Pisa, riapre l'ufficio postale di Porta a Lucca: i tempi e perché è stato chiuso
I locali sono sbarrati dal novembre 2023, il quartiere da tempo aspetta un segnale
PISA. «I lavori nei locali di via Lucchese sono iniziati. La data presumibile di conclusione è fine marzo-prima metà di aprile». Poste Italiane conferma che l’ufficio di via Lucchese, a Porta a Lucca, riaprirà e nella stessa sede. Il cantiere di adeguamento e riqualificazione dei locali è in corso. All’inizio della primavera il servizio dovrebbe tornare operativo.
Una notizia che i residenti attendevano da tempo. La chiusura dell’ufficio postale risale al novembre 2023 per inagibilità. In questi mesi sono stati tanti gli appelli per la riapertura di un servizio essenziale per il quartiere.
«I locali presentano condizioni igieniche non risolvibili, nonostante i lavori di manutenzione che vi sono stati svolti. L’ufficio di Porta a Lucca sarà comunque riposizionato nella zona, anche se i tempi non sono ancora quantificabili». Così Poste Italiane nel gennaio di un anno sulla chiusura dell’ufficio di via Lucchese. Il tema era anche stato oggetto di un question time in consiglio comunale a firma di Matteo Trapani, capogruppo del Pd, con risposta del sindaco Michele Conti. «L’ufficio postale sito nel quartiere di Porta a Lucca è chiuso dallo scorso 16 novembre con evidenti disagi per i cittadini del quartiere in quanto privi di altro sportello – aveva detto Trapani in consiglio –. Si teme non solamente che si protragga nel tempo, ma che lo stesso presidio venga definitivamente chiuso».
Niente nuovo sportello: si riqualifica
Poste aveva fatto sapere che il personale impiegato a Porta a Lucca era stato trasferito nei più vicini uffici con l’obiettivo di potenziali, in particolare quelli di via delle Medaglie d’Oro, piazza Martiri della Libertà e via Vecchia di Barbaricina. La società aveva assicurato che nel quartiere sarebbe stato comunque presente uno sportello, eventualmente anche in un altro edificio. La soluzione scelta è stata alla fine quella di riqualificare i locali “storici”.l
Francesco Loi
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