Piombino, il Tar ordina la rimozione delle scorie a Jsw: ma l’operazione è già conclusa – La spiegazione
L’operazione concordata nel 2023 e che si sarebbe dovuta completare entro l’aprile del 2027 per la rimozione e l’avvio allo smaltimento di 44mila tonnellate di scorie, a fronte di un volume di 32mila metri cubi, è terminata in questi mesi in anticipo rispetto alla tabella di marcia
PIOMBINO. «Il gruppo Jsw Steel dovrà completare la rimozione dei cumuli di scorie di fusione ammassate nell’area nord nel perimetro dello stabilimento». È questo, in sintesi, il succo della sentenza del Tar della Toscana che avrebbe dovuto confermare al gruppo indiano prescrizioni e tempistiche imposte dalla Regione Toscana attraverso il riesame della Aia (Autorizzazione integrata ambientale) per l’attività di laminazione a caldo dell’acciaio. Ecco, l’uso del condizionale, in questo caso, è centrale. Il motivo? Quei cumuli di rifiuti accumulati in decenni di attività siderurgia, in realtà, Jsw Steel li ha già rimossi. Insomma, l’operazione concordata nel 2023 e che si sarebbe dovuta completare entro l’aprile del 2027 per la rimozione e l’avvio allo smaltimento di 44mila tonnellate di scorie, a fronte di un volume di 32mila metri cubi, è terminata in questi mesi in anticipo rispetto alla tabella di marcia. È quanto ha confermato il gruppo indiano al Tirreno, che chiedeva delucidazioni in merito alla sentenza del tribunale amministrativo della Toscana, pubblicata lo scorso 5 gennaio. «I cumuli sono stati completamente rimossi – fanno sapere dal gruppo Jsw Steel – e di questo abbiamo già inoltrato comunicazione ufficiale alla Regione Toscana». Insomma, se non è una tempesta in un bicchier d’acqua, poco ci manca.
Il Tar decide, ma...
Ma andiamo per gradi. Con la sentenza del 5 gennaio il Tar ha respinto il ricorso presentato da Jsw Steel contro la Regione Toscana e, di fatto, confermato la validità degli atti prodotti dallo stesso ente regionale, che avevano portato alla revisione dell’Autorizzazione integrata ambientale del 18 marzo 2025 e all’inserimento di nuove prescrizioni a carico dell’azienda, relative alla gestione dei rifiuti stoccati ormai da decenni nell’area dello stabilimento. Il gruppo indiano si oppose, sostenendo che la Regione non aveva competenza sulla questione, in quanto i cumuli non sono stati prodotti da Jsw, ma ereditati dal passato. E, dal momento che la procedura di rimozione era stata concordata in un accordo di programma, per Jsw la competenza sarebbe del ministero. Non solo. La stessa Aia (Autorizzazione integrata ambientale) per l’attività di laminazione a caldo dell’acciaio, l’unica rimasta in piedi dopo lo spegnimento dell’altoforno nel 2014, per Jsw non sarebbe lo strumento giusto. La questione è complessa, tanto che il Tar ha deciso di compensare le spese. E, nonostante, la rimozione completa dei materiali, Jsw impugnerà comunque la sentenza davanti al Consiglio di Stato. È probabile che, al di là del superamento delle criticità, si voglia comunque giocare fino in fondo la partita in punta di diritto relativa alle competenze e alle responsabilità in tema ambientale.
I cumuli e il contenzioso
I cumuli in questione erano ubicati su superfici non impermeabilizzate dell’area nord dello stabilimento. Da decenni. Secondo le relazioni di Arpat si trattava di una fonte attiva di contaminazione, dal momento che le piogge dilavavano le scorie, comportando infiltrazioni di metalli pesanti nella falda. Per questo la rimozione dei cumuli era considerata urgente e la Regione si è mossa imponendo delle prescrizioni e chiedendo un cronoporogramma all’azienda. Per i giudici del Tar la responsabilità dell’azione resta in capo a Jsw, non in quanto responsabile dell’abbandono incontrollato dei rifiuti, ma nella propria qualità di soggetto gestore dell’attività che ha condotto alla formazione dei rifiuti stessi.
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