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Pisa, Maria Rosaria Boccia accusata di truffa: «Mi ha spillato 30mila euro»

di Lorenzo Carducci

	Maria Rosaria Boccia è accusata a Pisa di truffa aggravata ai danni di un amico di vecchia data
Maria Rosaria Boccia è accusata a Pisa di truffa aggravata ai danni di un amico di vecchia data

L’uomo sarebbe stato convinto dall’imprenditrice a investire in un locale di Napoli che in realtà non esisteva

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PISA. Avrebbe approfittato dell’amicizia di vecchia data con un coetaneo originario della provincia di Napoli, residente nel Pisano per lavoro, per “spillargli” 30mila euro. Come trappola, la proposta di investire i suoi risparmi in un’attività imprenditoriale redditizia: l’apertura di un locale di lusso, una terrazza bar affacciata sul golfo di Napoli, che avrebbe compreso ai piani inferiori anche altre attività. Ma in realtà il progetto non sarebbe mai esistito e lei, una volta ricevuto il bonifico, quei soldi non li avrebbe più restituiti.

È ciò che la Procura di Pisa contesta a Maria Rosaria Boccia, 43 anni, imprenditrice di Pompei nota per l’affair con l’ex ministro della cultura e attuale consigliere regionale della Campania Gennaro Sangiuliano, chiamata a difendersi nel tribunale pisano dall’accusa di truffa, con l’aggravante del danno patrimoniale di rilevante entità. Ma prima ancora della Procura, a contestare alla Boccia il presunto torto subito è lo stesso (ormai ex) amico di vecchia data, che dopo averla querelata, martedì ha reso la sua testimonianza in tribunale, davanti alla giudice monocratica Paola Giovannelli. L’uomo, costituitosi parte civile – assistito dall’avvocato Federico Cammarota, sostituito dall'avvocata Vittoria Amelio – ha ripercorso nel dettaglio i fatti oggetto del giudizio, dal primo contatto fino alle battute finali.

La vicenda risale al dicembre del 2021, quando ancora Maria Rosaria Boccia era ai più sconosciuta. Il quarantenne impiegato ha raccontato di essersi fidato della donna proprio per l’amicizia consolidata che li legava. A conferma della serietà del progetto, lei avrebbe anche fatto i nomi di altre persone note e facoltose già coinvolte nell’ambiziosa operazione.

Sarebbe tutto partito di lì a breve, per questo i soldi (in tutto 1, 2 milioni, tra cui i 30mila euro dell’amico) servivano subito. Così di fronte all’insistenza di quella che considerava una persona fidata, allettato dall’idea di poter guadagnare molto di più di ciò che avrebbe investito, si era convinto a mandarle i 30mila euro tramite bonifico istantaneo sul conto corrente a lei intestato. Salvo poi convincersi di essere stato ingannato. Nessuno sviluppo del progetto e nessun segnale di restituzione del denaro. L’impiegato si è così rivolto al giudice civile, ottenendo un decreto ingiuntivo che obbliga la Boccia a ridargli i soldi, di cui lamenta ancora la mancata restituzione. Ed è proprio per questo che ha deciso di querelarla.

All’udienza l’imputata non c’era e la sua presenza non era richiesta: il suo nuovo legale Saverio Sapia (il terzo in questo processo) ha chiesto come i predecessori un rinvio per termini a difesa, ma stavolta la giudice non lo ha concesso, dichiarando aperta l’istruttoria. Oltre alla parte civile, in aula è stato sentito un altro teste citato dal pubblico ministero Lydia Pagnini. Il processo andrà avanti nei prossimi mesi.

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