Pisa, il pm Pelosi: «Votare No perché noi e i giudici dobbiamo restare insieme, abbiamo lo stesso obiettivo: la verità»
L’intervista al sostituto procuratore e presidente della sezione pisana dell’Associazione Nazionale Magistrati
PISA. Mancano poche ore dal referendum costituzionale sulla magistratura, che domenica 22 e lunedì 23 marzo chiamerà i cittadini a esprimersi sulla separazione delle carriere – requirente e giudicante – e sulla composizione degli organi di governo dei magistrati. Ne parliamo con il dottor Fabio Pelosi, sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Pisa e presidente della sezione pisana dell’Associazione Nazionale Magistrati.
Dottor Pelosi, uno dei cavalli di battaglia di questa riforma è che se vincerà il Sì, verrà risolto il problema delle correnti all’interno della magistratura. Che ne pensa?
«Premesso che le correnti non sono altro che manifestazioni della pluralità di sensibilità che vivono all’interno della magistratura, non credo che con questa riforma i magistrati smetteranno di pensare su come essere o interpretare il proprio lavoro. I magistrati sono espressione della società in cui operano ed è normale che esprimano visioni differenti. Questo ovviamente non influisce direttamente sulla risposta di giustizia al cittadino, perché il nostro lavoro richiede una competenza tecnica (di scienza giuridica) elevata, le cui conclusioni sono congruenti alle premesse normative date. Applichiamo le leggi non le redigiamo».
Chi si dice a favore del Sì, compresi alcuni suoi colleghi, sostiene che nell’attuale assetto giudici e pubblici ministeri fanno parte della solita squadra e questo “inquinerebbe” la doverosa terzietà e imparzialità del giudice. Detta così la separazione sembrerebbe una regola di buon senso, non crede?
«Innanzitutto, non condivido la prospettiva calcistica che vede il processo come una gara tra due squadre: il processo penale non è una competizione e il Pubblico Ministero non gioca contro l’imputato, ma a favore dell’interesse pubblico. Questo è il motivo per cui Pubblico Ministero e Giudice sono insieme: hanno lo stesso interesse ovvero la ricerca della verità. Se il Pubblico Ministero si rende conto che l’imputato è innocente, deve chiederne l’assoluzione. Questa è una garanzia per il cittadino. L’unità della giurisdizione risale addirittura alla prima legge italiana sull’ordinamento giudiziario (Legge Cortese - 1865) e fu mutuata dal Regno di Sardegna (Legge Rattazzi - 1859), perché i magistrati (Giudici, Pubblici Ministeri ed appartenenti a quelli che all’epoca si chiamava Avvocatura dei poveri) dovevano costituire un unico corpo, avente la medesima formazione e le medesime garanzie. La terzietà ed imparzialità del Giudice non è affatto compromessa dall’appartenenza allo stesso ordine, perché altrimenti cosa si dovrebbe fare con i Giudici di Appello? O i Giudici di Cassazione? O addirittura con i Giudici del dibattimento che giudicano gli stessi fatti dei colleghi della stanza accanto delle indagini preliminari/udienza preliminare? Le persone sanno che nella stragrande maggioranza dei processi spesso il Giudice onorario o il rappresentante dell’accusa (detto VPO) è o è stato un avvocato? Non è la persona che fa la funzione, ma la funzione che fa la persona».
La composizione dei due Consigli superiori della magistratura (Csm) e dell’Alta Corte disciplinare prevederebbe il sorteggio di alcuni componenti. Che limiti ha questa soluzione a suo avviso? Quali alternative suggerirebbe come deterrente al dibattuto “mercato delle poltrone e degli incarichi”?
«Il sorteggio è in assoluto contrasto con quella che viene oggi paventata come valorizzazione del merito. Quale merito c’è nell’essere sorteggiati? La fortuna viene elevata a criterio compositivo di un organo di rilevanza costituzionale, i cui componenti saranno lì per caso, senza avere alcuna “accountability” ovvero senza rispondere ad alcuno per le loro scelte. Il sorteggio frattura il senso di responsabilità che deve legare una funzione a chi la ricopre. I Consigli Superiori diventeranno organi in cui nessuno deve rispondere a nessuno: ovviamente questo svilisce la loro autorevolezza, a discapito dell’intero potere giudiziario. Non a caso il sorteggio, come metodo di composizione di organi rappresentativi, non è adottato in nessun paese europeo. Mi preme poi sottolineare che non mi piace che la scelta dei direttivi degli uffici giudiziari venga definito “un mercato”: se vogliamo evitare ogni polemica si possono introdurre criteri vincolanti nelle scelte dei direttivi come, ad esempio, dare prevalenza all’anzianità di servizio ovvero introdurre incarichi temporanei con elezione da parte dei componenti dell’ufficio di appartenenza, come avviene in molti Paesi europei, laddove il capo dell’Ufficio non è altro che un “primus inter pares”. Per tutto questo non è necessario modificare la Costituzione».
C’è un aspetto che la preoccupa più degli altri di questa riforma? Da cosa si evincerebbe l’intenzione del governo di controllare la magistratura?
«Basta leggere le dichiarazioni del Ministro Nordio e di alcuni esponenti dell’attuale maggioranza: sono esplicite nel sostenere come i magistrati debbano essere controllati e come la riforma serva per fare in modo che questi diventino collaborativi alle politiche del governo. Non è questo il compito del potere giudiziario: noi magistrati tuteliamo diritti, sia che siano in linea con il governo sia che siano contro la politica del momento. E questa dichiarata intenzione si è espressa nella costituzione dell’Alta Corte Disciplinare, organo nuovo, anch’esso sorteggiato, e nel quale parteciperanno solo giudici di Cassazione e con una sola “rappresentanza di magistrati” nei collegi. Nessuno ha spiegato come questa Alta Corte funzionerà; la sua impostazione appare funzionale ad impedire il ruolo creativo della Giurisprudenza di merito, che in molti ambiti, come nei rapporti di lavoro o familiari, ha garantito ai cittadini il riconoscimento di diritti nuovi, prima che anche il legislatore se ne facesse carico».
Quali sarebbero, allora, le riforme di cui secondo lei avrebbe più bisogno il sistema giustizia?
«Investire risorse, personali e materiali, a sostegno degli uffici giudiziari e modificare le norme processuali, in modo da accelerare i tempi di risposta del sistema giustizia alle richieste dei cittadini, responsabilizzando tutti gli agenti, che a vario titolo, partecipano al procedimento giudiziario come, nel civile, gli Ufficiali Giudiziari, le Cancellerie o i Periti e, nel penale, la Polizia Giudiziaria, gli Assistenti Sociali, la Polizia Penitenziaria. Questi soggetti sono oggi lasciati sempre più soli e, pur con scarsissime risorse, riescono comunque a compiere miracoli».
In sintesi, perché votare No?
«Perché i valori che sono alla base della nostra Costituzione sono ancora attuali, anzi direi da attuare, non da cambiare».
