Campiglia, Sara Brogioni: «No a strumentalizzazioni, perché dovrei dimettermi?»
È scontro sulla mozione respinta per il ricordo di Norma Cossetto
CAMPIGLIA. «Si è voluto utilizzare la figura di Norma Cossetto non per commemorare le vittime civili della Seconda guerra mondiale, le italiane morte per la patria, né tanto meno le donne in sé o le vittime di violenza di genere, bensì per celebrare le vittime fasciste. Tutto questo, senza minimizzare né disconoscere in alcun modo che la Cossetto è una delle tante, troppe vittime di questa triste pagina della storia».
Tiene il punto la capogruppo di Bene Comune Sara Brogioni, finita nel mirino delle opposizioni e di prese di posizione che vanno ben oltre i confini di Campiglia Marittima per le argomentazioni con cui ha sostenuto la decisione della maggioranza di respingere la mozione promossa dalle opposizioni per intitolarle una via o uno spazio pubblico. Sono passati 82 anni dall’uccisione dell’istriana, infoibata nell’autunno del 1943 dai seguaci di Tito, quando aveva solo 23 anni. La sua storia è un simbolo del massacro delle Foibe che ha colpito gli italiani d’Istria, Fiume e Zara. Ma è anche l’emblema dell’incapacità di tenere insieme le fila della Storia, da destra come a sinistra.
Viene tacciata di negazionismo e revisionismo storico.
«Non ho mai rinnegato la strage delle Foibe, nonostante ciò, mi sono state attribuite parole che non ho mai proferito e, finito questo periodo concitato, mi riserverò di valutare se e come agire a tutela della mia persona e immagine».
Perché parla di strumentalizzazione sulla pelle della Cossetto?
«Per quanto la figura e la storia di Norma Cossetto sia stata storicamente appannaggio di una sola parte politica per decenni, vi sono alcuni dati che possono ritenersi innegabili, a conferma della strumentalizzazione fatta sulla sua pelle. E non secondaria appare la testimonianza di Ferdinando Cerri, cancellerie del Tribunale di Feltre e segretario della commissione giudiziaria che procedette all’identificazione della salma della Cossetto, che specificò che “dato lo stato di avanzatissima putrefazione il perito medico, dottor Materazzo, non poté accertare sul corpo segni di sevizie”».
La discussione innescata dal voto in consiglio è stata snaturata?
«Quella discussione è stata snaturata dalle opposizioni, incentrandola sul padre della Cossetto, affermando che le rifiutavamo una targa o altro perché il padre era fascista, ricostruzione quanto mai lontana dalla verità. Dagli anni 2000 le destre cercano di appropriarsi di vessilli femministi per supportare la loro retorica nazionalista e per le più disparate finalità politiche.
Insomma, lo vede come un polverone strumentale?
«Strumentalizzano la tematica della violenza di genere per estendere il consenso politico, per esempio, o per la celebrazione di una vittima fascista, in questo caso. Il tema dell’indipendenza e del protagonismo femminile nel caso Cossetto viene stravolto, per accusare di insensibilità gli avversari politici. Ed è esattamente quello che hanno fatto».
Ovvero?
«Si fa leva sulla sua figura di giovane donna, sulle sevizie subite, e il suo corpo viene oggettificato e abusato, ancora una volta».
Eppure, il presidente della Repubblica Ciampi nel 2006 l’ha ritenuta meritevole della medaglia d’oro al merito civile per la difesa della libertà.
«Né io né il mio gruppo abbiamo posto in discussione l’operato del presidente Carlo Azeglio Ciampi e sono ben disposta a confrontarmi con chiunque ritenga di poter sostenere, dimostrandolo, il contrario. Da quel conferimento sono passati 20 anni e nel frattempo altri studi storiografici sono stati portati avanti».
Si dimetterà da presidente della commissione pari opportunità, come chiesto dalle opposizioni?
«Non vedo per quale motivo dovrei dimettermi, soprattutto considerato la tendenza odierna a chiedere le dimissioni della parte avversaria a seguito di qualsiasi discussione. Questa controversia è stata da qualcuno cavalcata e alimentata con il solo fine di accusare la maggioranza di negazionismo facendo leva, in maniera certamente discutibile, sulla storia di una giovane donna solo per strumentalizzare la sua triste sorte per mera propaganda politica».
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