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Pisa, il progetto che salva le tartarughe marine intrappolate dalla pesca fantasma


	Una tartaruga intrappolata
Una tartaruga intrappolata

Life Oasis è un’iniziativa internazionale che unisce ricerca, tecnologia e sostenibilità per ridurre l’impatto della pesca sugli ecosistemi del Mediterraneo

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PISA. Ogni anno nel Mediterraneo molte tartarughe marine possono rimanere intrappolate in attrezzi da pesca persi o abbandonati. Proteggere gli ecosistemi del Mare Nostrum richiede un’azione coordinata e una responsabilità condivisa, tra i diversi Paesi e le diverse flotte che operano al suo interno, per proteggere la biodiversità, ma anche la sostenibilità della pesca e la sicurezza marittima.

Il progetto

Life Oasis è stato istituito per affrontare questo problema, un progetto pionieristico che combina tecnologia, ricerca e collaborazione diretta con il settore della pesca e marittimo a livello internazionale e che vede il Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa tra i partner. Il progetto durerà cinque anni e punta a mitigare gli impatti negativi della pesca e dei rifiuti marini sulla biodiversità del Mediterraneo, con particolare attenzione alle tartarughe Caretta caretta, una specie prioritaria, censita anche nella Direttiva Habitat e classificata nella Lista Rossa della Iucb come specie “vulnerabile” a livello globale.

Reti, lenze, nasse lasciate in mare e incustodite si possono trasformare in trappole mortali e possono continuare a catturare pesci e altre specie per mesi o addirittura anni, un fenomeno noto come “pesca fantasma”.

I dispositivi ancorati sul fondale marino

In particolare, il progetto Life Oasis svilupperà un modello intelligente di aFad (intelligent anchored Fish Aggregating Device), ovvero di dispositivi ancorati sul fondale marino usati per pescare in modo controllato e sostenibile. Gli strumenti saranno dotati di sensori avanzati per monitorare l’ecosistema circostante e raccogliere dati sulla presenza di pesci e specie protette come le tartarughe marine. Verrà inoltre realizzata una mappatura degli attrezzi da pesca abbandonati, persi o scartati nel Mediterraneo.

«Il progetto coniuga innovazione tecnologica e ricerca scientifica, promuovendo la sinergia tra pescatori, operatori del settore e ricercatori con azioni che si svolgono in continuità con le azioni di progetti finanziati in passato come Life Medturtles o Tartalife. L’obiettivo è triplice: prevenire la cattura accidentale delle tartarughe marine, promuovere la sostenibilità della pesca e tutelare la biodiversità – dice il professor Paolo Casale dell’Università di Pisa, referente scientifico del progetto –. Le iniziative che intraprenderemo avranno un impatto positivo sulla salute degli ecosistemi marini, contribuendo a limitare i danni alla biodiversità e riducendo il rischio di cattura accidentale di specie protette».


 

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