Il Tirreno

Pisa

arsenali medicei

Museo delle navi, i primi due padiglioni aperti tra un anno

di Maurizia Tazartes
Il cantiere agli Arsenali Medicei, sede del Museo delle navi
Il cantiere agli Arsenali Medicei, sede del Museo delle navi

La Sovrintendenza ha preparato un progetto più ampio con laboratori e punti ristorazione: costo dieci milioni

4 MINUTI DI LETTURA





PISA. Se tutto va in porto - la parola non potrebbe essere più appropriata - Pisa potrebbe avere un altro grande polo d’attrazione oltre Piazza dei Miracoli. Una vasta area aperta al pubblico che comprende Arsenali Medicei, Convento di San Vito, Palazzina della Monta, altri edifici del contesto e una spaziosa area verde. Tutto un grande complesso dedicato alle antiche navi, un patrimonio eccezionale, un unicum nella storia dell’archeologia navale. Paola Raffaella David, da febbraio soprintendente di Pisa, nel suo ufficio sul lungarno apre una grande carta con il progetto elaborato con la Soprintendenza archeologica della Toscana riguardo al Museo delle navi antiche e al suo futuro contesto. «Il progetto riguarda entrambe le istituzioni perché la Soprintendenza ai Monumenti si occupa del Museo delle navi antiche, mentre il restauro delle navi stesse è di competenza della Soprintendenza archeologica della Toscana».

Museo e non solo. Il progetto prevede, oltre al completamento degli interventi di restauro dell’Arsenale, la creazione - e questa è la novità- di un polo archeologico-museale insistente sull’intera area delimitata dal lungarno, da via Nicola Pisano e da via di San Vito. Un complesso dotato di servizi al pubblico e spazi verdi nei quali collocare ristorazione, biglietteria, bookshop, una sala conferenze, servizi indispensabili per organizzare un museo aperto alla città. Ci saranno anche uffici e laboratori della Soprintendenza archeologica, dedicati al restauro del “legno bagnato” a supporto delle attività di conservazione dei reperti museali.

Finanziamenti. Di recente, la Soprintendenza di Pisa e la Soprintendenza archeologica della Toscana, nell’ambito dei programmi di spesa dei Fondi Sviluppo e Coesione 2014-2020, hanno presentato al ministero il progetto per complessivi 10 milioni di euro. «Purtroppo l’intermittenza dei finanziamenti non ha consentito di disporre fino ad oggi delle risorse necessarie al restauro del complesso, la cui fruizione appare rilevante per riequilibrare i flussi turistici nella città, concentrati in piazza del Duomo. Di conseguenza, il completamento dei lavori è subordinato all’erogazione di un finanziamento che permetta il compimento dell’opera e la totale apertura del Museo e dei suoi servizi, attualmente chiusi al pubblico».

Apertura parziale. Cosa si sta facendo adesso? «Sono in corso interventi finanziati nel 2011 che consentiranno di aprire parzialmente il Museo tra un anno con la sistemazione dei primi due capannoni (a sinistra del prospetto principale guardando l’edificio) nei quali saranno esposte al pubblico alcune delle navi restaurate». Il finanziamento cui si riferisce Paola Raffaella David è di 4 milioni, distribuiti in parti uguali per il restauro degli Arsenali e il proseguimento degli scavi. Il Museo delle navi antiche potrebbe dunque accogliere entro la fine del 2015 alcune delle più belle navi rimesse a nuovo. Navi da trasporto e barche fluviali, pisane, romane, galliche, iberiche, greche, provenienti da vari porti del Mediterraneo, riemerse dagli scavi iniziati nel 1999 nella zona della Stazione di Pisa San Rossore.

La storia. La loro storia è nota: proprio tra la fine del 1998 e l’inizio del 1999, in occasione di lavori per la costruzione di un edificio presso la stazione di San Rossore, vennero fuori dal terreno reperti archeologici interessanti, individuati poi come antiche navi, affondate probabilmente a causa di alluvioni in quello che era l’incrocio tra un’ansa di mare e il fiume Serchio. Se ne sono individuate circa trenta, databili tra il III secolo a. C. e il VII d. C. Apparse perfettamente conservate per la mancanza di ossigeno e la presenza di falde sotterranee, hanno restituito quasi intatti corpi umani, legno, cordami, attrezzi da pesca, vasi con cibo, gioielli, anfore, monete. Una vera e propria “Pompei marina” da ammirare e studiare, unica in Europa, che rivelerà molti segreti della nautica antica. Dopo il ritrovamento sono cominciati i restauri dei reperti nei grandi cantieri della stazione di San Rossore, dove si lavora tuttora.

In contemporanea è iniziato il restauro degli Arsenali, per destinarli ad ospitare il futuro Museo delle antiche navi. Loro sede naturale, perché gli Arsenali furono fatti costruire da Cosimo I de’ Medici, su progetto di Buontalenti, negli anni Cinquanta del Cinquecento per le navi della flotta toscana. Otto lunghe navate di circa 60 metri, alte 8 e larghe circa 10, da cui nel 1540 uscì la prima galera, costruita da maestranze locali. L’iniziativa faceva parte di un più ampio progetto che mirava a restituire a Pisa l'antico splendore, perso dopo la resa della città ai fiorentini nel 1509. Cosimo I de’ Medici oltre alla nuova costruzione dei capannoni aveva acquisito le aree del convento di San Vito, che da quel momento avrebbero fatto parte degli edifici dell’Arsenale dando all’area il carattere cantieristico che manterrà fino al 1731, con l’arrivo degli Asburgo-Lorena.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il maxi-rogo

Incendio a Vicopisano, cosa abbiamo respirato? Rogo domato, ma adesso l’attesa è per i campionamenti Arpat

di Lorenzo Carducci e Luca Cinotti
Speciale Scuola 2030