Pisa, nuovo Museo delle Antichità con ballatoio e affaccio sul prato: il piano e i tempi
Prosegue l’iter per il progetto dell’Opera della Primaziale
PISA. Il nuovo Museo delle Antichità dell’Opera della Primaziale Pisana, l’ente che “gestisce” i monumenti di Piazza dei Miracoli, dovrà passare anche dal voto del consiglio comunale. Il progetto prevede infatti, tra l’altro, la realizzazione di un soppalco e un aumento di volume fuori sagoma per la costruzione di un particolare affaccio sulla piazza. Per questo occorre un permesso di costruire in deroga.
Il tema è inserito all’ordine del giorno della prossima seduta del consiglio comunale, che si terrà giovedì prossimo. Ma prima deve passare dalla commissione consiliare permanente e questo, dopo che una prima convocazione è stata annullata, non è ancora avvenuto. Potrebbe dunque esserci un rinvio.
L’apertura del nuovo Museo delle Antichità del Camposanto di Pisa è prevista nel 2026. Il progetto museografico si basa sulle indicazioni del comitato scientifico nominato dall’Opera Primaziale e del gruppo di lavoro presieduto dal professor Salvatore Settis.
Sulla base di premesse archeologiche e storiche è stato portato avanti un progetto di percorso museale che, a partire dagli spazi storici del Camposanto, «si sviluppa principalmente – si legge nella documentazione dell’Opera Primaziale fornita ai consiglieri – nei locali addossati al lato nord del complesso storico, ovvero in locali che devono la loro attuale connotazione a rifacimenti recenti». Il progetto ha ottenuto il parere favorevole della Sovrintendenza.
Il percorso museale è diviso in due parti principali: la sezione espositiva a ovest, dedicata a opere e reperti archeologici che, pur facenti parte della collezione dell’Opera Primaziale, non erano esposte nel Camposanto, e la sezione del deposito visitabile a est, nella quale viene allestito il materiale archeologico non esposto nella prima sezione, all’interno di uno spazio dedicato alla pratica del restauro e agli aspetti correlati.
In pratica, «la sezione espositiva costituisce a tutti gli effetti un nuovo museo nel quale sono esposti gruppi di opere antiche con provenienze diverse, e di fatto risalenti alle civiltà egizia, greca, etrusca e romana».
Allo spazio espositivo, che consiste in 270 metri quadrati, si aggiunge un ballatoio di 135 metri quadrati, servito da un ascensore e da due scale, poste rispettivamente all’inizio e al termine del percorso sopraelevato. E questa è una delle realizzazioni per cui è richiesta la deroga.
C’è poi l’affaccio, definito un collegamento visivo. Nella relazione tecnica si sottolinea che «la facciata sulla quale si vuole aprire un collegamento visivo è il frutto di stratificazioni storiche, solo funzionali, che si sono succedute dalla seconda metà del XIX secolo al 2015». Nel dettaglio, la porzione in cui si innesta l’affaccio è stata realizzata durante i lavori del 1951, quando è stata realizzata la copertura del grande volume destinato a Museo dell’Antichità. «Non ci sono gesti velleitari – si legge ancora – né la volontà di incidere sulla percezione» di «un’immagine consolidata come quella del Camposanto», ma «solo il desiderio di un respiro verso una comprensione che dall’astrazione di un museo ci porti a riconsiderare il contesto» al quale museo e Camposanto appartengono. «Una semplice appendice vetrata sorretta da un telaio di metallo ossidato può bastare a costruire una piccola nuova visione, una piccola rivelazione nel prato della piazza».
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