Livorno, muore dopo un malore in carcere: aveva ottenuto i domiciliari il giorno prima
Il 55enne era ricoverato in ospedale. L’avvocato chiedeva da tempo la scarcerazione: «Si faccia l’autopsia, cose del genere non devono accadere»
LIVORNO. È stato trasportato all’ospedale dopo che si è sentito male in carcere. E purtroppo non ce l’ha fatta. Dopo qualche giorno di ricovero, il 55enne barese Angelo Giannini – arrestato nel 2024 e trasferito alle Sughere il 17 ottobre scorso in regime di Alta Sicurezza – è morto lì, nella struttura sanitaria, il giorno dopo aver ottenuto i domiciliari.
E adesso è il suo legale Saverio Ingraffia a chiedere che sia fatta chiarezza: «Ci auguriamo che il magistrato, nel cui lavoro abbiamo piena fiducia, disponga l’autopsia per chiarire le cause della morte – dice l’avvocato –. Giannini, per le sue condizioni di salute, era inadatto al carcere, dove non sono garantite le cure adeguate. Per questo abbiamo chiesto i domiciliari, che sono stati concessi tardivamente. Una cosa del genere non deve succedere più. Non devono esserci più altri Giannini».
L’arresto
Angelo Giannini era stato arrestato nel 2024 successivamente a un’operazione legata a un presunto intreccio tra mafia e politica a Bari. Il suo avvocato presentò da subito diverse istanze di scarcerazione a causa del progressivo aggravarsi delle condizioni di salute del suo assistito, ritenute incompatibili con la detenzione.
Ma gli arresti domiciliari gli sono stati accordati il 5 novembre scorso, giorno in cui Giannini si trovava in terapia subintensiva all’ospedale di Livorno seguito del peggiorare del suo quadro clinico.
Il malore
A quanto risulta, infatti, le condizioni di salute del cinquantacinquenne hanno portato il cardiologo che l’ha visitato in carcere a farlo trasferire al pronto soccorso. dopodiché l’uomo, ricoverato nella struttura sanitaria dal 27 ottobre, è morto. E il suo avvocato si è rivolto alla procura chiedendo di far chiarezza.
«Il mio assistito sarebbe dovuto tornare a casa il 5 novembre, in regime di domiciliari. Invece venerdì 6 è morto. Vogliamo capire perché», sottolinea Ingraffia.
«Vogliamo chiarezza»
Inoltre, dice l’avvocato, «abbiamo intenzione di portare avanti una battaglia di diritto. Non è possibile passare due anni e mezzo in carcere (Angelo Giannini è stato arrestato a Bari, poi ha girato varie case circondariali prima di arrivare, meno di un mese fa, alle Sughere di Livorno, ndr) dopo aver denunciato problemi di salute talmente gravi da essere incompatibili col carcere stesso. Vogliamo inoltre che siano accertate le cause del decesso in modo tale da capire se siano state fornite o meno le cure idonee volte a limitare il pericolo di morte. Non puntiamo il dito contro nessuno, ma vogliamo che certe cose non succedano mai più».
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