Il Tirreno

La stretta di mano anti-razzismo

di Luca Centini
La stretta di mano anti-razzismo

Pace fatta al campo sportivo dopo la frase offensiva rivolta al calciatore italo-albanese. L’abbraccio tra i giocatori e poi la foto di gruppo: «Una stupidata, ma per me era finita lì»

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VENTURINA. Una stretta di mano in mezzo al campo. Sorrisi, abbracci e una foto di gruppo per celebrare l’amicizia tra società e togliersi quell’etichetta del razzismo che, per chi conosce bene la storia della Polisportiva Venturina, è troppo scomoda per essere vera.

Giovedì sera al Mazzola di Venturina Burim Rushitoski, giocatore del Gavorrano Amatori, è stato accolto dai giocatori, dallo staff e dalla dirigenza al completo della Polisportiva Venturina. Il primo a chiedere scusa al calciatore italo - albanese è stato proprio Diego Scateni, il giocatore della Polisportiva che lunedì sera, durante la partita, si è rivolto in maniera offensiva al suo ex compagno di squadra (Burim ha militato per alcuni anni nella squadra venturinese): «Vai, prendi il barcone e tornatene da dove sei venuto». Un’entrata a “troncamacchia”, da espulsione, si direbbe raccontando l’azione di una partita di calcio. Solo che stavolta non si tratta di una pedata ben assestata sui parastinchi, ma di una frase razzista. Pronunciata tra due ragazzi che si conoscono e hanno giocato insieme. Grave, scomposta, detta – questa è la ricostruzione che danno tutti i protagonisti della vicenda – per un eccesso di foga. Tanto che il primo a non averci voluto costruire un dramma è il bersaglio dell’offesa. «Per me era finita lì – racconta Burim dopo aver stretto la mano a Diego Scateni – se avessi ravvisato in quell’uscita cattiveria avrei fermato la partita, avrei fermato tutto. Conosco Diego, ci ho giocato insieme. Non mi aspettavo sparasse una cazzata del genere, perché è stata una cazzata. Però mi dispiace per lui, per tutto questo tam tam».

Scateni ha capito subito di aver sbagliato, tanto da aver cercato a fine partita un compagno di squadra di Rushitoski (anche lui albanese) per chiedere scusa, mentre con Burim non è stato possibile visto che era uscito prima della fine per un piccolo infortunio.

Nel calcio, quando si va in difficoltà in difesa, c’è sempre un momento per ripartire in contropiede. E il contropiede fulmineo del Gavorrano e della Polisportiva Venturina, giovedì sera, si è concretizzato con una bella stretta di mano. Al campo, oltre al Burim, era presente la dirigenza del Gavorrano. «Abbiamo ottimi rapporti che non possono essere scalfiti per quello che è successo – racconta l’allenatore della Polisportiva Venturina, Simone Papini – Burim è una bravissima persona, lui e Diego si conoscono, sono amici. Quello che è successo è stato brutto, ma dovuto solo alla foga del momento. È bello che si siano chiariti». Stessa linea ribadita dal presidente del Gavorrano Amatori, Massimo Forestiero: «È stata bella la stretta di mano, così come è stata bella la foto di gruppo. Il modo più giusto per lasciarsi tutto alle spalle». Sì, l’obiettivo di ieri sera, mentre la squadra si allenava per la prossima partita, era cogliere l’occasione data da un episodio non edificante per costruire qualcosa di positivo. Roberto Barsotti è un dirigente storico della Polisportiva Venturina. A bordo campo sfoglia alcuni vecchi ritagli del Tirreno dedicati alla squadra che ormai da anni milita nel campionato Amatori: “Otto stranieri ma non è l’Inter”, titolava Il Tirreno. Sì perché il Venturina ha schierato in campo e ha fatto divertire tanti ragazzi non italiani, diventando negli anni un vero laboratorio di sport e integrazione. «Non siamo una società razzista, non siamo una squadra razzista, non lo siamo mai stati. E i tanti ragazzi che sono venuti da noi a giocare questo lo sanno bene». Via in contropiede, dunque. Perché nel calcio un liscio in difesa può sempre succedere. Ma l’importante è non perdere l’entusiasmo per tornare all’attacco. 

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