«Ora Piombino a stelle e strisce: se si cambia che sia alla grande!»
Città divisa dopo il video di Ferrari sull’avvio dell’iter per il cambio di Provincia Tra “sì” o “no” decisi a Grosseto si vuole saperne di più azzardando idee “estreme”
PIOMBINO. «Potendo aggregare una piccola comunità... sarei per chiedere l’annessione agli Stati Uniti, con Trump ci si fa! ». All’annuncio in video del sindaco Ferrari dell’avvio dell’iter per cambiare Provincia tra chi dice “sì” o “no” secco, c’è chi lancia idee “estreme”: se proprio bisogna cambiare, tanto vale diventare la 51ª stella della bandiera americana. Paradosso? Forse, ma rende l’idea di come i piombinesi stanno discutendo se “traslocare” dalla provincia di Livorno a quella di Grosseto.
Sorpresa per tutti, ma idea non proprio nuova e con precedenti differenti. Negli anni ’60, quando qui c’era il motore industriale dell’area, queste domande non se le faceva nessuno. Le fabbriche lavoravano a pieno regime, c’era ricchezza e le decisioni prese erano diverse: “pezzi” di territorio comunale si cedevano. Recenti le cene tra amici con discussioni accese sulla possibilità di “farsi restituire” da San Vincenzo un po’ di Rimigliano o riannettere il “villaggio degli svizzeri” da Follonica. Questo perché i tempi sono cambiati, l’industria ha perso slancio e le strategie territoriali sono tornate sul tavolo. Però, ora, la questione diventa ufficialmente più ampia: si resta con Livorno o si va con Grosseto?
«Con Grosseto – risponde Cristina Anselmi – credo si possano trarre vantaggi a cominciare dalla considerazione che non hanno un porto. Certo vorrei saperne di più. Fosse fatto un referendum? Voterei sì».
In corso Italia, sfogliando Il Tirreno su una panchina, Mirio Cerri e Aldo Rosselli commentano. «Io mi sento piombinese e voglio continuare a dire “dé”! – dice Mirio – Questa proposta girava già nel 2011 con Anselmi sindaco, poi finì nel nulla. Sinceramente, non ne capisco il senso». Per Aldo: «Noi siamo livornesi annacquati, ma il grossetano ha tutto un altro modo di essere. Basta andare a Follonica per rendersene conto! E poi, se stiamo sotto Grosseto, l’Elba... dove finisce?» .
Maurilio Campani vede la questione da una prospettiva più ampia: «Parlavano di nazione e di difesa – sottolinea –, ma parte dell’aeroporto civile di Grosseto è finito nelle mani dei russi che lo usano come vogliono. Non condivido questa riproposta, ma sono titubante su Livorno per il porto... se restiamo assicurino a Piombino più considerazione!».
Ornella Allasio, invece, di primo impatto non ha dubbi: «Così, a sensazione – afferma –, io andrei con Grosseto». Più cauta Jessica Pecchia: «Non conosco abbastanza la vicenda – confessa –. Ci avevamo provato e non è successo nulla. Resterei dove siamo, situazione già complicata così».
Ma è solo una questione burocratica? C’è chi sospetta che dietro questa proposta ci siano ragioni più politiche che pratiche. Alessandra Tognoni è perplessa: «Non capisco bene il motivo di questa iniziativa. Non era nel programma, e – aggiunge – poi non ho mai sentito questa esigenza tra la gente. Io ho un’azienda in città e vorrei sapere quali sono i veri vantaggi. Per ora vedo solo una vicinanza culturale che mi sembra poco concreta. Se poi fosse una mossa per una candidatura a Roma o alla Regione nel collegio di Grosseto, invece che in quello di Livorno… beh, a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca! Per altro, geograficamente, io preferirei la Garfagnana!».
Cinzia Cioncoloni ricorda quanto il dibattito non è nuovo: «Quando raccoglievamo firme del possibile passaggio con Grosseto, ero in consiglio con Anselmi. Convinti della bontà della proposta, poi tutto si bloccò. Comunque il procedimento è tutt’altro che semplice». Monica Remorini si sente più vicina a Livorno: «Sono suveretana, ma ormai piombinese e livornese d’adozione. Vorrei capire quali sarebbero i reali vantaggi economici. Se si tratta solo di una questione di “sentirsi più maremmani”, non so quanto abbia senso». Per Maurizio Canovaro «non ci sono preconcetti a favore dell’una o dell’altra ipotesi, ma va pensata bene – spiega –. Cosa succederebbe alle “reti” di cui facciamo parte come l’Autorità di sistema portuale o la Parchi? Quale rapporto con gli altri quattro comuni della Val di Cornia con cui Piombino è legata e ha lavorato in accordo?».
Tra Livorno, la Maremma fino ai sogni a stelle e strisce, al centro dell’attenzione c’è Piombino che orgogliosamente alla sua identità ci tiene.
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