Pistoia, la truffa dei giovani imprenditori con i fondi per l’avvio dell’attività
Tre condanne della Corte dei conti: devono restituire i soldi alla Regione
PISTOIA. Soldi ricevuti dalla Regione per avviare un’attività imprenditoriale utilizzati per coprire altre spese o investiti in settori estranei a quello per cui erano stati erogati.
La Corte dei conti ha condannato due imprenditori con attività a Pistoia e Prato a restituire alla Regione circa 19mila euro a testa, gli importi versati nel 2017 e nel 2019 come acconto sul contributo complessivo. Spese mai rendicontate o giustificate in maniera confusa. Il denaro non sarebbe servito per fare impresa, venendo meno allo spirito dell’agevolazione. Si tratta di singoli casi di procedimenti più ampi su cui ha indagato la Guardia di finanza mettendo nel mirino anche professionisti e società di consulenza con fascicoli penali aperti dalla Procura di Prato.
La condanna è stata pronunciata per Nicolò Napoli, 35 anni, di Nizza Monferrato (Asti). Titolare della Ethec Srls, sede legale a Pistoia, avrebbe dovuto realizzare un’attività di noleggio auto con conducente. A due anni dall’erogazione dei soldi, la Regione aveva revocato il contributo disponendo il recupero dell’acconto versato di 19.200 euro. L’accesso alle banche dati aveva fatto emergere che il rappresentante legale della società risultava titolare anche di un’autonoma ditta individuale costituita nel luglio 2017, esercente l’attività di noleggio autoveicoli con luogo di esercizio sempre in Pistoia, via Cesare Pavese 6. «In ordine alla pratica del finanziamento di cui al bando “Creazione Impresa” veniva, altresì, accertato che non risultava alcuna fattura ricevuta dalla società, né per l’acquisto di auto, né per l’utilizzo in locazione di auto da parte di società di noleggio e/o case automobilistiche, né risultavano auto intestate alla Ethec Srls o al signor Napoli, né dalla rete Web emergeva alcuna informazione riguardo all’attività della Ethec Srls» si legge nella sentenza pronunciata in contumacia.
Il secondo caso riguarda Virginia Finetti, 27 anni, di Prato, residente a Agliana titolare della “Cherie Creperie & Cafè di Virginia Finetti” (poi cancellata) a Prato.
Per la Corte dei conti la 27enne «dopo aver ricevuto indebitamente il finanziamento pubblico, non ha realizzato, secondo quanto previsto dal bando e dalla domanda di finanziamento, il programma imprenditoriale previsto. In siffatto modo ha arrecato un danno all’amministrazione derivante dalla mancata realizzazione degli scopi propri della misura e dalla conseguente sottrazione delle risorse ricevute agli scopi stessi». Finetti, attraverso il suo legale, si è difesa sostenendo di essersi fidata della società di consulenza e di aver iniziato a pagare a rate il debito con l’Agenzia delle entrate. Una parte di quanto versato è stata scalata dall’importo stabilito dai giudici contabili. Da 19.600 iniziali si è scesi a 18.761 euro. Infine, terza condanna a carico di Isabella Francini, 48 anni, residente a Pontassieve, titolare della ditta individuale “Zia Isa”(inattiva) a Firenze. Deve restituire 19.400 alla Regione «per aver ricevuto indebitamente il finanziamento pubblico e non aver realizzato, secondo quanto previsto dal bando e dalla domanda di finanziamento, il programma imprenditoriale previsto».
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