Il Tirreno

Pistoia

Il caso

Pistoia, l’accompagna a casa e la stupra: 35enne a giudizio per violenza sessuale

di Massimo Donati

	L'aula del tribunale
L'aula del tribunale

La vittima riconobbe l’aggressore per strada 4 mesi dopo

3 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA. Era uscita di casa per andare a prendere un gelato in piazza del Duomo. Ed è lì che quell’uomo che conosceva solo di vista l’aveva salutata, per poi seguirla fino a un vicino pub dove aveva attaccato discorso e le aveva offerto da bere. A fine serata aveva tentato in tutti i modi di liberarsene, ma lui aveva insistito per accompagnarla fino a casa e, una volta davanti al portone, era riuscito a salire nel suo appartamento. Dove l’aveva violentata.

O, per lo meno, questa è l’accusa per cui la procura ha chiesto e ottenuto per il 35enne di origine marocchina il rinvio a giudizio. Imputato di violenza sessuale, l’uomo, residente a Pistoia, è comparso giovedì mattina davanti al tribunale collegiale che ha dato il via al processo, con l’ammissione dei testi dell’accusa e dell a difesa, rinviando poi l’inizio del dibattimento a maggio. Sul banco dei testimoni sarà chiamata a deporre anche la vittima della violenza, una cinquantenne anche lei residente in città.

L’episodio sarebbe avvenuto il 18 giugno 2022. Come detto, quel sabato sera la donna era uscita di casa dopo cena e aveva incontrato per caso l’imputato, da lei conosciuto di vista: sapeva che lo chiamavano “Antonio” in quanto anni prima erano soliti prendere lo stesso autobus. Fatto sta che quando lei, dopo i gelato, era andava in un vicino locale per ascoltare un po’ di musica, se l’era ritrovato accanto. L’uomo aveva attaccato discorso, chiedendole se si ricordava di lui, e offrendole una birra. Dopo aver bevuto, si era offerto di accompagnarla fino a casa con talmente tanta insistenza che lei non era riuscita a liberarsene nonostante gli avesse detto di no. Così come non riuscita a farlo desistere – anche raccontandogli la frottola che dentro c’erano altre persone – quando aveva voluto accompagnarla su per le scale fino al suo appartamento. Ed è stato lì che aveva iniziato a farle un complimento dietro l’altro, a dirle che si era innamorato di lei, avvicinandosi sempre di più, fino ad abbracciarla. Impaurita la donna era andata nel bagno con la scusa di fare la pipì, intenzionata a mandarlo via quando sarebbe uscita. Ma tornata in soggiorno l’aveva trovato senza maglietta. A quel punto, nemmeno la minaccia di ricevere un calcio sui genitali l’avevano indotto a desistere: il 35enne aveva afferrato la donna e l’aveva trascinata nella camera da letto violentandola.

Solo qualche giorno dopo la donna, vinta la vergogna che provava, aveva avuto la forza di confidare ciò che era accaduto a un’amica, che l’aveva convinta a sporgere denuncia ai carabinieri. A cui però non era riuscita a fornire elementi per identificare il proprio aggressore, se non qualche particolare somatico.

Era stato il 15 ottobre successivo che, mentre era a mangiare una pizza insieme al figlio nei presso di piazza San Lorenzo, la donna aveva rivisto il suo stupratore, iniziando a gridare. L’uomo era subito scappato ma il figlio era riuscito a scattargli una foto.

Il giorno successivo, sempre in compagnia del figlio, un nuovo incontro: entrambi lo avevano notato davanti a una gelateria nella zona di via Dalmazia e, senza farsi notare, avevano telefonato subito al 112, spiegando che lì davanti a loro c’era l’autore della violenza sessuale. Sul posto si erano precipitati i poliziotti della squadra volante, che, individuato il presunto stupratore, visto che senza documenti, lo avevano accompagnato in questura per l’identificazione. Per poi, informata la procura, denunciarlo a piede libero per violenza sessuale.

Una volta terminate le indagini, con la raccolta delle varie testimonianze, tra cui quella del gestore del pub i cui il 35enne marocchino aveva offerto d bere alla vittima, il pm Claudio Curreli ha chiesto il rinvio a giudizio, disposto nel maggio scorso dal giudice dell’udienza preliminare. Giovedì, l’inizio del processo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Primo piano
L'esperto

Terremoto in Lunigiana, il geologo: «È una zona a rischio elevato, così gli edifici si sono salvati»

di Melania Carnevali
Speciale Scuola 2030