Piombino, pestato ai Diaccioni: presunto aggressore in carcere ma è caccia aperta al complice
Disposte le perizie genetiche su pietre e frammenti di bastoni
PIOMBINO. Una perizia genetica sui reperti sequestrati il giorno del pestaggio in via del Crinale ai Diaccioni. In particolare, relativamente al sangue rinvenuto sulle pietre e sui frammenti di bastoni isolati dai carabinieri di Piombino nelle immediate vicinanze del luogo dove nella serata dello scorso 22 maggio è stato trovato, nudo e con profonde ferite al corpo e alla testa, il 49enne di origini campane al centro di un giallo ad oggi ancora tutto da risolvere. Perché se è vero che le tracce di sangue appartengono verosimilmente alla vittima dell’aggressione, su quegli oggetti potrebbero essere rinvenute tracce anche degli stessi autori del pestaggio.
È questa la richiesta inviata nei giorni scorsi dalla Procura della repubblica di Livorno e, nello specifico, dal pubblico ministero Giuseppe Rizzo che è a capo dell’inchiesta (così come del fascicolo sull’incendio doloso dell’appartamento di via L’Hermite, avvenuto nel pomeriggio del giorno dell’aggressione e in cui il 49enne aveva soggiornato per alcuni giorni, e di quello sul tentato furto nello stesso appartamento poi dato alle fiamme). Con un triplice scopo: arricchire il fascicolo d’indagine di ulteriori elementi utili a far luce su quanto avvenuto quella sera, aggiungere un eventuale nuovo indizio di colpevolezza a carico di Giovanni Farace (il 24enne arrestato e ritenuto dagli inquirenti uno dei responsabili del pestaggio insieme a un altro uomo, ad oggi ancora non identificato) e trovare un ulteriore elemento utile all’identificazione del secondo aggressore del 49enne campano.
In pratica, isolare il Dna del secondo uomo cosi che, una volta identificato, possa essere subito effettuato un esame di compatibilità genetica. I reperti, per quanto è dato sapere, saranno presi in esame da una squadra di esperti di Firenze. Ma serviranno settimane (almeno un mese, secondo le prime stime) per avere qualche riscontro da queste analisi.
Nel frattempo, le indagini sul caso proseguono. Al momento Farace resta l’unico arrestato: il provvedimento, supportato dal pericolo di fuga sottolineato dal Pm nel dispositivo di fermo di indiziato di delitto, è stato eseguito verso la fine di maggio. A indicarlo come uno dei possibili aggressori ci sarebbe il racconto di una delle due testimoni che hanno trovato a terra il 49enne: la donna avrebbe infatti visto i due aggressori darsi alla fuga su un’auto di cui sarebbe riuscita a ricordare il numero di targa.
Vettura che, come riportano gli esiti dei controlli effettuati dai carabinieri, non solo è stata ripresa dalle videocamere di sorveglianza nelle vicinanze di via del Crinale in un orario compatibile con quello dell’aggressione, ma risulta intestata proprio alla convivente di Farace. E dunque, secondo gli investigatori, nelle disponibilità del giovane portato al carcere Le Sughere di Livorno perché indiziato di tentato omicidio.
La vittima del pestaggio nel frattempo, risvegliatasi dal coma, dopo il lungo ricovero all’ospedale di Cecina è stata trasferita in una clinica di Napoli, più vicino ai suoi familiari. Le sue condizioni sembrano in miglioramento ma l’uomo avrebbe ancora problemi a ricordare con chiarezza e a raccontare quanto accaduto la sera del 22 maggio: la Procura attende quindi ancora una svolta decisiva per individuare il secondo presunto aggressore e chiudere il caso.
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