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Va in pensione il dottor Andreotti: ha curato generazioni di pazienti

di Carlo Bardini
Va in pensione il dottor Andreotti: ha curato generazioni di pazienti<br>

San Marcello, una vita passata a Prataccio: «Così è cambiata la professione»

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SAN MARCELLO. Lunedì scorso è stato il suo primo giorno da pensionato e ne ha subito approfittato per fare qualche lavoretto intorno casa. Quelli che, magari, lavorando a ritmo serrato, spesso era costretto a rimandare. Adesso Sandro Andreotti, 68 anni anni, sposato e due figli, ha tutto il tempo che vuole da dedicare a se stesso e alla sua famiglia. Dopo 38 anni di onorata professione medica ha appeso il suo stetoscopio, decidendo che era giunto il momento della meritata pensione.

Andreotti è l’ultimo della “vecchia guardia” di dottori, di quei medici di famiglia che hanno lavorato nello stesso posto per decenni e che conosce le famiglie che abitano il territorio. Una volta, infatti, assieme al parroco, il medico di famiglia era una delle figure più importanti nei paesi. Visitava nelle case e conosceva tutti. «È vero– sottolinea il medico – perché ho svolto la mia professione per 38 anni, occupandomi soprattutto dei paesi che facevano parte dell’ex Comune di Piteglio. Io sono originario di Prataccio e ho avuto la fortuna di lavorare nei miei luoghi». Per lui è sempre stato importante poter rimanere legato alle sue radici. «Non sono figlio di medici – spiega– e ho scelto questa professione perché la ritengo davvero bellissima ed affascinante, e soprattutto di utilità per il prossimo. Ma anche perché mi avrebbe permesso di continuare a vivere la mia montagna pistoiese, requisito per me fondamentale».

Specializzato in otorinolaringoiatria, dopo un breve inizio come guardia medica, Andreotti scelse di dedicarsi a fare il medico di famiglia. Quasi 40 anni di professione, una vita. E in questi anni è cambiato molto il rapportarsi del paziente al medico di famiglia. «Chiaramente i tempi cambiano e di pari passo anche la nostra professione ne ha risentito – racconta – Ad esempio quando cominciai le ricette si facevano a mano, mentre negli ultimi anni la tecnologia ha sostituito diverse pratiche. Io cominciai a usare il computer intorno al 1996 e dobbiamo riconoscere che per certi aspetti ha contribuito a snellire certe mansioni e facilitarle. Però io non ho mai perso il rapporto diretto con i miei pazienti. L’ho sempre ritenuto indispensabile, e sono rimasto il dottore che va nelle case quando lo necessita. D’altra parte si chiama medico di famiglia per una ragione. Inoltre questo modo di lavorare non ci consente solo di guarire il male ma anche di instaurare un rapporto di conoscenza con la famiglia che vive sul territorio».

Poi Andreotti sottolinea un aspetto degli ultimi anni. «Il periodo del Covid – dice – purtroppo ha cambiato molte cose che rimangono nel tempo anche se è stato un periodo circoscritto temporalmente. Una volta certe fasce di età di pazienti si vedevano raramente. Adesso invece il Covid ha reso tutti più insicuri e dal medico ci vanno tutte le fasce d’età». Gli abbiamo chiesto se aveva qualche consiglio da dare ai giovani che si avvicinano a questa professione. «No, non voglio darli – risponde – perché è giusto che ognuno faccia il proprio cammino e le proprie esperienze». «Vorrei ringraziare tutte le infermiere del territorio – conclude – per la competenza e la disponibilità dimostrate in tutti questi anni di fattiva collaborazione». Ora potrà dedicarsi ai suoi hobby e alla sua famiglia. 
 

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