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cronaca

I carabinieri e il Parco svelano il nuovo museo dell’isola di Montecristo

L'inaugurazione della sala espositiva e dell’orto botanico nell’isola di Dumas. Il tour ha toccato anche un’altra perla: Pianosa e l’ex carcere di massima sicurezza


13 aprile 2022 Giuseppe Boi


PORTOFERRAIO. La maggiore a Pianosa. La minore a Montecristo. Aggettivi non riferiti alla superficie delle due isole, ma a due uccelli che le scelgono per riprodursi: la berta maggiore nell’isola piatta, la berta minore nell’isola resa del conte di Alexandre Dumas. I due animali sono stati tra i protagonisti della giornata organizzata ieri dal Parco nazionale dell’arcipelago toscano (Pnat) nei due scogli in mezzo al Tirreno. L’occasione è stata offerta dall’inaugurazione del nuovo allestimento del museo naturalistico e dell’orto botanico realizzato dai carabinieri forestali nell’isola di Montecristo.

Quello realizzato dai carabinieri non è solo un museo e orto botanico. È una sfida per un futuro sostenibile che difende la natura ma la rende allo stesso tempo fruibile al pubblico. «Quest’isola è una perla di biodiversità che difendiamo a spada tratta», ha sottolineato il generale di corpo d’armata Antonio Pietro Marzo (comandante del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari), accompagnato dal generale di divisione Michele Sirimarco e dal tenente colonnello Francesco Materiale e dai vertici dell’arma in Toscana.

Una difesa di cui sono protagonisti anzitutto «gli operai forestali che – ha spiegato il colonnello Giovanni Quilghini, comandante del reparto biodiversità – non solo vengono qua anche in inverno per curare il ripristino dell’habitat, la gestione dei sistemi e la manutenzione delle strutture, ma sono così specializzati da suggerire come difendere e portare avanti quest’area protetta».

Un impegno che ha permesso di riscoprire una specie considerata estinta da Montecristo come la felce tirrenica: esplorando un vallone hanno trovato un esemplare che si era salvato dalle capre (animale simbolo di Montecristo). Oppure che raccogliendo le ghiande dei lecci consentono la riproduzione di queste piante uniche: attraverso studi col carbonio 14 si è stabilito che su questo scoglio raggiungono i 700 anni d’età e sono i più antichi del bacino mediterraneo.

Queste rarità sono conservate e curate nell’orto botanico a fianco al nuovo museo di Montecristo. «È un allestimento piccolo ma dà l’idea della grandissima biodiversità presente nell’isola ed è il risultato dei progetti che, ad esempio, hanno favorito la riproduzione della berta minore di cui nell’isola è presente il 4 percento della popolazione mondiale», ha sottolineato il presidente del Pnat Giampiero Sammuri accompagnato dal direttore Maurizio Burlando che ha ricordato come «il Parco da solo rappresenti il 24 percento delle aree protette a mare di tutta Italia».

«Tutto questo è un patrimonio non solo della Toscana e dell’Italia, ma del mondo», ha chiosato Lucia De Robertis, presidente della commissione regionale ambiente, presente ieri con i consiglieri Marco Landi e Gianni Anselmi. Una meraviglia ai più sconosciuta: «È territorio comunale di Portoferraio, ma non c’ero mai stato», ha ammesso il sindaco Angelo Zini. Ma che il Parco rende visitabile ogni anno a un numero limitato di persone (vedi box a destra) favorendo un turismo rispettoso dell’ambiente.

Stessa tutela riservata anche a Pianosa, altra perla messa in mostra ieri dal Pnat che, come ricordato dal sindaco di Campo nell’Elba Davide Montauti, di recente è stata in corsa per ottenere i fondi del Pnrr. Soldi necessari con urgenza per tutelare non solo l’ambiente, ma un pezzo della storia di tutti.

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