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Montecatini, le pagelle della Fabo dopo la sconfitta con Avellino in gara-4

di Lorenzo Mei
Montecatini, le pagelle della Fabo dopo la sconfitta con Avellino in gara-4

Finale playoff: si deciderà tutto in gara-5. Da Benites a Chiera diverse insufficienze

09 giugno 2024
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4 BENITES: Molti palleggi, poche idee, parecchi ferri. Inesistente in fase di tiro, laddove si era fatto perdonare in precedenza le lacune in regia, rischia linee di passaggio avventate e rallenta le azioni, spingendo Barsotti a usare l’ordine operaio di Giancarli. Non si può sempre sperare di diventare maghi negli ultimi giri di lancetta, e sarebbe sbagliato aspettarselo da lui, che deve ripartire da cose più semplici.

5 CARPANZANO: com’è naturale per un giocatore rimasto fuori per mesi, alterna ottime partite a serate difficili, anche se si danna l’anima. Barsotti lo utilizza per aggiungere fosforo ed esperienza ai giochi della Fabo, con risultati altalenanti. La mattonata da 3 da un lato e l’antisportivo nettissimo (con canestro subito) dall’altro in pochi secondi non sono roba da uno come lui.

4 CHIERA: Primo canestro a 1 minuto dalla fine, nell’unico e inutile segno di vita in tutta la partita. Non pervenuto in una di quelle serate in cui tutti se lo aspettano punto di riferimento. Nella prima metà della gara tira una volta, restando nell’anonimato. E infatti Barsotti lo tiene a sedere 10 minuti su 20. Nel secondo tempo lo fa giocare, perché senza di lui è difficile andare in A2, ma non prende iniziative, non penetra, i tiri sono preghiere non esaudite.

7 NATALI: subito preciso dalla media, costruendosi da solo tiri tutt’altro che semplici, è tra i pochi a mantenere lucidità e a segnare canestri di piombo da 2 mentre i compagni si intestardiscono in un tiro a segno a bassa percentuale. Non la mette dalla linea dei 3 punti, dove fatica a essere quello di inizio stagione.

7 ARRIGONI: nel momento in cui il resto della squadra va in bambola, travolta dal ritorno della difesa irpina, è l’unico a tenere la barra dritta, supportato dal capitano, sfruttando due volte il “battesimo” dai 6,75. Peccato per la palla persa sanguinosa sul 61 pari, ma non è certo colpa sua se gli Herons si devono giocare tutto in gara-5.

6 LORENZETTI: Non è una di quelle gare che riesce a cambiare con la sua irruenza, nonostante ce la metta come al solito. Immancabile l’errore dalla media, stavolta il grande cuore e l’entusiasmo non bastano.

6,5 GIANCARLI: parlando di cuore, bisognerebbe clonarlo quello di Marco. E non è l’unico dei suoi organi che andrebbe redistribuito. Segna in penetrazione e su assist di Sgobba muovendosi come un lungo. Senza mira da 3.

5 DELL’UOMO: partito molto bene come spesso gli accade, è uno dei primi a farsi prendere dalla frenesia a cavallo tra il terzo e il quarto periodo, quando sparacchia tiri troppo difficili anche per lui. In qualche modo, senza gravarlo di troppe responsabilità (perché quando sono entrati hanno deciso le partite), è il termometro di una Fabo che a un certo punto sembra non avere idea di cosa fare con la palla. Gli arbitri gli cuciono addosso un fallo con filo chirurgico su un recupero che poteva essere decisivo.

6 SGOBBA: Pochi i 14 minuti in campo, limitato anche dai falli (4). Bene da 3, male da vicino. Sbaglia il tiro della possibile vittoria forse con un pizzico di fretta, ma era difficile scegliere stasera uno più adatto a prenderselo.

5 RADUNIC: due problemi: i falli e i rimbalzi. Troppi i primi, pochi i secondi. Il bottino scarso nel tabellino viene di conseguenza. Anche in Gara-4 si sbatte nel duello (non sempre diretto) con Bortolin. Non si tira indietro in difesa, spesso costretto a rincorrere giocatori più leggeri e veloci, e il conto è salato. Difficile prescindere da averlo protagonista per vincere la bella.

5 BARSOTTI: Non trova il bandolo della matassa, ma era difficile in una serata in cui i quintetti li fanno un po’ lui e un po’ i falli fischiati (34 contri i 23 di Avellino). Quando la Del Fes stringe in difesa e comincia a rimontare, il coach non riesce a trasmettere fiducia, calma e a fermare l’arrembaggio scomposto che prende il posto del gioco. La Fabo che smette progressivamente di ragionare, perde ai rimbalzi e soffre sui palloni contesi non gli assomiglia, quella che morde in difesa e strappa palloni per una sera è penalizzata dal metro arbitrale ma anche dalla paura. Bravo nel finale a mandare i padroni di casa in lunetta e arrivare fino al tiro della vittoria, ma i tiri della vittoria, finora, decisamente non sono pane per i denti della sua squadra, così come il controllo dei vantaggi accumulati (che è forse il vero problema emerso in questi playoff).

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