Mangiafoco suona l’allarme: «Piombino mai spenta come ora e vi spiego perché»
L’oste preoccupato: «Il cuore in piazza Bovio? Per me è una presa in giro. La gente finirà per cercare la vita altrove»
PIOMBINO. «Guarda, due anni al massimo. Poi questa città fa il botto. Dammi retta, io i numeri non ce li ho, non sono mica un propagandista, ma vedo tante persone. Da una vita. E mai in 26 anni di carriera mi sono trovato in una città così spenta». Non si trattiene Mangiafoco. Daniele Spagnoli, “Danielone” per i tanti piombinesi che da anni si godono i suoi piatti, questa cosa la vuole dire a tutti i costi. Tanto da contattare Il Tirreno, invitandolo nei locali dell’Osteria in via Galileo Galilei.
Danielone si toglie il grembiule, si prende una pausa tra una granfia di polpo e il suo rinomato stoccafisso e si siede a uno dei tavoli liberi del ristorante. Pensa un attimo al grande cuore in piazza Bovio, la notizia del giorno. Poi parte col suo vocione: «Oh, questi ruzzano, ma qui i problemi sono importanti per davvero», attacca andando subito dritto al punto. Senza passare dall’antipasto, giusto per restare in tema. «Senti – attacca – ma voi non vi siete accorti di quello che è successo quest’anno? Siete andati a giro d’estate? Sai, d’inverno è tutto chiuso, va bene... Oh ma l’estate sembrava ci fosse il coprifuoco! I miei clienti di sempre mi chiedevano: “Daniele perché c’è il buio, perché non fate niente quest’anno?”. Una moria, ecco cosa è successo. E, via, ti dico anche questa: una clientela povera come quest’anno, da quando lavoro nei ristoranti, non l’avevo mai vista. Io ho fatto all’incirca gli stessi tavoli della stagione passata, ma con il 35 per cento di incassi in meno. Il vino? Peggio. Ne ho venduto il 60 per cento in meno». Ecco che la polemica, finora tenuta entro i confini della città, si allarga. Dall’Osteria Mangiafoco a Palazzo Chigi. «Il governo – riprende – da almeno un anno bombarda con nuovi decreti, raddoppia le sanzioni per chi beve e poi si mette alla guida. Ecco, io dico: in questa città dalle 20 non ci sono più servizi pubblici. Qualcosa che mi consente, come in tante città d’Italia, di andare a cena, bere qualche bicchiere di vino e tornare a casa senza dover guidare. Ci sono ristoratori che pensano di fare anche il servizio taxi, ma scherziamo per davvero? Hai fatto il decreto? Allora almeno dammi i servizi».
Non le manda a dire Danielone, non è nel suo stile. È incazzato. «Sì, sono incazzato – dice – Io l’ho vista questa città quando la gente stava strizzata in corso. Ecco, sono sicuro che quella del 2024 sia stata la peggiore estate che si sia mai vista in 26 anni. Non sono politico, non c’ho i dati. Ma ho la visione, sto sul territorio. E sai cosa vedo? Fuori dal mio ristorante vedo che si pensa solo a fare operazioni di superficie. Il cuore in piazza Bovio? Ma a me del cuore mi porta una s... Dai, oggiù. E se uno ci passa sotto, gli viene la fortuna? Io la prendo come una presa in giro, Piombino sta morendo. Perdiamo cittadini, tra poco siamo 30mila. E intanto tutti zitti. La gente cercherà la vita altrove». Per il ristoratore il rilancio della città non può prescindere dal superamento dello stallo in cui è piombata la fabbrica. «Qui c’è un tentativo di fare turismo, ci vuole tempo, più tecnica e più esperienza – insiste Spagnoli, facendosi più serio – ma non ci si può vantare di vivere con 50 giorni veri di turismo. A me pare un bluff, altro che nuovo miracolo. E gli altri 300 giorni e rotti? Secondo me finché non si mette a posto la situazione dentro lo stabilimento...». Bene, ragionamento concluso? Non esattamente, non rammentate a Danielone il rigassificatore. Il vocione, in questo caso, tende ad alzarsi ancora. «Darsi la zappa sui piedi come ha fatto in questi anni la giunta e come hanno fatto i comitati per il rigassificatore è assurdo. Un capolavoro – attacca – Siamo andati per mesi nei tg nazionali. “Piombino esplode”, “Piombino è inquinata”. “I pesci s’ammalano, poveri”. E via così. Ma ti sembra poco? E poi si vuole che venga gente a Piombino. Sì, auguri». L’oste torna in cucina, c’è da controllare i fornelli. Tanto quello che voleva dire l’ha detto.
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