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Il racconto

«Parla con me, possiamo farcela»: chi è il carabiniere che ha salvato il 40enne che minacciava di uccidersi – Audio

di Claudia Guarino

	A sx l'ingresso della caserma dei carabinieri di Cecina, a dx Daniele Candela
A sx l'ingresso della caserma dei carabinieri di Cecina, a dx Daniele Candela

Donoratico, in cinque minuti di telefonata il vicebrigadiere Daniela Candela l’ha fatto allontanare dai binari: «Ora lo andrò a trovare, gli ho detto che l’avrei ascoltato da amico ed è ciò che farò».

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DONORATICO. Cinque minuti per fare la differenza tra la vita e la morte. «Parla con me. Ti puoi fidare. Fidati di me. Ti garantisco che troviamo una soluzione. Ma tu allontanati dai binari. Esci dalla stazione. Vienimi a trovare in caserma. Vai via da lì». Cinque lunghissimi minuti.

Tanto è durata la telefonata con cui il vicebrigadiere dei carabinieri Daniele Candela, in forza alla centrale operativa della Compagnia carabinieri di Cecina, è riuscito a far desistere un uomo di 40 anni dal compiere il gesto estremo. «In casi del genere – racconta il militare – è importante non interrompere la telefonata cercando di instaurare un rapporto empatico con chi è dall’altra parte». Ma andiamo con ordine.

La telefonata e l'allarme

Martedì scorso intorno alle 14,10 un quarantenne chiama il 112 manifestando l’intenzione di compiere un gesto estremo nella zona della stazione ferroviaria di Donoratico a causa di una situazione personale particolarmente difficile. La chiamata viene girata alla centrale operativa dei carabinieri di Cecina (nella cui giurisdizione rientra Donoratico) ed è intercettata dal vicebrigadiere Candela. «Pronto, carabinieri, che cosa è successo?». «Voglio farla finita».

«Vieni via dalla stazione, che non risolvi nulla. Promettimi che vieni via dai binari, mi spieghi cosa è successo e io ti ascolto. Ti do la mia parola: ti aiuto. Ci confrontiamo e vediamo come possiamo ridurre questo momento tuo difficile, a volte sfogarsi e fare una chiacchierata ti fa stare più tranquillo. Fidati, sono separato anche io, anche io ho avuto le mie delusione ma ti assicuro che ci si può rialzare. Quello che vuoi fare non risolverà nulla. Esci dalla stazione, ti faccio venire a prendere dai miei colleghi. Ci sono passato io prima di te e ti dico che ce la possiamo fare. Ma ora ti devi allontanare dai binari e devi andare alla stazione dei carabinieri di Donoratico. Aspetta lì, ti mando una macchina».

«Lo andrò a trovare»

Il vicebrigadiere Candela stacca la telefonata solo quando l’uomo è arrivato dai colleghi. «La caserma di Donoratico era il luogo più sicuro per lui in quel momento – racconta il militare – e, quando si è presentato, il comandante della stazione era già lì per aiutarlo». I carabinieri sono addestrati ad affrontare situazioni del genere. «Frequentiamo un corso per gestire situazioni simili». Ma c’è anche il lato umano. Solamente quando ha saputo che l’uomo era in salvo, il vicebrigadiere Candela ha rifiatato sapendo di essere riuscito a salvare chi fino a poco tempo prima stava dall’altra parte della cornetta. «Lo andrò a trovare – racconta – al di là di tutto sia io che i miei colleghi ci prendiamo a cuore le situazioni. Gli ho detto che l’avrei ascoltato da amico e così voglio fare. Pensavo davvero ciò che ho detto durante quella telefonata». Sul caso interviene anche il prefetto di Livorno. «L’Arma dei carabinieri – sottolinea Giancarlo Dionisi – ha dato prova di cosa significhi servire lo Stato con preparazione, sangue freddo, senso del dovere e rispetto della persona, anche in circostanze nelle quali sarebbe facile lasciarsi condizionare dalla tensione». Candela ci tiene a menzionare il suo comandante alla Compagnia di Cecina, il capitano Domenico Grieco, perché «vigila sulla nostra formazione e ci è sempre vicino, pronto ad ascoltarci e indirizzarci». Alla centrale operativa dei carabinieri di Cecina, d’altra parte, arrivano telefonate di ogni tipo. Si va dalle segnalazioni di furti e danneggiamenti alle sempre più frequenti liti familiari ma «oltre alle chiamate di emergenza, ci sono anche casi di anziani che chiamano perché si sentono soli e abbandonati. Arrivano molteplici richieste di ogni genere e mi colpisce ogni giorno come il cittadino veda sempre di più in noi un’istituzione pronta a tutto, anche a dare un consiglio». 

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