita, possedevo una piccola società immobiliare e un autonoleggio. La crisi si sviluppò a causa di alcuni mie problemi e a una serie di situazioni negative. Ho sistemato una mia parente che era all’interno della società immobiliare. Ciò mi ha prosciugato tutto ed era impossibile andare avanti».Eppure adesso Andrea vede la luce in fondo al tunnel. «Ho speranze e progetti avendo trovato la serenità della casa e mi voglio godere questo momento. Qui c’è tranquillità e salute. Star fuori significa pure ammalarsi spesso. Negli anni 2024-2025 sono stato ricoverato tre volte con la polmonite e prima di allora non ero mai stato in ospedale. Da dov’ero a dove sono cambia totalmente la mia prospettiva. Mi si è riattivata la tranquillità mentale per tornare del mondo del lavoro. Vivo giorno per giorno valutando una prospettiva. Mi trovo benissimo con gli altri ospiti, tutte persone tranquille.
Inoltre una struttura nuova agevola il benessere. Facciamo attività come pulizie e rassettare la camera e cucinare nella casa. Funzioni che ci tengono uniti e danno valore a quello che ci è stato donato in questo momento della nostra vita. Credevo che una volta ritrovatomi nella strada non potessi farcela visto che fin lì la mia era stata una vita agiatissima. Mi sono ritrovato a dormire sotto le logge di una chiesa, il parroco aveva installato un telone incerato da camion al muro e avevamo delle coperte e lì passavamo la notte, al mattino dovevamo rimettere tutto a posto, la chiesa si chiamava la Pietà. Il luogo era frequentato da persone con problemi vari molti per tossicodipendenza e convivervi era difficile. Non avevamo ovviamente un bagno e tutto rendeva quella vita un calvario. Ciò mi fa apprezzare ancora di più questa nuova opportunità».
