Il Tirreno

Dolore e memoria

In bici da Desio fino all’Elba per ricordare gli amici morti: il viaggio a 40 anni dal tragico incendio de “La Pila”

di Manolo Morandini

	Le pagine del Tirreno pubblicate all’epoca del tragico incendio del 6 agosto del 1985
Le pagine del Tirreno pubblicate all’epoca del tragico incendio del 6 agosto del 1985

La partenza è prevista il 17 maggio: sull’isola si ritroveranno i compagni di classe dei ragazzi uccisi dal rogo

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CAMPO NELL'ELBA. È una ferita aperta. Quel legame stretto sui banchi di scuola è più forte del tempo. Si chiamavano Nadia, Marco, Davide, Emanuele e Sandro i loro compagni di liceo. Sono le cinque vittime dell’incendio de “La Pila” del 6 agosto 1985. Arrivati sull’isola per festeggiare l’esame di maturità furono inghiottiti dalle fiamme a bordo dell’auto con cui stavano cercando rifugio. A distanza di quarant’anni i loro compagni non li hanno dimenticati. E per ricordarli il 17 maggio un gruppo di loro partirà in bicicletta dal liceo di Desio per arrivare all’Elba. Un viaggio sulla scia dei ricordi e di un’amicizia che è sempre rimasta salda. Gli altri della classe li aspetteranno sull’isola. E sarà un modo per sentirsi di nuovo uniti e stringersi ancor di più ai compagni tragicamente morti.

Ad annunciare il progetto del viaggio della memoria è Giorgio Laveni, uno dei liceali del liceo Majorana di Desio. Di quella classe che finita la maturità si trovò a fare i conti con una tragedia difficile da accettare a 19 anni. Lo ha fatto con una lettera pubblicata sul Corriere della Sera. “Nel 1985, l’anno della nostra maturità al Liceo Majorana di Desio, cinque nostri compagni decidevano di festeggiarla con un viaggio all’isola d’Elba – scrive –. Ai tempi, andare all’Elba in cinque su una Dyane e con una tenda, ci sembrava una grande avventura. Nessuno di loro purtroppo fece ritorno. Vennero intrappolati dalle fiamme in un incendio, mentre cercavano di mettersi in salvo. Nel punto della tragedia, dove è stato posto un cippo, ci sono cinque grandi pini che, all’epoca piccoli arbusti, furono gli unici a salvarsi dall’incendio. Per ricordare i nostri amici il 17 maggio un gruppo di noi partirà in bici dalla sede del Liceo di Desio e in una settimana contiamo di arrivare all’Elba dove ci raggiungerà il resto della classe”.

La missiva è finita nelle mani anche del sindaco di Campo nell’Elba, Davide Montauti. L’amministrazione campese avrebbe già preso contatto con Laveni. Ogni anno, il Comune di Campo nell’Elba celebra la memoria delle vittime dell’incendio con una cerimonia nella piccola piazzola dove è stato eretto un cippo in granito e piantati cinque pini, gli unici esemplari che non furono inceneriti dal rogo. «La morte di quei cinque ragazzi è una ferita ancora aperta per l’Elba – afferma il sindaco Montauti –, il ricordo di quella terribile giornata è ancora impresso nella memoria di tutta la mia comunità elbana. Dopo quarant’anni dalla tragedia il gesto dei compagni di scuola è commovente e noi saremo qui, pronti ad accoglierli».

La tragedia

L’incendio scoppia all’improvviso, poco dopo le 16. Il 6 agosto del 1985 sull’isola splende il sole e soffia il ponente, fortissimo. Il caldo si fa sentire, quel vento non dà pace. Le fiamme partono dalla zona di Sant’Ilario. Il vento soffia a 60 chilometri orari. E si rivelerà una complicazione non da poco per le operazioni di spegnimento. I primi a intervenire sono le squadre dei vigili del fuoco e della Forestale. Poi sono entrati in azione un elicottero CH47 e un C222 della Protezione civile portando complessivamente 11mila litri d’acqua. Ma il fuoco pareva indomabile. I cinque ragazzi si trovano con la loro auto nella strada invasa dal fumo e dalle fiamme. Vengono investiti da devastanti lingue di fuoco che non gli lasciano scampo. Non possono fare nulla. Un agente della Forestale li trova agonizzanti, che urlano per il dolore. “Una scena terribile”, racconterà uno dei soccorritori. Quel pomeriggio del 6 agosto di quarant’anni fa fu una giornata di fuoco e di morte. La scena di quelle fiamme che correvano a velocità impressionante scavalcando le svolte di Sant’Ilario è impressa nella memoria di tanti elbani. Le raffiche di vento, le fiamme spinte al punto da farle diventare orizzontali. E la piana di Campo, soffocata da un fumo giallo e denso.

Uno dei giovani è morto poco dopo il ricovero all’ospedale di Portoferraio. Gli altri, in condizioni gravissime, in elicottero sono stati trasferiti al Sant’Eugenio di Roma. Ma non c’è stato nulla da fare. L’inchiesta per capire se l’incendio fosse stato causato da un piromane venne archiviata dopo alcuni mesi. Morirono cinque persone e andarono distrutti circa 150 ettari di bosco. Ma non i cinque pini che, per una incredibile coincidenza, riuscirono a sopravvivere alle fiamme e ancora sono testimoni di quel tragico pomeriggio d’agosto di 40 anni fa. Lì in una piccola piazzola, lungo la strada che dalla Pila conduce al piccolo borgo collinare, c’è il cippo in granito collocato in memoria delle giovani vittime del fuoco.

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