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Piombino

Sindacati, scontro totale con Jsw: «Nell’accordo nessuna tutela per i lavoratori»

Sindacati, scontro totale con Jsw: «Nell’accordo nessuna tutela per i lavoratori»

L’appello di Fim, Fiom e Uilm alle istituzioni: «Non firmate un accordo distruttivo per Piombino, nel testo non c’è alcuna clausola di salvaguardia occupazionale»

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Piombino. Sciopero di 24 ore nella giornata di mercoledì 24 giugno, in concomitanza del tavolo fissato tra i sindacati e il presidente della Regione Eugenio Giani. E un appello accorato alle istituzioni affinché non firmino un accordo di programma con il gruppo indiano Jsw, senza alcuna garanzia per la tutela occupazionale dei lavoratori. Sì, perché il venire meno della  clausola di salvaguardia occupazionale sarebbe la novità – tremenda secondo il punto di vista dei sindacati – nella bozza di accordo di programma che a giorni sarà illustrata ai sindacati. Con una nota diffusa in queste ore Fim, Fiom e Uilm dichiarano ufficialmente guerra a Jsw e mettono pressione alle istituzioni che, nei prossimi giorni, saranno chiamati ad apporre la firma sull’accordo di programma. 

«Da notizie ufficiose che ci arrivano, stiamo per essere convocati al MiMit per essere aggiornati su un testo che non contiene la clausola di salvaguardia occupazionale per tutti i lavoratori – spiegano Fim, Fiom e Uilm – Dopo avere siglato un Memorandum il 1 Marzo 2024, non ascoltando la preoccupazione del sindacato e dei lavoratori che scioperavano a Roma sotto il Ministero, permettendo al gruppo indiano di “mantenere un livello occupazionale di non meno di 400 addetti”, adesso le stesse istituzioni comunali, regionali e nazionali stanno per compiere il delitto perfetto. Ribadiamo al Sindaco di Piombino, al presidente della Regione Toscana e al presidente dell'Autorità Portuale (al quale ricordiamo che stiamo ancora attendendo la sua convocazione), oltre che ai rappresentanti del MiMit, di non siglare nessun nuovo AdP che non contenga la clausola di salvaguardia che è contenuta nell'Art.14 dell'AdP da loro siglato il 24 Luglio 2018, che è quello tutt'ora in vigore, nel quale “la parte privata conferma l'impegno a mantenere alle proprie dipendenze i lavoratori agli attuali livelli occupazionali a condizione della disponibilità di ammortizzatori sociali nonché al mantenimento degli accordi sindacali”. I lavoratori hanno rispettato gli accordi siglati e pretendiamo lo facciano anche le Istituzioni».

Non è l’unica questione che i sindacati pongono sul tavolo. «Dopo anni in cui il vecchio accordo di programma è stato considerato troppo debole e privo di vincoli e garanzie, davvero qualche soggetto pubblico è disponibile a siglare un nuovo testo senza la garanzia occupazionale, permettendo licenziamenti solo per entrare magari in possesso di qualche pezzo di terreno? Davvero il futuro di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie per qualcuno vale così poco? – aggiungono – Ribadiamo, lo faremo anche nello sciopero del 24 sotto la Regione Toscana, che dovete fermarvi e venire a vedere in che condizioni Jsw ha ridotto lo stabilimento di Piombino.  Dal 2018 ad oggi il gruppo indiano ha fermato il treno barre (TMP), il treno vergella (TVE), ha praticamente distrutto il treno rotaie (TPP) che oggi marcia con un solo motore e con gravi problemi quotidiani impiantistici e di sicurezza che da un momento all'altro potrebbero segnare la fine dell'unico impianto che produce rotaie in Italia.  L'A.d. Vinay Tiwari qualche giorno fa ha dichiarato che una volta siglato l'AdP serviranno oltre due anni e mezzo per l'eventuale revamping ed è preoccupato che l'attuale impianto possa resistere per tutto questo tempo. In questi giorni la Proprietà indiana si è affrettata a smentire voci di interesse di altri gruppi ma noi chiediamo che sia il Governo a verificare se esistono soggetti, magari italiani, che siano interessati al business delle rotaie e comunque di valutare la partecipazione pubblica per tutelare un prodotto strategico come le rotaie. Ma va fatto prima di siglare un Accordo di Programma che potrebbe essere per il gruppo indiano lo strumento per fare ulteriore speculazione sulle spalle dei lavoratori e del territorio».

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