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Parapiglia nella gara di Seconda categoria in Toscana, il presidente del Porto Azzurro: «Ecco come è andata»


	Il presidente e un momento del parapiglia
Il presidente e un momento del parapiglia

Il numero uno del club: «Scene vergognose che fanno male al movimento calcistico: due nostri giocatori sono stati aggrediti»

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PORTO AZZURRO. «Queste sono scene vergognose e che non fanno nient’altro che del male al movimento calcistico». Luca Cinganelli, presidente del Porto Azzurro, ricostruisce quanto accaduto nel finale della partita di Monteverdi, la gara di Seconda categoria finita in un parapiglia.

Dice di non voler cercare colpevoli o giustificazioni, ma solo di voler precisare come sono andate le cose. «La gara è stata sospesa al minuto 88, dopo che il Porto Azzurro ha siglato la rete del 2-2, poco prima della ripresa del gioco, perché durante l’esultanza due dirigenti del Monteverdi 2006 presenti in panchina, hanno invaso il terreno di gioco e aggredito fisicamente due nostri giocatori, come si può vedere da un video che ormai gira da domenica. Uno dei due giocatori ha riportato escoriazioni al viso e alla gamba, manifestando dopo la gara un insistente mal di testa, per questo si è presentato al pronto soccorso da cui è uscito con una prognosi di cinque giorni».

La ricostruzione

Nel parapiglia, ricostruisce Cinganelli, è rimasto coinvolto un giocatore minorenne, anche lui finito al pronto soccorso (stessa prognosi).«Voglio precisare - aggiunge il presidente del Porto Azzurro - che ho parlato con il giocatore accusato di aver sputato, il quale mi ha giurato più volte dopo la mia insistenza a dirmi la verità di non aver fatto un gesto del genere, avrebbe esultato (magari un po’ sopra le righe) davanti alla panchina avversaria senza offendere nessuno, ma questo per me non giustifica la reazione dei dirigenti.

Non l’avrebbe giustificato neanche avesse fatto quel gesto, perché i dirigenti dovrebbero portare la calma e non accendere gli animi in campo. Capisco che talvolta diventa difficile ma chi ricopre quei ruoli dovrebbe mantenere sempre la calma, per questo ringrazio gli altri componenti della panchina avversaria che ci hanno aiutato insieme ai nostri dirigenti a riportare la calma poco dopo l’aggressione. A differenza di quanto ho letto, tutto ciò sarà durato uno, al massimo due minuti, ci tengo a precisare che tra giocatori non c’è stata nessuna rissa ma ovviamente solo qualche spinta dovuta alla mischia». Dall’aggressione è nato un parapiglia generale. «A nostro avviso non ci sono giustificazioni riguardo al comportamento dei due dirigenti del Monteverdi, senza il quale tutto quello che si è venuto a verificare non sarebbe avvenuto».

Il chiarimento

Il presidente chiarisce anche il fatto del “genitore in campo”. «In realtà non è mai entrato in campo, ma sarebbe entrato solo dopo il fischio finale nell’area adiacente gli spogliatoi (da regolamento i cancelli devono stare chiusi) - aggiunge - mi sono informato. Il genitore era presente per vedere la partita, ma essendo anch’esso un associato dell’Aia, è entrato nell’area degli spogliatoi con l’intenzione di dare supporto al direttore di gara, ma probabilmente credo che nella confusione del momento questo non è stato immediatamente capito. Noi non ci riteniamo in alcun modo responsabili dell’accaduto, ma anzi ci riteniamo parte danneggiata, restiamo adesso in attesa del verdetto del giudice sportivo».  

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