Il Tirreno

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Lavoro & diritti

Carta docente, soldi ai precari «Ma con troppa lentezza»

di Luca Cinotti
Un'aula in una foto di repertorio
Un'aula in una foto di repertorio

Pagamenti per chi ha vinto in tribunale: a Pisa sono centinaia

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PISA. Ci sono vittorie che lasciano in bocca un gusto amaro. È il caso di quella di tanti, tantissimi docenti precari che in questi giorni si stanno vedendo accreditare sul proprio “borsellino digitale” gli importi della Carta del docente. Un loro diritto che però si è trasformato in un calvario di ricorsi, tribunali, sentenze, spese da sostenere. E anche ora – spiega il sindacato – le procedure sono molto, troppo lente.

Il “no” del ministero

La carta del docente è uno strumento che fu introdotto ormai oltre una decina di anni fa dalla riforma della "Buona scuola" varata dal governo Renzi.

Un bonus che può essere utilizzato per l’acquisto di libri, testi e riviste, computer e strumenti informatici e permettere l’iscrizione a corsi o attività di aggiornamento e di qualificazione professionale. C’è un “ma”: fin dall’inizio per il ministero la linea è stata quella di concedere la carta solo a docenti di ruolo. Per i precari, dunque, niente da fare: per loro, considerati alla stregua di insegnanti di serie B, non c’era spazio per alcun bonus.

Battaglia nei tribunali

Così per i precari non c’è stata altra strada da percorrere che quella giudiziaria, spesso appoggiati dal sindacato. «In provincia di Pisa – spiega il segretario della Flc Cgil Pasquale Cuomo – parliamo di centinaia di persone».

E i giudici civili, nelle loro sentenze, non hanno dubbi: i 500 euro all’anno spettano anche ai precari. Per cifre che complessivamente possono arrivare a 2.500 euro, visto che il ricorso può coprire i cinque anni precedenti. C’è un problema. Il ministero dell’Istruzione non fa come Totò quando dice "E io pago!". Anzi, si rifiuta, nonostante il passaggio in giudicato delle sentenze e le lettere di diffida mandate dai ricorrenti, di aprire il portafoglio. E così ai docenti non rimane che bussare alla porta di un altro tribunale, stavolta quello amministrativo per chiedere "l’ottemperanza" di quanto deciso dal giudice civile.

«Ogni ricorso – spiega Cuomo – costa 100 euro. Purtroppo sembra che ci sia voglia da parte del ministero di accanirsi contro i precari». Anche in sede amministrativa le decisioni sono unanimi: il ministero viene intimato a saldare il debito, con la nomina di un commissario ad acta (spesso il prefetto).

I pagamenti

Questo passaggio non ha risolto la questione. Perché i pagamenti sono iniziati con il singhiozzo. Poi però l’arrivo dell’ondata di provvedimenti dai Tar di tutta Italia ha portato a una svolta. A renderlo noto, due giorni fa, l’Ufficio scolastico regionale con una nota: «Si comunica che nei primi giorni di gennaio 2026 la Sogei (Società Generale d’Informatica), gestore della procedura di erogazione del servizio “Carta del docente”, ha provveduto ad accreditare gli importi riconosciuti da gran parte delle sentenze che accertano il diritto alla carta del docente dei docenti a tempo determinato, trasmesse e notificate nel corso degli anni».

I sindacati, però, non abbassano la guardia: «Si sta pagando, è vero – dice Cuomo – ma con molta lentezza». E poi ci sono dubbi sul futuro della Carta: «Il Governo la vuole togliere. Al momento non ci sono riusciti, perché ci sarebbe una sollevazione. Ma questo è il loro obiettivo», conclude il segretario.

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