Piombino, assolto per le violenze alla moglie viene condannato per resistenza
Il trentaduenne era accusato di lesioni e maltrattamenti in famiglia, reati dai quali è stato scagionato. Punito per aver aggredito un carabiniere
PIOMBINO. Si è concluso con un’assoluzione il processo che vedeva imputato un trentaduenne egiziano, arrestato poco più di un anno fa con l’accusa di maltrattamenti in famiglia nei confronti della moglie, sua concittadina di 39 anni. L’uomo – difeso dall’avvocato Luciano Picchi – è stato condannato solamente per un reato secondario che lo vedeva imputato, la resistenza a pubblico ufficiale, per essere scappato quando i carabinieri erano intervenuti a casa per fermarlo. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Livorno, Antonio Del Forno, dopo aver ascoltato la persona offesa, ha assolto l’uomo dall’accusa principale e dichiarato il non doversi procedere per le lesioni personali, anch’esse contestate dalla procura.
La relazione
L’uomo era comparso in tribunale dopo l’arresto che aveva fatto seguito anche a un intervento dei militari dell’Arma nell’abitazione della coppia. I due, entrambi di origine egiziana, si erano sposati nel loro Paese d’origine: la donna si era successivamente trasferita in Italia e, dopo un periodo, era stata raggiunta dal marito. La vicenda giudiziaria aveva preso le mosse da forti contrasti fra i coniugi, culminati appunto nell’arresto in carcere dell’uomo. In un primo momento, invece, la procura aveva chiesto l’archiviazione. Poi altre violenze e una denuncia, rimessa, che ha portato al procedimento penale in questione.
Le contestazioni
Secondo il pubblico ministero titolare del fascicolo, Daniele Rosa, il trentaduenne aveva «sottoposto a gravi e reiterati maltrattamenti la moglie convivente, imponendole di occuparsi delle faccende domestiche senza tener in alcun modo conto i suoi impegni di lavoro, costringendola a sottostare ai suoi ossessivi controlli, aventi ad oggetto anche il suo telefono personale, relegandola a un ruolo sottomesso contro la sua volontà, e a tal fine anche, in almeno tre occasioni, ingiuriandola e percuotendola con violenza, con schiaffi e calci». Poi «con schiaffi al volto, strattonamenti ai capelli e, dopo averla fatta cadere a terra trascinandola contro la sua volontà, le ha cagionato traumi contusivi con edema emivolto sinistro e all’avambraccio sinistro, da cui derivava una malattia guaribile in cinque giorni». Infine, ed è il reato per il quale è stato condannato, ha spintonato il brigadiere dei carabinieri che lo stava arrestando. Il cittadino egiziano è stato punito solo per quest’ultimo reato: quattro mesi di reclusione, già comprensivi dello sconto di un terzo della pena per la scelta del rito premiale, che prevede appunto un abbassamento, in caso di condanna, del quantum. Dovrà anche pagare le spese processuali.
La sentenza
Il giudice ha quindi accolto in larga parte la linea difensiva, ritenendo non provate le accuse di maltrattamenti e dichiarando il non doversi procedere per le lesioni personali. Durante il periodo di custodia cautelare in carcere, nelle poche ore trascorse alle Sughere dopo l’arresto, l’imputato aveva raccontato di litigi reciproci, negando di aver picchiato la moglie. Nei suoi confronti – una volta tornato in libertà – era stato anche disposto un divieto di dimora a Piombino, misura finalizzata a impedirgli di avvicinarsi alla donna.
