Il Tirreno

Pisa

L’intervista

Pisa, l’appello di don Salvatore ai volontari: «Aiutateci a tenere aperte le chiese»

di Francesco Paletti
La chiesa di San Sisto e don Salvatore Glorioso
La chiesa di San Sisto e don Salvatore Glorioso

Il nuovo responsabile dell’Unità pastorale. «Spazi di ascolto, ma da soli non ce la facciamo»

28 dicembre 2023
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PISA. San Michele in Borgo e San Pietro in Vinculis, per i pisani semplicemente San Pierino. Ma anche la parrocchia di San Ranierino e quella Sant’Apollonia, oltreché San Frediano e San Sisto. Praticamente quasi tutto il centro storico di Tramontana, quello che si spopola di residenti ma che è sempre più frequentato da giovani e visitatori, diventa un’unica unità pastorale. Anzi lo è già dal 1° dicembre, da quando l’arcivescovo Giovanni Paolo Benotto ne ha affidato la responsabilità a don Salvatore Glorioso, che è anche direttore del servizio per la pastorale giovanile e del centro diocesano (e regionale) per le vocazioni, oltreché segretario dello stesso Benotto. Con lui ci sarà anche don Tiago Siqueira, che ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale nel giugno scorso. Un parroco di 37 anni e un vice 32, due dei sacerdoti più giovani della diocesi, nella cosiddetta “Pisa della movida”, quella con sempre meno residenti ma che, soprattutto nei fine settimana, si popola di giovani e giovanissimi. «Il motivo di questa scelta? Andrebbe chiesto all’arcivescovo, ma credo indichi soprattutto la volontà di provare a rianimare, anche dal punto di vista pastorale, il centro storico, una scommessa non semplice, ma anche ricca di stimoli e di possibili nuove piste di lavoro» spiega don Glorioso.

Concretamente quando comincerà la nuova avventura?

«In parte, almeno per me, è già iniziata dato che sono amministratore parrocchiale di San Michele in Borgo dal settembre del 2018 e di San Pietro in Vinculis dal 2022. Però l’ingresso ufficiale lo faremo il 20 gennaio alle 17,30 nella chiesa di San Sisto con una celebrazione presieduta dall’arcivescovo. Subito dopo partiremo con le visite alle famiglie: sarà un’occasione di conoscenza molto importante...».

Che non sono numerosissime...

«No, ma sono di più di quelle che comunemente si crede. Esiste ancora una realtà di residenti pisani, da riscoprire e che nasconde anche aspetti di disagio e marginalità che chiedono attenzione».

Ad esempio?

«La solitudine degli anziani. Non ha idea di quante persone insù con gli anni ho incontrato anche in queste settimane che mi hanno detto che avrebbero trascorso il Natale da soli, o al massimo in con il marito o la moglie. Credo che la visita alle famiglie sia uno dei quei servizi pastorali da rinnovare profondamente per essere davvero quella “chiesa in uscita” a cui c’invita Papa Francesco. Anche con coraggio, consapevoli che accanto a molte porte aperte, probabilmente ne troveremo altrettante chiuse».

La vostra, però, è anche l’unità pastorale dei giovani o quanto, quella dei quartieri più frequentati dai giovani e degli studenti.

«Assolutamente. Già in questi anni, almeno in San Michele in Borgo, abbiamo provato ad offrire dei segni, lasciando il più possibile la chiesa aperta».

Chi entra?

«Davvero chiunque. Turisti e lavoratori pendolari. I poveri, ovviamente. Ma anche tanti giovani studenti. La sfida che abbiamo davanti è quella di annunciare loro Gesù, farglielo conoscere, attraverso segni, anche piccoli, che ognuno può cogliere attraverso la propria sensibilità. Ad esempio, molte persone che varcano la soglia della chiesa, hanno proprio bisogno di parlare: cercano proprio qualcuno con cui confrontarsi, O anche semplicemente sfogarsi».

Lo trovano?

«Cerchiamo di esserci il più possibile perché la chiesa può e deve essere anche uno spazio di ascolto gratuito e vero. Diciamo che in una chiesa e una parrocchia sola è più semplicemente (sorride ndr)».

Nell’unità pastorale che le è stata affidata, però, ce ne sono molte di più.

«Lo so bene. Alcune di esse, peraltro, oltreché luoghi di culto, sono anche veri e propri gioielli artistici».

Riuscirete a tenerle aperte e accessibili almeno per alcuni giorni la settimana?

«Non lo so, anche se mi piacerebbe molto. In generale credo proprio che non vi sia alcun parroco che ha piacere di tenere la chiesa chiusa e, quindi, quando capita d vederne diverse che non sono aperte, è solo perché non ce la facciamo materialmente. Anche noi avremo questo problema e sarebbe bello se qualcuno potesse darci un aiuto».

Chi?

«Penso in particolare all’associazionismo al volontariato culturale che in città è molto forte: un sostegno per consentire di tenere aperte almeno alcune chiese sarebbe un servizio importante, non solo alla comunità cristiana pisana, ma alla città tutta».

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